Brevi note storico-geografiche sul Reno

IL RENO OGGI (articolo già  pubblicato il 25-05-2006 sul sito del Gruppo di studi Pianura del Reno)

Il Reno è il fiume più importante dell’Emilia-Romagna, considerando a parte il Po, che  è un corso d’acqua di vasta portata, attraversa più Regioni e lambisce solo il confine nord della nostra, raccogliendo acque degli altri fiumi-affluenti emiliani della parte ovest.


Il Reno nasce in Toscana, nell’Appennino pistoiese, presso la località Prunetta e la conca delle Piastre; entra, dopo breve tratto, nel versante bolognese dell’Appennino e scende verso la pianura scorrendo in direzione nord fino a S.Agostino; da qui svolta verso est per raggiungere il mare Adriatico presso le valli di Comacchio.
Il suo alveo, dalla sorgente alla foce, è lungo km 211 e attraversa le tre province emiliane di Bologna, Ferrara e Ravenna. I comuni toccati dal suo percorso sono numerosi; da quelli appenninici di Granaglione, Porretta Terme, Vergato, Marzabotto a quelli pedecollinari di Sasso Marconi e Casalecchio di Reno fino alla città di Bologna; prosegue in pianura presso Castel Maggiore, Calderara e Sala Bolognese, Argelato e Castello d’Argile; lambisce S.Giovanni in Persiceto, scorre tra Cento e Pieve di Cento, tra Galliera, S.Agostino e Poggio Renatico; tocca i territori di Malalbergo, Baricella, Molinella e Argenta, fungendo in molti tratti da confine naturale tra bolognese e ferrarese; per finire nel ravennate dopo S.Alberto (Alfonsine).


Il bacino di raccolta delle acque del Reno è ampio e articolato e si avvale dell’apporto di vari torrenti e affluenti: il Limentra, il Brasimone e il Setta, che arrivano da valli laterali; poi il Lavino e il Samoggia, che si uniscono in territorio persicetano e il Dosolo di Bagno (Sala Bolognese), che confluisce presso lo stabilimento idrovoro nell’area del Bagnetto di Castello d’Argile.
Successivamente, nel tratto di direzione est, riceve l’Idice e il Quaderna (uniti), il Sillaro, il Santerno e il Senio dal bacino romagnolo. A nord il Reno e’ collegato col Po “grande” attraverso il “cavo napoleonico”, da Dosso di S.Agostino a S.Biagio di Bondeno; comunica anche col Po di Volano, utilizzando un tratto detto del Po “morto” di Primaro (da Traghetto all’Idrovia di Ferrara).


Al Reno è inoltre connessa una fitta rete di canali, di prevalente direzione sud-nord, i cui “cardini” principali sono il Navile, il Savena, l‘Idice e il Riolo, nel cui alveo a loro volta confluiscono altri fiumicelli e canaletti di irrigazione e scolo.
Tutto questo sistema di regolamentazione delle acque è frutto di un immane lavoro degli uomini che, per poter coltivare le terre basse di pianura troppo spesso allagate, e sopravvivere, sono intervenuti ripetutamente nel corso dei secoli per arginare, scavare, deviare, tagliare e raddrizzare anse, aprire e chiudere imbocchi e chiaviche, modificando sostanzialmente i percorsi originari e bonificando il territorio, per colmata e per prosciugamento con idrovore.
Attualmente, la competenza per il controllo, la manutenzione e la sicurezza del fiume Reno è attribuita alla Regione che ha istituito  una apposita “Autorità di bacino del Reno”.
Tutta la rete dei canali e fossati collegati direttamente o indirettamente alla riva destra del Reno, è gestita dal servizio del Consorzio dellaBonifica Renana, istituito nel 1909, con l’unione di 7 Circondari idraulici, già esistenti da secoli, e che si occupavano dei problemi relativi separatamente, distinti in varie “Congregazioni Consorziali”, o “Assunterie” o Commissioni di “Interessati” alla “Riviera” di ogni corso d’acqua.
Della riva sinistra si occupa da decenni il Consorzio Reno Palata.


