I 100 giorni più strani della storia politica italiana

Presidente del Consiglio Giuseppe ConteSono passati 100 giorni da quel 4 marzo 2018 che ha rivelato all’Italia il risultato elettorale più pazzo e complicato della storia politica italiana, che pure è sempre stata abbastanza tribolata. Personalmente, stavolta, e per la prima volta nella mia già abbastanza lunga vita di cittadina attiva, non avevo voluto dare il voto a nessun partito, annullando deliberatamente la scheda, per protesta contro la nuova legge elettorale e per la scarsa fiducia, o la delusione, nutrita nei confronti dei leader e delle proposte espresse in campagna elettorale. Avevo previsto le difficoltà che sarebbero emerse nel dopo elezioni, qualunque fosse stato il risultato, perchè avrebbe comunque costretto i partiti più votati ad alleanze pasticciate e di incerto contenuto e durata, e ad un trionfo di ipocrisie e compromessi che avrebbero vanificato o sviato in altre direzioni la volontà degli elettori.
Dire ora che in gran parte si è verificato quel che avevo previsto e temuto, non mi fa piacere.

Ma credo che comunque il risultato di una competizione elettorale democratica, per quanto imprevedibile e complicato, vada sempre accettato e rispettato e ci si debba augurare che possa portare qualche risultato positivo per il bene dell’Italia.
Per questo sono molto preoccupata per il clima cattivo e rissoso da perenne campagna elettorale, che continua a dominare la vita politica, nonostante ci sia già dal 1 giugno, cioè da un mese, un nuovo Governo, che, piaccia o no, ha ottenuto legittimamente la nomina da parte del Presidente della Repubblica e l’approvazione del Parlamento sulla base di un programma, o “contratto”, concordato dopo lunghe trattative. Governo presieduto da Giuseppe Conte (professore neofita della politica) e sostenuto dalle due forze politiche, Movimento 5 Stelle e Lega, che avevano ottenuto più voti, e pur essendo state rivali e concorrenti in campagna elettorale, erano comunque le uniche che avevano i “numeri” necessari per superare il voto del Parlamento.
Ora non so se queste due forze politiche e i rispettivi leader, Di Maio e Salvini, saranno in grado di rispettare il contratto stipulato, superando la diversità di posizioni di partenza, e fare le riforme e i cambiamenti promessi. E se questi cambiamenti saranno nei fatti positivi; ma credo che in una democrazia dell’alternanza, bisognerà pur dargli il tempo di provarci, anche perchè i problemi sono tanti, radicatissimi da decenni, e le soluzioni non saranno nè facili nè certe.

E invece si sta scatenando il finimondo da parte dei partiti che più hanno perso elettori, PD e Forza Italia, e dalla stampa (e TV) di riferimento, “di sinistra”, berlusconiana e in buona parte anche di quella tradizionalmente definita indipendente (anche se non lo era e non lo è mai…). Si sta facendo un quotidiano e serrato processo alle intenzioni ad ogni annuncio di proposta o parola più o meno infelice pronunciata dai leader e dai ministri, con una ostilità e una aggressività mediatica che non ricordo di aver mai visto in passato contro i governi appena insediati.

Anzi, ricordo gli attestati di fiducia e gli entusiasmi iniziali per Prodi e Berlusconi, e non solo dei loro fan, e la modesta opposizione degli avversari (ma sì, lasciamoli provare… si è sempre detto), ricordo le nuvole di incenso sparse per Monti presunto salvatore della Patria e dello spread col suo loden, nominato da Napolitano senatore a vita al suo apparire; e non parliamo dell’overdose di ottimismo sollevato dal dirompente rottamatore Renzi. E non è che le situazioni che hanno lasciato in eredità siano entusiasmanti, anzi i guai e le delusioni che hanno suscitato sono stati proprio la causa delle sconfitte dei loro partiti e del successo dei Salvini e dei Di Maio.

Saviano contro i "razzisti"Fascismo” e “razzismo” sono ancora le accuse più sentite, che accomunano i pochi estremisti tipo naziskin o Casa Pound alle migliaia di cittadini comuni che semplicemente sono stanchi e contrari ad una immigrazione di massa di clandestini senza possibilità di reale integrazione e con altissimi costi pubblici; praticamente sembra che siamo già in regime, con Hitler alle porte, quindi cittadini firmate appelli e petizioni contro Salvini nuovo duce disumano, mettetevi la maglietta rossa, impugnate le armi per una nuova resistenza contro i nuovi barbari nostrani, ma aprite porte e finestre ai “migranti”, tutti , per quanti ne portino trafficanti e scafisti e sante Ong, profughi veri e presunti, economici e addirittura climatici  (e non si dica mai “clandestini“) dall’Africa intera e mezza Asia, soprattutto se neri di pelle, perchè loro sono i nostri salvatori, futuri sindacalisti e leader politici, ci pagheranno le pensioni e faranno vincere medaglie alle Olimpiadi. Uomo bianco, la tua fine è vicina, arrenditi!  Siamo quasi al delirio  autolesionista  e razzista contro  chi ha la pelle bianca ed è italiano( e in questa esaltazione  capofila  è il neo santone Saviano sostenuto  dal Gruppo Gedi-Repubblica- l’Espresso nella nuova gestione  di Da Benedetti figlio Marco, per anni amministratore di una Ong attiva nei “salvataggi” sul Mediterraneo).
Le strumentalizzazioni ed enfatizzazioni di ogni episodio anche banale inondano una stampa che pretende di essere partigiana e invece è solo tristemente faziosa, priva di obiettività ed equilibrio, animata soprattutto da rabbia per la sconfitta, voglia di vendetta più che di rivincita contro chi non ha seguito la loro linea politica , e da quello che sembra l’obiettivo comune e l’imperativo categorico: impedire a questi nuovi governanti di governare, squalificando a priori ogni loro intervento e proposta e cercando di dividere i due leader dei partiti di governo ad ogni colpo di tosse non in sintonia.

Ridicola poi è l’accusa di aver fatto finora solo annunci e nessun intervento concreto, per non aver saputo risolvere, in un mese, problemi che chi è stato al governo per decenni non ha risolto, ma anzi aggravato ( e parliamo di mafie, corruzione che  ha infestato tutti i partiti tradizionali e più di una istituzione, stagnazione economica,  precarizzazione del mondo del lavoro, annosa e continua  immigrazione di  clandestini che ha alimentato la criminalità e il degrado…). Come non è credibile e convincente il quotidiano accanimento a evidenziare reali o presunte divisioni interne altrui, quando si è nel totale caos a casa propria, incapaci di trovare una linea e un leader autorevole accettato da tutti.

E questa campagna così smaccata, che sembra ideologicamente drogata con droga tagliata male, non mi piace perchè impedisce ogni sereno giudizio sui fatti e ogni serena valutazione delle proposte di governo e, tra l’altro, suscita spesso sguaiate e altrettanto becere reazioni dei fan dei partiti governativi sui social e blog vari. Come sempre, un’esagerazione chiama l’altra di segno opposto.
L’opposizione ad un governo è legittima e necessaria, ma è utile se fatta in modo intelligente e costruttivo; se è fatta in modo strumentale, solo per puro ostruzionismo e per impedire qualsiasi azione che poterebbe essere anche positiva per il Paese, diventa una pericolosa palla al piede.
Tra l’altro non è nemmeno utile politicamente ai partiti di opposizione, perchè se facessero cadere il governo ora, i partiti che lo sostengono ne uscirebbero rafforzati proprio perchè è risultato evidente che non li si è voluti lasciar governare, e i partiti che ora sono all’opposizione, PD e Forza Italia, sono in piena crisi di consensi e di identità, leader e contenuti, e se si dovessero presentare a nuove prossime elezioni, ne uscirebbero ancora peggio del 4 marzo.

*** A futura mia memoria voglio quindi riassumere qui la cronistoria di questi 100 giorni e del perchè e come si è arrivati a questa situazione

I 100 GIORNI DEL DOPO 4 MARZO 2018, DAL CAOS AL GOVERNO M5S- LEGA

– Dalle elezioni del 4 marzo non esce un chiaro vincitore, ma solo un chiaro sconfitto: il partito democratico. La coalizione di centrodestra ottiene il 37 per cento, con il trionfo della Lega che supera Forza Italia. Ma il M5s è il primo partito, con oltre il 32 per cento dei consensi. Reduce dalla “netta sconfitta”, Renzi annuncia che lascerà la segreteria del Pd ma dopo la formazione del Governo. Nel Pd inizia l’era Martina, segretario-traghettatore fino all’Assemblea.

