Non nominare il nome di Dio invano. Libero commento sulla Bibbia di un lettore diversamente credente – 2010

Copertina libro su BibbiaLe “verità rivelate” contenute nei testi biblici sono verità in assoluto o sono anch’esse “verità relative”, come tutte quelle prodotte dalla mente umana? Nella Bibbia ci sono “parole di Dio” o semplicemente parole di uomini del tempo in cui furono scritte?

Dobbiamo ancora  credere ad un Dio degli eserciti che ha guidato un “popolo eletto” (ma di fatto perseguitato da sempre) verso una terra promessa, benedicendo lo sterminio di altri popoli?

Dopo oltre duemila anni non è forse giunto il tempo di voltare pagina, leggere con sereno e razionale distacco quei racconti mitologici, e andare oltre la Bibbia, per cercare nuove “parole di Dio” nella storia  e nelle azioni degli uomini giusti, credenti e non credenti, che hanno contribuito al progresso della scienza, della cultura, dell’affermazione dei diritti umani e della giustizia nel corso dei secoli in ogni parte del mondo?

Che senso ha oggi credere ancora ad improbabili angeli e diavoli e a quel che “Dio disse” (??!!)  ad Adamo, Abramo, Mosè e altri “patriarchi” di incerta e indimostrabile esistenza?

Sono alcune delle domande  che l’autrice si pone, in veste di lettore comune, senza titoli  accademici di filosofia o teologia, di  educazione e cultura formalmente “cristiana” ma con una testa che si ostina a pensare in proprio e non se la sente più di accettare a scatola chiusa, per  semplice “fede”,  dogmi di origine medievale e tutto quanto costruito e sentenziato nell’arco dei secoli da discutibili e controversi “Concilii”, e viene tuttora presentato dalla Chiesa come verità e parola di Dio, oltre alle troppe strumentalizzazioni ad uso politico e di potere della religione (di tutte le religioni, chi più chi meno…) che le rispettive gerarchie ecclesiastiche hanno fatto e  continuano a praticare in ogni parte del mondo.

Da queste e altre domande e considerazioni, dai tanti dubbi, è nata quindi l’idea di fare una disamina critica  dei primi cinque libri della Bibbia, quelli detti del “Pentateuco”, per riflettere e mettere in evidenza quanto siano superate e opinabili la morale e il tipo di fede che ne stanno alla base.

… “Ecco perchè, se si possono accettare ancora oggi i Dieci comandamenti giudaico-cristiani , estrapolati dalla Bibbia, come regole di vita condivisibili, vorrei che gli uomini, credenti e no, a cominciare dai capi religiosi, e dai capi politici, ne rivalutassero e rispettassero uno in particolare: quello che ammonisce “Non nominare il nome di Dio invano”.
Comandamento  che anche nelle originarie formulazioni bibliche più estese  dell’Esodo e del Deuteronomio , non condanna solo la bestemmia, ma anche e soprattutto l’uso improprio del nome di Dio per giustificare ogni evento terreno e azione umana, e per vantarsi di essere suoi interpreti (spesso poco fedeli e sinceri) e ricavarne quindi un indebito e interessato potere di influenza sugli altri…”

*** Il testo integrale, pubblicato autonomamente attraverso  “Il mio libro.it”  nel 2010,  è leggibile e scaricabile gratuitamente dal sito www.cassandralg.blogspot.it

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