Il corso attuale del Reno, con immissione (o foce) autonoma nell’Adriatico, ha avuto la sua collocazione definitiva tra il 1767 e il 1795 con poderosi lavori di scavo e arginatura deliberati e attuati dalle Legazioni Pontificie di Bologna e Ferrara, in accordo con il Ducato di Venezia, dopo secoli di controversie e tentativi falliti, e sempre segnati dal dilemma sulla convenienza o meno della immissione del Reno in Po, “grande” o di “Primaro“.
La storia del Reno è dunque molto lunga e complessa, e si è svolta su un’area di pianura più vasta e anche diversa da quella toccata attualmente. Una storia ancora non del tutto conosciuta e certa, che merita quindi altri studi e approfondimenti che ci piacerebbe ospitare anche sulla nostra pubblicazione.
Del passato indicheremo qui solo alcune tappe, in estrema sintesi, come pro-memoria didascalico.

IL RENO ANTICO

Il Reno è un fiume antichissimo e alle sue acque è legata la storia dei primi insediamenti umani nel bolognese, dapprima nelle zone collinari e poi nel più grosso centro chiamato dagli Etruschi “Felsina” e dai Latini “Bononia” ed espandendosi via via anche nella pianura bolognese-ferrarese.
Insediamenti testimoniati da numerosi reperti archeologici risalenti all’età della pietra, del bronzo e del ferro (dal 1500 circa avanti Cristo) trovati a Marzabotto, Sasso Marconi, Casalecchio, a Bologna e a Villanova di Catenaso.

Nelle acque del Reno si sono bagnati gli Etruschi (VI-IV secolo a.C.) e i Galli (IV-II sec. a.C.); con le sue acque, l’argilla e le canne delle sue rive sono state costruite le prime capanne e sono state impastate le ciotole e i vasi di terracotta in cui si sono sfamati e dissetati. E si presume siano stati proprio i Galli, e in particolare, una loro tribù (i Boi) di discendenza celtica, a dare il nome a questo fiume, chiamandolo Reinos (o Rheinos), come il più grande fiume da essi conosciuto nell’area nordeuropea da cui provenivano, tra Francia e Germania. In lingua celtica “reinos” aveva il significato generico di “corso d’acqua”, o “corrente” (o, almeno così è scritto in alcuni testi).

Poi vennero i Romani (dal 189 a.C.) e gli storici del tempo gli dedicarono solo qualche rara e generica citazione scritta, indicandolo come il “Reno piccolo di Bologna”, ultimo affluente appenninico del Po, ricco di acque e di robuste canne (ne parlarono Plinio il Vecchio, e Silio Italico nel I secolo dopo Cristo).  Ma intorno al Reno i Romani lavorarono e bonificarono il territorio, costruirono strade e ville rustiche, dentro la caratteristica rete di cardini e decumani detta “centuriazione”.
Se certo e quasi obbligato era fin dagli inizi il suo percorso tra le gole delle colline, incerto e variabile è stato per molti secoli il suo percorso in pianura.

1) Gli studiosi di storia e idrogeologia più accreditati ritengono che il Reno in origine, uscendo da Casalecchio e dopo aver costeggiato Bologna, scorresse più verso est, dalla zona di Pescarola-Corticella alle terre più basse di Minerbio e Baricella per innestarsi in un alveo antico del Po a sud di Ferrara (detto poi Primaro).
2) In una seconda fase, l’alveo di pianura si sarebbe spostato più ad occidente, e, quindi dalle anse del Trebbo, o da Corticella, doveva scorrere verso S.Maria in Duno, S.Giorgio di Piano, S.Pietro in Casale e Poggio Renatico, raggiungendo il Po a sud di Ferrara, se e quando riusciva ad arrivarci, poiché di frequente e a lungo nei secoli le sue acque hanno ristagnato in una vasta area valliva tra bolognese e ferrarese.

3) Successivamente, avrebbe trovato un altro percorso, dal Trebbo a Malacappa a ovest di Argelato e Funo, passando poi tra Argelato, Venezzano e S.Giorgio, e tra S.Pietro in Casale e Galliera per immettersi ancora nel Po di Primaro. Si presume che questo alveo sia stato attivo in epoca romana e che abbia lasciato tracce nei canaletti e fosse ancora presenti in territorio del comune di Argelato (Fossa Storta, Fossa Quadra) e in buona parte nell’attuale canale chiamato Riolo (sul confine tra Venezzano e S.Giorgio).  Nel tratto più a nord, nell’area tra il Ravone di Bologna e Corticella le sue anse formavano un’isola che fu detta “del Triumvirato” poiché nell’anno 43 avanti Cristo vi si riunirono i 3 Triumviri di Roma (Ottaviano, Antonio e Lepido) per decidere il da farsi dopo la morte di Cesare.