– A Palazzo Grazioli, Silvio Berlusconi e Giorgia Meloni hanno dato il mandato a Matteo Salvini a incontrare il M5S per cercare una soluzione per le presidenze di Camera e Senato. Tutti e tre escludono intese col Pd. Il leader della Lega chiama Di Maio: è un primo avvicinamento.

– Dall’intesa Lega e M5stelle escono i presidenti di Camera e Senato: Roberto Fico (M5S) e Maria Elisabetta Alberti Casellati (FI- CentroDestra). Si apre la fase delle consultazioni. Di Maio prova a tenere socchiusa la porta al Pd: “Siamo aperti a tutti“. Ma arriva l’alt di Travaglio: “Se va con Lega gli servirà una scorta”.

Di Maio su La7 propone come candidato premier un “contratto di governo”: sì alla Lega e al Pd “derenzizzato”. Immediato il no dei democratici.

Il 10 aprile le prime consultazioni, ma non emergono intese e servirà un nuovo giro. Sempre più tesi i rapporti tra la Lega e il M5S sul ruolo di Berlusconi, che Di Maio vorrebbe fuori dai giochi. Il centrodestra invece serra le fila.

– Parte il secondo giro di consultazioni. Le battute non concordate di Berlusconi contro i Cinquestelle alla fine dei colloqui allontanano una soluzione. Il Pd esce dal bunker e si dichiara pronto a incontrare chi sarà incaricato da Mattarella “per confrontarsi sui punti programmatici”.

Il 18 aprile Mattarella dà mandato esplorativo alla presidente del Senato Casellati ma il 20, l’esito delle sue consultazioni si risolve in un nulla di fatto.

– Il 22 aprile il centrodestra vince le regionali in Molise. Il giorno dopo il presidente della Repubblica dà incarico esplorativo a Fico neo presidente della Camera.

Di Maio scarica Salvini e apre al Pd. Martina si dice disponibile.C’e’ dialogo, il mio mandato si chiude con esito positivo”, esulta Fico il 26 aprile. Ma per tirare le somme, Mattarella attende la Direzione del Pd.

– 29 aprile: trionfo della Lega in Friuli Venezia Giulia. Alla sera Renzi, da Fabio Fazio, rompe il silenzio e nega la fiducia a un esecutivo a guida Cinque stelle, anticipando una scelta che avrebbe dovuto prendere l’organo competente del PD. Martina lo attacca: “Così rischiamo l’estinzione”.

3 maggio: arriva l’attesa riunione della Direzione del Pd che ritrova l’unità su una mozione di Martina e accoglie anche le posizioni di Renzi. Si fa strada l‘ipotesi di un governo di tregua o istituzionale, che non piace però né alla Lega né ai Cinquestelle.

– Il 4 maggio Grillo rilancia l’ipotesi di un referendum sull’euro. Per di Maio è solo una battuta.

Terzo giro di consultazioni. Il Presidente della Repubblica rompe gli indugi e annuncia l’eventualità di un Governo neutrale che dovrebbe concludere la sua attività a fine dicembre per andare subito dopo a elezioni.

M5S e Lega restano contrari e chiedono elezioni subito, prima il 24 giugno, poi l’8 luglio, poi il 22 luglio, in piena estate.

– Il 7 maggio, Di Maio annuncia un passo indietro sulla premiership.

– Il 9 maggio, toglie anche il veto su Berlusconi e dice che la colpa dello stallo è di Renzi. Berlusconi dà l’ok a un governo Lega-M5s, senza votare la fiducia. I due vincitori delle elezioni chiedono 24 ore a Mattarella.

– 15 maggio: Huffington post rivela una prima bozza del programma di governo, stilato a Milano da Salvini e Di Maio.

– 17 maggio: Governo M5s-Lega: trovato un accordo tra Salvini e Di Maio, le ultime modifiche al contratto

Ancora distanti le posizioni tra Salvini e Di Maio sul nome del premier e sulla squadra di Governo. Ecco l‘ultima bozza del “contratto per il governo del cambiamento” che ora dovrà passare al vaglio del voto online (per i 5 stelle) e dei gazebo (per la Lega)

21 maggio, i leader di Lega e M5s salgono al Colle da Mattarella e indicano Giuseppe Conte come premier. Il presidente della Repubblica si consulta coi presidenti di Camera e Senato.

22 maggio. Sembrava quasi fatta ma l’accordo tra Lega e M5s sul candidato premier e sulla squadra di governo sembra di nuovo prendere il largo. La rincorsa verso l’incarico al candidato giallo-verde e a seguire la delicata architettura di pesi e contrappesi tra le due forze politiche inizia a scricchiolare sotto il peso di due macigni: il fardello di Paolo Savona, candidato al Tesoro (che Matteo Salvini vuole fortemente ma che lascia dubbioso il Colle) e il profilo del candidato premier portato da Luigi Di Maio, finito sotto la lente dei giornali di tutto il mondo per la vicenda del curriculum ritoccato.

-23 maggio. Ci siamo. Alle 17.30 Mattarella convoca Conte al Quirinale e gli assegna l’incarico, che lui accetta con riserva.

– 25 maggio, Conte sale al Quirinale ma senza lista dei ministri. La trattativa per il governo Lega-M5s è in salita e i tempi si allungano ancora. I Cinque stelle e la Lega blindano Savona, possibile ministro dell’Economia nonostante i richiami di Mattarella, che dice no ai “diktat”. “Sono davvero arrabbiato”, scrive Salvini su Facebook. Lo spread tocca quota 215.

La sera di domenica 27 maggio è la notte più lunga della Repubblica: Mattarella riceve Conte, che scioglie le riserve e rimette l’incarico di formare il governo. Il presidente della Repubblica spiega che il problema è l’aut aut della Lega sul nome di Savona, considerato inadatto per le sue posizioni sull’euro. Inizia la crisi istituzionale. Mattarella convoca l’ex commissario per la spending review, Carlo Cottarelli.

– Lunedì 28 maggio: il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha conferito a Carlo Cottarelli l’incarico per la formazione di un governo.

Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha affidato a Carlo Cottarelli l’incarico di formare il Governo. Cottarelli ha accettato con riserva”. Lo ha comunicato il segretario generale del Quirinale, Ugo Zampetti, al termine del colloquio tra il capo dello Stato e Cottarelli.

Queste sono state le prime parole di Cottarelli dopo il conferimento dell’incarico. “Il presidente Mattarella mi ha chiesto di presentarmi in parlamento con un programma per portare il paese a nuove elezioni”, ha dichiarato.

Conto di presentare la lista dei ministri in tempi molto stretti, con un programma che in caso di fiducia includa la Legge di bilancio per il 2019 e porti il paese alle elezioni all’inizio del 2019. In assenza di fiducia il governo si dimetterebbe immediatamente e resterebbe in carica per la ordinaria amministrazione accompagnando il paese alle elezioni, che si terrebbero subito dopo l’estate”, ha detto Cottarelli.

Io e ministri non ci candideremo alle elezioni”, ha assicurato l’ex commissario alla spending review, sottolineando che “è essenziale la partecipazione dell’Italia all’area euro”.

Gli scenari sono quindi al momento due: un governo Cottarelli che, una volta insediatosi, riceva la fiducia del parlamento e lavori alla legge di bilancio per poi traghettare il paese a nuove elezioni, che si terrebbero all’inizio del prossimo anno.

Tuttavia, vista l’indisponibilità di Lega, M5s e Fratelli d’Italia a votare la fiducia, così come probabilmente di Forza Italia, questa prima ipotesi appare al momento improbabile.

Più verosimile che si verifichi il secondo scenario prefigurato da Cottarelli e concordato con il capo dello stato: un governo che non riceve la fiducia e che si limita quindi a occuparsi degli affari correnti. A quel punto si tornerebbe al voto in estate.

Cottarelli, in ogni caso, presenterà la lista dei ministri a Mattarella tra oggi e domani.

La scelta di affidare l’incarico a Cottarelli è arrivata dopo che, domenica 27 maggio, Giuseppe Conte ha rimesso il mandato al presidente Mattarella, prendendo atto che non era possibile trovare un accordo con il Colle sul nome di Paolo Savona per il ministero dell’Economia.

Mattarella si è infatti opposto alla nomina di Savona, considerato su posizioni eccessivamente euroscettiche, come ha spiegato nel suo discorso sul fallimento del governo M5s-Lega.

Dal canto loro, Di Maio e Salvini non sono stati disposti a trattare e a convergere su un altro nome.

Si è così aperto uno scontro istituzionale senza precedenti: il Movimento Cinque Stelle e Fratelli d’Italia hanno detto che chiederanno la messa in stato di accusa del presidente della Repubblica

Salvini, intanto, ha aperto alla possibilità di un accordo con il Movimento Cinque Stelle per presentarsi insieme alle prossime elezioni politiche, minacciando anche di rompere l’alleanza con Forza Italia se alla fine Berlusconi decidesse di votare la fiducia al governo Cottarelli.

– Cottarelli incaricato: “Senza fiducia elezioni dopo agosto”. Ecco chi voterà fiducia al suo Governo : quasi nessuno, nemmeno il PD

– 29 maggio: Cottarelli non si presenta all’annunciata conferenza stampa di conferma, o rinuncia, del mandato.

30 maggio: Governo, Cottarelli rimette il mandato: “Meglio un esecutivo politico di uno tecnico. Così meno incertezza”.

Nel frattempo Lega e Movimento 5 Stelle avevano annunciato di avere raggiunto un accordo per la formazione di un governo politico guidato da Giuseppe Conte, opzione che fino a ieri veniva considerata archiviata.

– Giovedì 31 maggio 2018. Giuseppe Conte ha ricevuto di nuovo l’incarico dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella di formare il governo, dopo avergli presentato la lista dei futuri ministri. A meno di grossissime sorprese, sarà la volta buona: il giuramento del nuovo governo è in programma per domani alle 16. Tra i ministri proposti da Conte ci sono: Paolo Savona alle Politiche europee, Giovanni Tria all’Economia, Matteo Salvini agli Interni e vicepremier, Luigi di Maio al Lavoro e vicepremier, ed Enzo Moavero Milanesi agli Esteri.

, perché Lega e Movimento 5 Stelle avevano annunciato di avere raggiunto un accordo per la formazione di un governo politico guidato da Giuseppe Conte, opzione che fino a ieri veniva considerata archiviata.

– 1 giugno: Governo, Conte e i ministri hanno giurato al Colle. Tria: “Nessuna forza politica in Italia vuole l’uscita dall’euro”La squadra del governo gialloverde si è presentata ufficialmente al Quirinale. Poi il primo cdm per l’assegnazione delle deleghe ai ministri senza portafoglio e la nomina del sottosegretario Giorgetti.

In serata le celebrazioni per la festa della Repubblica, Mattarella: “Italia protagonista in Europa“. E il neo titolare del dicastero dell’Economia difende la moneta unica. Verso voto di fiducia in Aula martedì 5 al Senato e mercoledì 6 alla Camera

Le prime dichiarazioni – La mattina del giuramento si è aperta all’insegna della distensione: la formazione di un governo politico ha spinto i mercati a tranquillizzarsi dopo giorni di tensione. Lo spread ha aperto in ribasso, scendendo sotto quota 230, mentre la Borsa di Milano fa registrare un netto rialzo: trascinata dai titoli bancari, Piazza Affari guadagna oltre il 2,5%

– 18 giugno: Contratto di governo, le 5 stelle del Movimento e la linea dura della Lega: il programma finale del patto Di Maio-Salvini: Ambiente, corruzione, costi della politica, diritti, immigrazione, fisco, giustizia, sicurezza, sviluppo, scuola, trasporti: operazione di sintesi delle linee-guida dell’accordo per un esecutivo giallo-verde

l contratto del primo governo giallo-verde, Lega e Movimento 5 stelle, è il risultato di un lavoro quasi impossibile: condensare due programmi elettorali vicini su alcuni punti e diversissimi su altri e cercare di farli parlare insieme. Per questo c’è un comitato di conciliazione: è un organo che viene tirato in causa nelle “divergenze” e deve appianare le differenze per far tornare l’armonia generale. Inoltre, è scritto nero su bianco che i partiti non dovranno mettere in minoranza gli avversari sui temi che per loro sono “di fondamentale importanza“.

*In questa stesura ilfatto.it si è impegnato a semplificare il più possibile le 57 pagine, depurandole dalle enunciazioni più generali …. (https://www.ilfattoquotidiano.it/2018/05/18/contratto-di-governo-le-5-stelle-del-movimento-e-la-linea-dura-della-lega-il-programma-finale-del-patto-di-maio-salvini/4362179/ )

– Ma parte subito dalla stampa e TV, e dal PD e Forza Italia, il fuoco di fila delle critiche con un processo alle intenzioni e le previsioni più fosche sulla sostenibilità del programma e con una preventiva demolizione di tutte le proposte indicate nel contratto di governo.

Comincia Mentana che critica il contratto Lega e M5S “Come e dove si trova quella montagna di soldi?” citando i conti subito sfornati dall’Osservatorio sui conti pubblici dell’Università Cattolica di Milano che è sicura che il programma di Lega e M5S provocherebbe un buco di cento miliardi”.

E il processo mediatico continua ogni giorno, focalizzato soprattutto sulla questione dei nuovi sbarchi di clandestini, alias migranti- profughi-immigrati … con al centro del bersaglio il neo Duce Salvini incarnazione del Male con la sua proposta di chiusura dei porti italiani, seguito da Di Maio che punta sulla tanto agognata abolizione o riduzione dei vitalizi dei parlamentari e pensioni d’oro. Sarà vera gloria o fallimento?

Ai posteri l’ardua sentenza.

***(testo della cronistoria tratto in parte da https://www.ilfoglio.it/politica/2018/05/28/video/governo-cosa-e-successo–da-4-marzo-a-oggi-mattarella-cottarelli-lega-m5s-197210/ e altri giornali

 

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Giornata della memoria … corta e strabica

Italy's new President Mattarella visits the Constitutional Court headquarters in RomeOggi, 27 gennaio 2018, si celebra in mezzo mondo la “Giornata della memoria” per  ricordare  la fine  dell’Olocausto, o “Shoah”, orrendo genocidio di milioni di ebrei e altre minoranze, pianificato e messo in atto per anni nei campi di sterminio voluti dal regime nazista di Hitler, con la collaborazione parziale  anche di altri regimi europei come quello fascista nell’Italia governata da Mussolini.
Siamo anche nel pieno di una campagna elettorale nazionale che chiamerà gli italiani a votare il 4 marzo prossimo. E  anche questa volta, come e più delle  elezioni precedenti, pur a oltre 70 anni dalla fine della guerra e dei  regimi che la vollero, e dopo oltre 70 di vita della nostra Repubblica democratica, la campagna elettorale  si sta combattendo ancora imperniata sul tema “fascismo/antifascismo”, come fossero realtà ancora presenti, attive e determinanti nella nostra società e nell’agone politico.
Personalmente ritengo che questo  “battaglia” ostentata sia mal posta da entrambi i contendenti, fuori tempo e fuori luogo, sia da chi coltiva assurde nostalgie di un regime  che  quasi nessuno ormai può dire di aver subito sulla propria pelle (se non è ultrasettantenne) e quindi si basa su una memoria altrui spesso volutamente falsata, sia da chi  pensa di poter attribuirsi la patente e l’aureola di democratico solo perchè professa un antifascismo parolaio  a costo zero, usando come bandiera strumentale i meriti dell’antifascismo vero e sofferto dei padri, ma chiudendo gli occhi su altri pericoli o praticando altri abusi che possono favorire altre malattie mortali per una democrazia.
Se ancora  oggi siamo impantanati in questa diatriba, significa che  nell’uso della memoria e delle ripetute e ricorrenti celebrazioni antifasciste ogni anno, qualcosa non ha funzionato, anzi ha funzionato all’incontrario, tanto che sono cresciuti gruppi e gruppuscoli che più o meno apertamente sbandierano camicie nere e simboli nazifascisti. E ancora c’è chi si attarda a mitigare il giudizio sul fascismo ricordando che il regime fascista “ha fatto anche cose buone”. Anche questa è questione mal posta e falsamente salomonica.