4) Nel periodo altomedievale, probabilmente tra 900 e 1000, da alcuni riferimenti toponomastici rilevati nei più antichi documenti, si può dedurre che il Reno scorresse ancora da Malacappa verso i Ronchi di Venezzano e quindi tra Venezzano e Argile, per proseguire verso nord tra Pieve e Asia. Significative sono le antiche citazioni e la persistenza in Venezzano dei toponimi “gorgo”, superiore ed inferiore, e “lamari” (tramandato nelle due vie Allamari, Nord e Sud).
Le sue acque poi si spandevano ancora molto spesso nelle valli di Galliera, Altedo, Malalbergo, Baricella e Poggio Renatico, senza raggiungere stabilmente il Po.

5) Intorno al 1100 (anno più, anno meno), una probabile rottura di argini con una nuova inalveazione spontanea sostenuta poi dalle opere degli uomini, fecero deviare il Reno dalla sua originaria direzione, imponendo una ampia svolta verso ovest e l’area persicetana chiamata Morafosca, scorrendo tra Bagno e Argile. Il nuovo alveo riprendeva poi il cammino verso nord, passando a ovest di Cento e incanalandosi per vari rami, in tempi diversi, compresa una temporanea congiunzione col Panaro; paleoalvei testimoniati dalla persistenza di toponimi come Volta Reno, Reno Vecchio, Dosso, Corporeno, Renazzo e Reno Centese.
Le variazioni successive avvenute nel corso del II millennio sono abbastanza documentate e possono essere così sintetizzate:

* 1451-1460. Spostamento dell’alveo, che da tre quattro secoli costeggiava il territorio allora più vasto del comune di Castello d’Argile (alveo riconoscibile nella via di Cento ancora oggi detta “Reno vecchio”), su un corso scavato qualche chilometro più ad est,l nuovo alveo passava poi tra Pieve e Cento e proseguiva verso nord e il Po di Primaro. Questa nuova inalveazione determinò la riduzione del territorio del comune di Castello d’Argile con la separazione della comunità di Bagnetto, rimasta a ovest del Reno nuovo, raggiungibile solo con la barca ai “passi” dei Cappellani e in fondo alla via del “Postrino”.
in seguito alle “rotte” di Bagnetto e Bisana. I

* 1604. Chiusura dell’imbocco di Reno nel Po e lungo periodo di spagliamento delle acque di Reno nelle Valli tra Galliera e Malalbergo.

* 1614. Taglio della ansa detta “botta di Cola” tra Cento e Pieve.

* 1630-1690. Vari tagli di anse e raddrizzamenti del fiume traMalacappa, Savignano e Volta Reno, fino all’altezza del Palazzo Sampieri. Modifica dell’immissione del Samoggia in Reno, con il taglio di una ansa del Reno presso il “Malcantone” di Argile, che isolò un altro frammento di territorio argilese (detto “le tre case di Bagnetto”).

* 1767-1795. Inalveazione definitiva del Reno tra S.Agostino (FE) al Mar Adriatico, utilizzando il “cavo benedettino” (fatto scavare da Papa Benedetto XIV e poi interrotto) e una parte del Po di Primaro.

* 1884-1887. Taglio della “Volta” del Reno tra Bagno, Volta Reno e Argile, con un nuovo “drizzagno” su cui fu costruito un ponte in muratura (da qualche anno in disuso e sostituito da uno nuovo).
 
Magda Barbieri
 
Sintesi da “La terra e la gente di Castello d’Argile e di Venezzano ossiaMascarino“, di M. Barbieri, vol I 1994 e vol II 1997. Tip. Siaca Cento

PS: In altro articolo di questa sezione vedi  una bibliografia sul Reno e i comuni maggiormente interessati ai problemi d’acque. 

(*) Foto in alto : il Reno presso Baricella-Passo Segni, visto dal ponte Bailey, da Mauro Fizzoni. 

Sotto: uno stralcio della mappa di A. Chiesa, del 1742, che evidenzia i tratti di alvei antichi di Reno e Samoggia tra Castello d’Argile e il territorio persicetano, e il corso settecentesco del Reno, con l’ampia “volta” a sud di Argile, soppressa nel 1887.

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