Una ideologia e un regime vanno giudicati per tutto il loro percorso, per i risultati finali che hanno prodotto e per l’eredità che hanno lasciato.
Il percorso del fascismo nasce nel 1922 con le violenze delle squadracce, col delitto Matteotti e altri simili, la promulgazione delle “leggi fascistissime” del Codice Rocco, la soppressione delle libertà di pensiero e stampa e la persecuzione delle opposizioni, tribunali speciali, confino, torture, imprese coloniali del 1935 (con ambizioni imperiali in Libia, Somalia, Etiopia), culto della personalità del Duce, programmi scolastici all’insegna del motto “libro e moschetto fascista perfetto”, difesa della famiglia numerosa per “dare figli alla patria” da mandare in guerra come carne da cannone per una politica aggressiva coltivata con la propaganda fin dagli inizi.
Poi le leggi razziali e l’entrata in guerra al seguito del suo emulo e padrone Hitler sono stati il coronamento e il naturale punto di arrivo di una ideologia sbagliata nella sua essenza e nefasta nelle sue conseguenze: morte per milioni di persone, un paese in macerie e risentimenti e odio tra i sopravvissuti (che si protraggono fino ai giorni nostri…)
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 Per questo il Presidente  Mattarella ha ragione quando dice che è sbagliato dare giustificazioni o alleggerire le colpe del fascismo, riferendosi alle “cose buone” che ha fatto nel governo materiale di alcuni settori del paese. Perchè queste non possono sminuire o bilanciare quelle “cattive”, che di fatto le hanno completamente vanificate.
Tutti i regimi dittatoriali, di qualsiasi ideologia, nazismo, comunismo, militarismo, monarchie assolute, perfino le teocrazie cattoliche del passato e quelle islamiche recenti, hanno fatto e fanno “cose buone”, potenziato qualche settore dell’economia, costruito opere pubbliche  importanti, o bonificato paludi,  perchè avevano e hanno bisogno di conquistare e mantenere il consenso popolare e rendere più forte il Paese governato soprattutto per rafforzare il proprio potere personale, spesso con mire espansioniste anche oltre i confini.
Ma il male e il prezzo che questi regimi hanno fatto e  fanno pagare ai loro popoli è incommensurabile e porta infine a distruggere quel che hanno costruito, perchè con un fine e con metodi  sbagliati e repressivi.
Male quindi fa la destra, o Salvini, se si aggrappano a questi ambigui giustificazionismi o riconoscimenti parziali di presunti meriti del fascismo, per attirare i voti   dei nostalgici  di un regime di cui ci si dovrebbe solo vergognare (checchè ne dica la Alessandra Mussolini), pregiudicando così la possibilità di accreditarsi come destra moderna  e sicuramente inserita in un percorso che viaggia  su binari democratici.
 Ma il presidente Mattarella farebbe bene a spiegare anche che il “fascismo”, come modo di essere, conquistare e gestire il potere, può sempre rinascere, non solo con gli oscuri disegni dei “personaggi” incolti e aggressivi che si intruppano in Forza Nuova e nei naziskin, o tra loro favoreggiatori, ma anche sotto nuove e diverse forme, titoli e ideologie, senza svastiche o camice nere, ma in modo strisciante e occulto, quando si gestisce il potere senza il rispetto delle opinioni altrui, si travalica con arroganza nell’uso dei propri, si pretende di far prevalere il proprio punto di vista personale o di fazione con l’intimidazione e la diffamazione dell’avversario, con insulti, minacce, o blandizie, o voti di scambio; con la pretesa imposizione di un pensiero unico spacciato come il solo “politicamente corretto”; quando si approvano leggi elettorali incostituzionali o talmente contorte da impedire una reale comprensione e rappresentatività della volontà dei cittadini, quando si   favoriscono o non si impediscono corruzioni, criminalità e illegalità organizzate e spicciole,  ingiustizie in campo sociale … E si potrebbe continuare a lungo con l’elenco delle malattie  che, se non curate, possono portare a nuovi “fascismi”.
E bisogna ricordarsi anche che i padri e  i nonni di tanti e/o i loro vicini di casa che si lasciarono affascinare  dal fascismo  e dal Duce, non erano “mostri” sporchi brutti e cattivi, ma “normali” cittadini come noi; e la banalità e la apparente normalità  del male può annidarsi in ognuno di noi, oggi come ieri, se commettiamo gli stessi errori di valutazione, per superficialità, indifferenza, pregiudizio ideologico o qualche piccola o grande  scorrettezza o volontà di prevaricazione.

Immigrazione e emigrazione di ieri e di oggi. Dove sta la differenza

11-nave carca emigranti a buenos airesL’approdo in Italia  di centinaia di migliaia di “migranti” clandestini provenienti da vari Paesi dell’Africa e dell’Asia, quasi sempre senza documenti, scaricati sulle coste italiane dalle navi di “salvataggio” delle ONG, Organizzazioni non governative che li prelevano da gommoni in voluta avaria nel Mediterraneo, portati da trafficanti di esseri umani provenienti dalla Libia, è l’argomento di maggior attualità in Italia; anche perché a queste centinaia di migliaia di profughi e/o clandestini poi l’Italia deve provvedere con fondi del Bilancio nazionale per sostenere gli alti costi dell’accoglienza, del mantenimento per anni in centri appositi in attesa di identificazione e stabilire se hanno o no diritto al riconoscimento dello status di rifugiato. Quindi si dovrebbe poi provvedere al rimpatrio dei non aventi diritto (la stragrande maggioranza); rimpatrio che si rende di fatto impraticabile per gli alti costi, e anche perché i paesi di origine, o altri Stati europei, non li vogliono, e perché nel frattempo molti si rendono irreperibili, o cercano di scappare altrove, o si imbucano nel mare magnum della clandestinità, tra lavoro nero, sottopagato, o tra le spire del caporalato, o restano parcheggiati sine die in Centri di accoglienza  su cui lucra la criminalità organizzata (vedi inchieste su Mafia capitale, Cara di Mineo e di Isola Capo Rizzuto).

Molti cittadini e alcune forze politiche di opposizione stanno contestando e protestando contro questo anomalo ed esorbitante fenomeno, che nasce e si espande nell’illegalità e rende impossibile una reale integrazione, sia sul piano sociale che economico, di tanti “migranti”, con una situazione nazionale di altissimo deficit di bilancio e diffusa disoccupazione ( e con una densità media di popolazione di circa 206 abitanti per Kmq, una delle più alte in Europa).

Qualche magistrato sta conducendo indagini per fare chiarezza su questa situazione e vedere se non ci siano interventi illeciti anche da parte delle stesse ONG che favoriscono questo continuo traghettamento di clandestini sulle nostre coste, in atto ormai da anni e sempre crescente. E’ evidente che se c’è chi mette volutamente, e a fini di lucro, migliaia di persone  in situazione di pericolo in mare, poi  di fatto si costringono altri a impegnarsi nel salvataggio per evidenti ragioni di umanità e secondo le leggi del mare; e se questi altri , nel caso le navi delle ONG, stazionano stabilmente  sul limite delle acque territoriali in attesa dei candidati al naufragio, di fatto completano e favoriscono l’opera dei trafficanti, che ritornano a carico pieno ogni giorno.
Molti si chiedono anche se questo debba essere il compito delle organizzazioni non governative, alcune di recente istituzione e altre nate decenni fa con lo scopo  originario di prestare assistenza sanitaria o economica alle popolazioni dei paesi sottosviluppati “a casa loro”; e per questo ricevevano e ricevono contributi da singoli privati e da  istituzioni  pubbliche. Ora ci si chiede il perchè di questo recente  loro costosissimo interventismo su navi nel Mediterraneo per favorire una trasmigrazione di masse di diseredati che non risolve i problemi degli Stati all’origine (conflitti, carestie, miseria, sovrappopolazione, degrado..) e ne crea tantissimi al punto di arrivo.

Ma a tutti quelli che sollevano dubbi si sta opponendo una levata di scudi di autorità di governo, dal presidente della Repubblica al Papa, a religiosi, scrittori e giornalisti che accusano di strumentalizzazione politica antigovernativa, razzismo, fascismo, o quantomeno di mancanza di solidarietà e umanità quanti non plaudono all’accoglienza indiscriminata di tutti e a questo “salvataggio di vite” programmato e organizzato come una catena di montaggio tra gli scafisti e le ONG, che peraltro non riesce ad evitare la morte in mare di migliaia di questi deportati , e le vessazioni, torture e sfruttamento di cui sono oggetto  in Libia e nei lunghi viaggi  dai luoghi di partenza.
Per giustificare l’obbligo morale alla accoglienza ci si richiama sempre al passato e al fatto che anche noi italiani siamo stati emigranti, mettendo sullo stesso piano l’emigrazione dei “nostri” nella seconda metà dell’800 e inizio ‘900 e queste migrazioni forzate in atto da alcuni anni verso l’Italia e l’Europa, che per certi aspetti sembrano più una deportazione di schiavi che una normale emigrazione come si è sempre registrata nella storia dei popoli.

Ma si sta facendo un grosso errore di interpretazione e valutazione, sia della storia che del presente, perché i due fenomeni non sono comparabili e presentano solo in parte aspetti comuni, ma ne presentano tanti altri totalmente diversi, soprattutto nelle modalità e nel fatto che nessuno Stato in passato si faceva carico del mantenimento degli immigrati, che dovevano arrangiarsi a mantenersi da soli col loro lavoro, se e quando ce ne era la possibilità.

Va ricordato infatti che i nostri nonni che emigrarono per sfuggire a condizioni di miseria e di fame in Italia, partivano (con o senza famiglia) con il passaporto rilasciato dalle autorità, avevano un mestiere alle spalle, erano contadini, muratori, artigiani, e andavano in paesi poco popolati e in espansione, dove c’erano richieste e tante possibilità di lavoro, nelle fattorie, piantagioni, miniere, edilizia, nuove strade, ponti, ferrovie da costruire; erano animati dalla volontà di costruirsi una nuova vita nel rispetto delle leggi locali  e volevano integrarsi nel nuovo mondo. Restavano se trovavano lavoro e si mantenevano quindi da soli, nessuno Stato li manteneva gratis, se non in certi casi, per i primi giorni; o, in altri casi, gli si anticipava il pagamento del viaggio, da restituire. Ma poi se non riuscivano a trovare lavoro stabile o se la situazione dello Stato di arrivo non offriva più possibilità per sopravvenute crisi economiche interne, dovevano andarsene altrove e/o tornare in Italia, pagandosi il viaggio di tasca propria o con l’aiuto di parenti se erano rimasti in miseria.

Emigrazione e immigrazione erano comunque sempre regolamentati, in partenza e in arrivo, da ogni Stato, secondo le rispettive esigenze di manodopera e la situazione economica in atto.

Peraltro, anche tutti gli italiani di oggi che emigrano, non vanno a farsi mantenere da nessuno e nessuno li mantiene; ma si mantengono da soli se e quando trovano lavoro.
Questa follia attuale dell’accoglienza indiscriminata con la pretesa che lo Stato italiano si faccia carico di migliaia di persone senza documenti e senza alcuna meta definita, scaricate a getto continuo sulle coste italiane, in nome di una “solidarietà” astratta, predicata quasi sempre da personaggi autorevoli ben pagati e protetti, e imposta a cittadini comuni su cui poi di fatto ricade il peso dei costi economici e sociali di questa accoglienza, non sarà sostenibile a lungo.

Se poi ci aggiungiamo il fatto che la maggior parte dei “migranti” attuali sono di pelle nera e anche in buona parte fedeli di religione islamica,  la percezione più diffusa è che si stia  praticando una  forzata immissione di gruppi di  persone totalmente estranee al tessuto sociale di paesi e città dove vengono distribuiti e collocati (o “parcheggiati”) . Di conseguenza  è comprensibile che queste immissioni siano vissute con ostilità o diffidenza reciproca; quando non sconfinano in generalizzato rifiuto e  xenofobia. Senza contare le ovvie strumentalizzazioni che del disagio fanno i partiti di opposizione (che altrettanto ovviamente puntano ad accrescere il proprio consenso popolare).

E’ abbastanza comprensibile che l’integrazione di immigrati in una comunità locale sia più facile e attuabile se c’è affinità culturale, di costumi di vita, e di fede religiosa. Il “multiculturalismo” che tanti sembrano  considerare come un obiettivo raggiungibile e auspicabile  per poter vivere tutti  insieme in pace nella diversità, dove è già stato messo in atto, soprattutto  nei confronti degli immigrati di religione islamica, non ha dato i frutti sperati, creando spesso situazioni di disagio sociale, incomunicabilità, ghettizzazioni, enclave dove si osserva la legge islamica prima di quella nazionale, con manifestazioni di ribellione fomentata dall’integralismo religioso, sconfinante in tanti casi in atti di terrorismo compituti da giovani  discendenti da immigrati di decenni fa, tutt’altro che ben integrati, ma animati da odio per l’Occidente anche quando messi in condizioni di vita accettabili. Vedi quanto accaduto in Belgio, Francia, Germania e Inghilterra, ma anche in Danimarca o Svezia.
Servirebbe quindi un approccio più razionale e realistico, al di fuori degli opposti estremismi dei “buonisti” e di “cattivisti”, per frenare questo esorbitante fenomeno migratorio all’origine e ricondurlo entro binari di legalità e limiti di sostenibilità, con gestione e bilanci  alla luce del sole, nell’interesse di tutti, migranti, cittadini  e ONG.

Così come  si è proceduto finora, a beneficiare di questa anomala immigrazione sono stati scafisti e trafficanti di esseri umani “a monte” , e criminalità organizzata  o improvvisata localmente “a valle”. A pagare  sono gli stessi migranti, prima per il pericoloso e illusorio viaggio e poi  per l’assoluta incertezza sulla loro sistemazione presente e improbabile integrazione futura. Infine, pagano  gli italiani, come cittadini contribuenti dello Stato per gli alti costi  di “salvataggi”, accoglienza  e mantenimento; e, in molti casi pagano anche come donatori volontari  di  contributi alle ONG per compiti impropri che non sono quelli originariamente stabiliti, dichiarati e propagandati fino a qualche anno fa. Per non parlare degli squilibri che si sono verificati nel mondo del lavoro e qualche disagio sociale in più sul piano della sicurezza.

*** Per chi avesse tempo e voglia di saperne di più sull’emigrazione di un secolo fa, riporto qui alcune pagine di una mia ricerca di anni fa confluita nel libro “I Mastellari da Argile alle Americhe. Storia di Filippo e Amadeo, un pittore e un muratore che varcarono l’oceano in cerca di fortuna” (leggibile integralmente al link https://magdabarbieri.wordpress.com/category/libri/

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10-emigranti in attesa al portoCome già accennato in capitolo precedente, va ricordato che in quegli anni era in atto un forte fenomeno migratorio dall’Italia (e non solo) verso il continente Americano, nord, centro e sud. Secondo una statistica pubblicata su Internet1, che si basa su fonti ISTAT, tra il 1886 e il 1890 emigrarono dall’Italia un milione e 110 mila persone, di cui 871 mila uomini. Notevole fu anche la “fuga” dall’Emilia e da Bologna e provincia, anche se, rispetto ad altre regioni, il fenomeno fu meno consistente. Stando ai dati pubblicati nello stesso sito sopra citato, nel ventennio tra 1880 e 1900, dall’Emilia emigrarono in media 3 abitanti su 1000, mentre dal Veneto ne emigrarono 20,31, dalla Basilicata 16,52, dal Piemonte 9,94. In cifre assolute, è scritto che dall’Emilia Romagna emigrarono 220.745 persone, tra il 1876 e il 1900, e altre 469.429 tra il 1901 e il 1915.  ……..

L’emigrazione verso il continente americano non fu fenomeno solo italiano. Risulta infatti che tra il 1892 e il 1924, più di 22 milioni di immigrati, provenienti in gran parte dall’Europa, ma anche da altri continenti, sbarcarono ad Ellis Island, il punto di approccio, raccolta e smistamento presso New York, utilizzato soprattutto da chi era diretto verso gli Stati del nord, Usa e Canada, ma anche da chi voleva reimbarcarsi poi e dirigersi verso quelli del Centro o il Sud America.

Genova e Napoli erano i porti italiani da cui partivano in prevalenza gli emigranti provenienti da tutte le regioni, diretti verso le Americhe, su navi a vapore e bastimenti delle maggiori compagnie di navigazione, che, insieme alle Agenzie Marittime, e con l’aiuto di agenti, subagenti, mediatori e sensali locali, svolgevano una intensa azione di propaganda per indurre all’emigrazione masse di poveri contadini, braccianti e muratori disoccupati o male occupati.
E’ stato scritto che il Brasile nel 1895 disponeva in Italia di una rete formata da 34 agenzie e più di 7.000 sub-agenti che giravano le fiere di paese con compiti di reclutamento2.
7-Cartina centroAmerica politica a coloriAlla Prefettura di Bologna nel solo anno 1889 furono diverse le domande presentate per ottenere la licenza di Sub-agente con autorizzazione ad operare nella provincia di Bologna. Tale licenza era diventata infatti obbligatoria in base alla prima legge sull’emigrazione, emanata giusto il 30 dicembre 1888 dal governo Crispi. Licenza generalmente concessa, e poi solo in qualche caso revocata o sospesa per inadempienze o scorrettezze accertate
3. Le Agenzie che risultano rappresentate, stando alle carte bolognesi, erano quelle della “Società Unione marittima Italiana”, la “Navigazione Generale Italiana”(Società riunite Florio e Rubattino), l’”Agenzia Generale Marittima”, la “Società La Veloce – Navigazione Italiana a vapore”, la “Ditta fratelli Gondrand”, la “Parodi Ernesto di Nicolò – Conservatori del mare”, con sedi centrali generalmente a Genova e Agenti e Sub-agenti di Bologna, Crevalcore, S. Agata o nella Romagna.

Il Brasile fin dal 1867 aveva promulgato una legge a favore dell’immigrazione, facendosi carico del viaggio, per avere manodopera disponibile da impiegare nelle grande piantagioni di caffè dei fazendeiros, proprietari di grandi latifondi o aziende. Ma di emigranti ne arrivavano così tanti da rendere impossibile il loro collocamento e i nuovi arrivati, come tanti prima di loro, versavano “nella più squallida miseria ” e alla mercé di epidemie di febbre gialla che causava grande mortalità. Così scriveva infatti il Ministero dell’Interno in una Circolare del 7 marzo 1889, mettendo in guardia chi volesse partire. Anzi si allegavano telegrammi del Capo del Governo, Crispi, o del ministro dell’Interno, che vietavano ad Agenti e Sub-agenti di reclutare altri emigranti per il Brasile e intimavano ai prefetti di sospendere o ritardare il rilascio dei passaporti per quella destinazione (Porto Alegre o San Paolo). Disposizioni che devono essere state ignorate o sospese poco dopo, perché nel 1890 di richieste e di concessioni di passaporti per il Brasile ne abbiamo viste tante.

A braccianti e contadini i Governi di altri paesi del Centro o Sud America e gli Agenti delle compagnie di navigazione promettevano il rimborso posticipato delle spese di viaggio e persino l’assegnazione gratuita di appezzamenti di terra (Uruguay), per attirarli a bonificare terre aride e impervie o per lavorare alla costruzione delle ferrovie allora in grande sviluppo, in climi malsani e situazioni sanitarie infestate da epidemie. Gli archivi sono pieni di carteggi in proposito e di circolari del ministro dell’Interno, Berti, ai Prefetti perché diffondessero le informazioni sulle situazioni reali di quei paesi e mettessero in guardia dai contratti-capestro degli Agenti delle compagnie di navigazione o degli impresari di grandi lavori ferroviari. Raccomandazioni spesso inascoltate.
Al contrario di detti Stati del Centro e Sud America, gli Stati Uniti, nel 1885, avevano invece emanato una legge che vietava a privati, Compagnie, Associazioni o Corporazioni di pagare anticipatamente il viaggio o stipulare anticipatamente un contratto di lavoro agli emigranti, per scoraggiare l’emigrazione, già rilevantissima in USA, più e prima che altrove, e per scoraggiare appunto anche il dilagare dei succitati contratti – capestro utilizzati dagli speculatori.
Ma la confusione era grande, e le leggi poco conosciute e poco o mal applicate.
Riportiamo qui, a titolo di esempio, il testo di una circolare del ministro dell’Interno, L. Berti, datata 26 luglio 1889, diretta a Prefetti, Sotto Prefetti e Sindaci del Regno, e con oggetto l’emigrazione in
Chilì (il Cile).

16-Circolare Ministro Berti per Chilì.1889Partono con qualche frequenza per il Chilì comitive numerose di operai italiani messi assieme da speculatori sulle piazze di Genova, di Marsiglia e di Bordeaux con promesse di sicura occupazione ed alte mercedi in lavori di strade ferrate, miniere e simili. Ma arrivati a destinazione i nostri braccianti incontrano tante e tali difficoltà a trovare lavoro, che finiscono per abbandonare quel paese ridotti a male dagli stenti e dalle privazioni e per andare in cerca di migliore ventura in altre regioni.
Il governo del Chilì è benevolo per verità verso gli emigranti; li ricovera e mantiene a sue spese per i primi quindici giorni dall’arrivo, durante i quali devono cercarsi un collocamento. Ma siccome mancano i lavori pubblici e le imprese di colonizzazione, ed i privati preferiscono per ragioni di razza e di lingua gli operai spagnoli e portoghesi e non curano i nostri, questi, licenziati dai ricoveri governativi, si trovano alle prese con la fame.
I nostri operai devono quindi diffidare di coloro che li eccitano ad emigrare al Chilì, perchè l’emigrazione è, a quella volta, almeno per ora, disastrosa.
Si prega di rendere pubbliche queste notizie nei soliti modi”

Circolari del Ministero degli Interni e Bollettini del Ministero degli Affari Esteri con informazioni sulla situazione dei vari Paesi esteri e raccomandazioni simili si susseguivano più volte ogni anno4.
Ciò nonostante, le richieste di passaporto alla questura di Bologna per espatriare furono tante, anche se non quantificabili per mancanza di dati esatti. E ci furono anche tanti casi di rimpatrio, perchè il “sogno americano” si era rivelato un incubo. Tra i carteggi letti in archivio nel fondo della Prefettura5, citiamo solo il caso sfortunato di un giovane di S. Agata bolognese, Enrico Canè, che, nel 1890 in Brasile, trovandosi in “condizioni critiche”, chiese aiuto alle autorità per rientrare in patria e dovette farsi mandare i soldi dal padre: 240 lire, cambiate in sessantamila reis, moneta brasiliana, per pagare il piroscafo Adria da Rio de Janeiro a Genova; e occorrevano altri 23.320 reis per rimborsare altre spese colà sostenute.…..

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Del resto doveva essere molto improbabile che (un emigrato argilese, ndr) potesse mettere da parte dei risparmi da inviare in Italia se la situazione in Brasile in quegli anni era quella descritta dai Bollettini del Ministero degli Affari Esteri e dalle circolari del Ministero dell’Interno.
Consta al regio governo – era scritto nell’estratto dal Bollettino del novembre 1897 con“Notizie concernenti l’emigrazione italiana”che taluno tenta di raccogliere, nel regno, un certo numero di famiglie agricole per avviarle, per la via di Rio de Janeiro, allo Stato di Espirito Santo, nel Brasile. Ricordiamo ai nostri contadini che vige tuttora il divieto emanato dal regio ministero dell’interno nel 1895, per cui gli agenti italiani non possono fare operazioni di emigrazione per l’Espirito Santo. Ma oltracciò da tenersi in conto che le condizioni degli emigranti italiani in detto Stato sono assai critiche, e che essi non si sentono del tutto tranquilli dopo i dolorosi fatti che cagionarono, in San Giovanni Petropolis, la morte di vari nostri connazionali ed il ferimento di altri.
Bisogna dunque che gli agricoltori italiani resistano a qualunque lusinga e che rifiutino ogni proposta, che loro venisse fatta per indurli ad emigrare alla suddetta regione”

Nel Bollettino del Ministero degli affari Esteri” del maggio 1898, riguardo all’emigrazione a San Paolo in Brasile, secondo il rapporto del Cav. L. Gioia, regio Console Generale, questa era la situazione:
Per l’aggravarsi della crisi economica, prodotta dal ribasso sul prezzo del caffè e dal deprezzamento continuo della carta-moneta, si rende ogni giorno più difficile per gli emigranti nuovi arrivati di trovare una collocazione qualsiasi che procuri loro non l’agiatezza, ma i semplici mezzi di sussistenza. Per motivi di economia vennero sospesi parecchi dei grandi lavori dello Stato, dei municipi e delle società ferroviarie, le imprese private si limitano al puro necessario, le costruzioni urbane, prima numerose, ora son divenute rare; i banchi, le case di commercio, gli uffici in generale non accettano nuovi impiegati e non sostituiscono gli uscenti con altri; infine, l’incertezza dell’avvenire e la sfiducia si ripercuotono in tutti i rami del commercio e delle industrie.
Nelle campagne le condizioni non sono migliori, giacchè non pochi dei proprietari si trovano dissestati nei loro interessi, ed i coloni non possono, se non con molte difficoltà, ottenere almeno una parte di quanto loro dovuto. Tutto ciò costituisce attualmente una situazione sfavorevole per chi voglia tentare la fortuna in questa regione, e perciò è da sconsigliare assolutamente di emigrare a chi, per lo meno, non eserciti un mestiere determinato, come di muratore, falegname, calzolaio, sarto, cuoco. ecc.. o non abbia qui qualche parente od amico cui appoggiarsi per essere sovvenuto durante alcuni mesi, poiché si esporrebbe ad andare incontro a sofferenze superiori a quelle cui egli crede di sfuggire lasciando l’Italia.
L’unità monetaria che è il mil reis, del valore, col cambio pari, di lire 2,84, vale attualmente 60 centesimi circa. Un discreto operaio può guadagnare in media cinque mila reis al giorno, cioè circa lire 3, mercede che, dato il caro degli alloggi e di non pochi oggetti di prima necessità, rappresenta un compenso meschino, impari ai più semplici bisogni di vita.
In peggiori condizioni poi si trovano coloro che fingendosi agricoltori, vengono gratuitamente in questo Stato coll’immigrazione ufficiale. Quivi giunti ed internati nelle Fazendas, tostochè vengono riconosciuti inetti ai lavori agricoli, spesso vengono colpiti da gravi infermità per le dure condizioni d’esistenza e di lavoro cui devono assoggettarsi, essi sono costretti a passare attraverso le più penose peripezie, senza aver neanche la sicurezza di poter far ritorno in quella patria abbandonata tanto leggermente e che, dopo, inutilmente rimpiangono”.

Sull’emigrazione nello Stato di Minas Geraes (così chiamato per le sue importanti miniere) era scritto nel Bollettino del Ministero degli affari esteri del settembre 1900 – Rapporto del cav. E. Negri…regio console in Juiz de Fora

Nella mia breve permanenza in Bello Horizonte, nuova capitale di questo Stato, ho dovuto purtroppo constatare le deplorevoli condizioni economiche della maggior parte dei nazionali, non solo operai, ma anche di quelli appartenenti alla classe più colta, come architetti, intraprenditori di lavori, ed altri. Per causa dell’inevitabile periodo di sosta dopo terminata la costruzione del primo nucleo della incipiente città ed a motivo della strettissima economia cui si vide ridotto il governo di Minas per ristaurare le sue finanze, non si trova attualmente alcun lavoro per procurare qualche guadagno agli italiani, la cui situazione diviene di giorno in giorno più critica.
Persone di civile condizione, giunte pochi anni sono dall’Italia con un discreto capitale, si vedono arrivare al punto di chiedermi il viaggio gratuito per rimandare nel regno le proprie famiglie… E’ perciò necessario portare questo stato di cose a notizia dei sindaci del regno, affinché con opportuni consigli risparmino ai loro amministrati la sventura di emigrare a Bello Horizonte ed, in generale, allo Stato di Minas Geraes, se non abbiano la precisa sicurezza di avere qui una immediata e ben rimunerata occupazione”.
….
Lo scontro con la nuova realtà è molto forte, le difficoltà sono tante, dal senso di smarrimento al problema della ricerca del lavoro, dal costo della vita alla disillusione del viaggio. Le illusioni o le speranze svaniscono, pervade il pentimento e sopravviene la decisione del ritorno…ma “il rimpatrio non si può concedere”.

E ancora, sull’emigrazione al Parà (Brasile) – Dal Bollettino del Ministero degli affari esteri, settembre 1900 .Da qualche tempo giungono qui artisti di canto…Giungono pieni di speranze, perché si è detto loro che il clima di questo Paese è sano, la vita facile ed il guadagno grande. Che avviene poi? Appena sbarcati si accorgono che le cose stanno in ben altro modo; ma oramai è tardi e bisogna che rimangano. A certi artisti si disse che bastano tre lire al giorno per vivere, mentre la loro paga era di 300 franchi mensili; la verità è, invece, che qui, per vivere modestamente, senza privazioni, non sono sufficienti 20 mila reis al giorno (circa 25 franchi)… Il vitto, poi, è carissimo… e poi l’acqua si paga e la lavatura e stiratura d’una camicia costa mille reis.
Il lavoratore, l’operaio scende dal piroscafo pieno di salute, di coraggio e d’illusioni: ma poco dopo piange amaramente, imprecando a chi l’ha indotto ad abbandonare il proprio paese. Dopo aver consumato i pochi risparmi portati con sé, va al regio vice consolato per chiedere un aiuto, ed il rimpatrio, che là non si può concedere. L’anemia propria dei paesi equatoriali, s’impossessa, dopo tante privazioni, del suo organismo, cosicché perde presto l’energia morale o la salute”.
Spesso la colpa è della cattiva informazione, si diffondono voci mendaci di opportunità di lavoro in un Paese e la verità si apprende solo una volta arrivati alla meta. In questi casi utilissima è la diffusione dei comunicati dei Bollettini ufficiali, che informano sulle reali opportunità”.

Ciò nonostante il flusso migratorio di italiani verso il Brasile fu ancora rilevantissimo: evidentemente l’esca del viaggio di andata gratis, garantito da una legge del governo brasiliano del 1867, aveva un potere di attrazione che superava qualsiasi altra remora. In particolare, fra il 1892 e il 1910, 70.000 italiani emigrarono nel Minas Gerais. La maggioranza erano contadini dell’Emilia-Romagna, Veneto, Calabria e Campania…..

Eppure i racconti di alcuni emigrati in precedenza riferivano di difficoltà e condizioni di vita disumane: malattie, insetti parassiti sempre presenti e insidiosi, serpenti velenosi in agguato per chi girava scalzo, guadagni miseri. Tanti avrebbero voluto tornare ma non ne avevano i mezzi. Altri emigrarono ancora verso l’Argentina che pareva più vivibile e accogliente.
……
Va ricordato che nel 1901 fu emanata una legge che regolamentava l’emigrazione, soprattutto riguardo alle condizioni di trasporto sulle navi a vapore, per assicurare maggior controllo per l’igiene e le condizioni di vita e per contrastare truffe e raggiri, purtroppo frequenti, a danno dei poveri emigranti, compiuti da agenti e sub agenti senza scrupoli.

Oggi gli oriundi italiani in Minas Gerais sono 2 milioni di persone (10,6% della popolazione), di cui 1 milione vive nella città di Belo Horizonte e il resto soprattutto nel sud dello stato. E sono quelli che “ce l’hanno fatta”, sia pur a prezzi di sacrifici enormi.  …….

*** NB Pagine estratte dal libro di Magda Barbieri “I Mastellari da Argile alle Americhe”

2Primo Silvestri“L’emigrazione dell’Emilia Romagna in Argentina” vol. IX, 1992, pag. 11, fonte Angelo Trento “Do outro lado do Atlantico, un seculo de imigracao italiano no brasil”. Istituto Italiano di cultura di San Paolo-Istituto Cultural Italo-Brasileiro. Ed. Nobel 1989, San Paolo-Brasile

3A.S.Bo. Prefettura. Gabinetto n. 703 – a. 1889/ e n. 746 a. 1890

4Tutti i bollettini e le circolari citate sono presenti in A.C. Argile nei fascicoli Esteri delle annate indicate nel testo

5A.S.Bo Prefettura. Gabinetto a. 1890, n. 746

PS. Va ricordato infine che la popolazione di tutto il Continente America,  Nord, Sud e Centro, è frutto per la stragrande maggioranza della emigrazione -colonizzazione  iniziata dopo la sua scoperta nel 1492, e proveniente da Spagna, Portogallo, Inghilterra, Francia, Italia e altri Stati europei e asiatici, integrate anche con la  massiccia importazione di schiavi dall’Africa. Le popolazioni autoctone o indigene, già molto ridotte e divise in tribù spesso in lotta tra loro,  furono ulteriormente decimate o confinate in piccole enclave, e solo in parte via  via nel tempo integrate nel tessuto sociale  costituito.

Il bikini e la libertà delle donne non islamiche in Occidente

donne-in-bikini-e-burkini-image-680x380Nel pieno delle polemiche scoppiate  in seguito al caso del burkini, e mentre alcuni si affannavano ad evidenziare  la condizione di privazione della  libertà delle donne islamiche, costrette a coprirsi da capo a piedi in pubblico e pure al mare, tanti nostri intellettuali, maschi e femmine, si sono prodigati  ad evidenziare che anche le nostre donne occidentali non islamiche non sarebbero in realtà libere di vestirsi o svestirsi come vogliono, perchè costrette a indossare succinti bikini dalle mode  imposte da un “potere mercantile” che vuole il corpo femminile esibito come un umiliante “richiamo sessuale”.
Esempio di questo zelo da mea culpa in confessionale nello stigmatizzare “gli stereotipi sulla libertà delle donne” , tanto da mettere sullo stesso piano i limiti alla libertà subiti dalle islamiche e quelli subiti dalle non islamiche, è un articolo di Dacia Maraini sul Corriere del 13 settembre scorso.
E’ da considerarsi una libera scelta – si chiede tra l’altro la Maraini – quella di usare un costume (tipo tanga) che mette in evidenza, spesso in maniera sfacciata  e brutale le parti più sessuate del corpo femminile?” Aggiunge poi la domanda parallela: “E’ vera libertà  quella di coprirsi in modo che tutto quello che può sfiorare le parti sessuate venga nascosto e la parte non possa  mai vedere il sole?” E fin qui il dubbio amletico ci può stare.
Ma non ci può stare  la successiva affermazione: ” …Ma se guardiamo le cose da un punto di vista culturale, ci rendiamo conto che sono due forme di costrizione molto simili…”  E la Maraini prosegue poi con  le sue equiparazioni tra i modelli  derivati da “convenzioni stereotipate” basati sul linguaggio della seduzione nel mondo occidentale  pretesa dal “mercato” e , sul fronte islamico, sulla negazione della seduzione in nome di una “religione punitiva”.

No, cara signora Maraini e colleghi vari, le due “costrizioni” non sono simili e non hanno lo stesso potere di condizionamento e induzione alla sottomissione. E’ sbagliato e fuorviante metterle sullo stesso piano, per non scegliere da che parte stare e non decidere, con la logica e la mancanza di coraggio di un Ponzio Pilato.

Intendiamoci, nemmeno io ignoro il potere di condizionamento delle mode, nel vestire e in tanti altri settori, diffuse dai mezzi di comunicazione, a loro volta condizionati dal “mercato”. E il condizionamento è tanto più potente quanto più è debole culturalmente ed emotivamente la persona che vi è esposta (donna o uomo, giovane o adulto che sia). Ma io, donna  che vive in Occidente in un paese democratico, alle mode posso resistere e nessuno, padre, marito o prete o comunità locale o legge nazionale, mi può costringere a seguirla; mi ci posso sottrarre  come e quando voglio senza che nessuno mi punisca, o isoli,  o condanni. Anzi, nel mio piccolo, il “mercato” posso essere io stessa ad influenzarlo, comprando o non comprando certi prodotti invece di altri.

Il bikini è diffuso, ma non obbligatorio per nessuna. in Occidente. Un giorno lo posso indossare, il giorno dopo no; posso mettermi un costume intero o un pareo o un camicione; lasciare i capelli al vento o  indossare un cappellino, a seconda  della mia voglia, del mio buon gusto, o cattivo gusto, o delle condizioni del tempo. Non è una “divisa” simbolica di nulla, se non di una libertà  di esibire, vestire o svestire il proprio corpo, che può a volte anche sconfinare nel cattivo uso della libertà (e succede, ma è male minore, di scelta personale e, volendo, rimediabile).
Ma sempre libertà è, sostanziale e fondamentale, che i nostri intellettuali, sempre troppo pronti a colpevolizzare la nostra “civiltà”  (di cui pure sono  protagonisti corresponsabili e beneficiari), inclini al masochismo e ad un  assurdo timore reverenziale e ad  una  preventiva  sottomissione alla retriva “cultura” islamica (talvolta in certi Stati sconfinante nella barbarie, nella crudeltà e nell’ingiustizia  istituzionalizzata contro le donne), dovrebbero difendere a voce alta e senza se e senza ma.
Quando le donne islamiche, nei paesi del Medio Oriente e in Occidente, potranno godere delle stesse nostre libertà, allora si potranno  fare certi parallelismi o equiparazioni, che oggi come oggi sono sbagliatissimi.

Lo stesso dicasi a proposito  dei tanti, troppi, casi di violenza sulle donne e dei femminicidi, ancora così frequenti nel mondo occidentale, che testimoniano il persistere di una mentalità  maschilista aggressiva e possessiva, dura a morire nonostante l’evoluzione culturale, il contesto sociale e le tutele legislative volte ad affermare l’uguaglianza e la difesa dei diritti delle donne.
C’è ancora tanto da fare per sconfiggere questa propensione alla sopraffazione maschile anche in Occidente, ma guardando avanti, per migliorare, non certo guardando indietro  o adeguandosi ai “detti” e agli esempi di vita famigliare del profeta Maometto di 1400 anni fa ( o imitando i Paesi dove a tutt’oggi vige la sharia). Diventiamo “come loro”, se accettiamo quel che vogliono “loro”, non se cerchiamo di impedire (anche con qualche divieto ben motivato) che facciano prevalere le “loro” discriminanti e punitive imposizioni o consuetudini. 
Posso concordare con Dacia Maraini quando scrive che ” La vera libertà consisterebbe nello stare comodi, nella possibilità di muoversi liberamente, di prendere il sole senza fare il verso alle peggiori pubblicità della seduzione mediatica, nello stare in armonia sfuggendo sia al linguaggio delle ideologie che del mercato”.
Ma ribadisco che, mentre è possibile per le donne in Occidente sfuggire alle imposizioni del mercato, alla maggior parte delle donne islamiche è precluso ancora oggi sottrarsi alle imposizioni e ai condizionamenti delle ideologie politico-religiose e delle tradizioni millenarie,  e scomode, discriminanti e anche se fuori tempo e fuori luogo, punitive e inopportune. 
E gli “intellettuali” dell’Occidente non fanno nulla per aiutarle a liberarsene, anzi le spingono a restare sottomesse in eterno dicendo loro che in fondo anche noi non siamo libere coi nostri bikini…. Che è come dire: Quindi, care islamiche tenetevi pure i vostri burka, burkini, chador, abbayah e fazzolettoni in testa, volenti o nolenti, libere o non libere, è affar vostro…. Noi ce ne laviamo le mani…

Relativismo etico tra fede e ragione

Einstein 1921. E.O. Hoppe per LifeE’ comprensibile e legittimo che i capi di una religione esaltino i benefici spirituali che possono derivare a quanti ne rispettino i contenuti. Ma non è del tutto corretto, anzi si potrebbe rilevarne gli estremi di una “pubblicità ingannevole, sostenere che solo la fede religiosa è l’unico ed esclusivo mezzo per praticare il bene e raggiungere la “salvezza” dell’uomo. E’ vero che ci sono tanti esempi di persone che, animate dalla fede in un Dio e in una religione, hanno condotto una vita esemplare e generosa e fatto del bene all’umanità; e penso soprattutto , ma non solo, ai tanti missionari cristiani che mettono in pratica i fondamentali insegnamenti evangelici e spendono la propria vita per alleviare le sofferenze altrui. Ma è anche vero che se una fede religiosa non è accompagnata dalla ragione e dal senso di giustizia e rispetto per gli altri, può produrre effetti tragici e disastrosi. Gli esempi negativi in proposito abbondano, per tutte le religioni, nella storia e pure nel presente; ci vorrebbe un libro solo per elencarli. Le sanguinarie Crociate, le sofferenze, le torture e le condanne a morte inflitte dalle “Sante Inquisizioni” per secoli, le guerre di religione tra cristiani, le “Guerre sante” degli islamici , gli omicidi e le stragi perpetrate dai fanatici di varie fedi stanno lì a dimostrarlo, senza ombra di dubbio. Bisogna poi tenere presente che anche gli atei, gli agnostici o quanti non si riconoscono in un sistema di credenze religiose fissate in “libri sacri” e strutturate in dogmi e riti, possono essere animati da un fede profonda in valori umani e sociali che non sono meno apprezzabili e costruttivi di quelli connessi alle religioni. Anche tra questi gli esempi non mancano. Basti pensare ai tanti eroi civili del Risorgimento e della Resistenza, ai giudici onesti e agli uomini delle forze dell’ordine che si sono sacrificati consapevolmente in difesa della giustizia, penso a quanti operano con disinteresse, intelligenza e forza morale per il progresso della scienza, per la difesa della libertà e dei diritti umani, pur non essendo credenti o praticanti nel senso letterale del termine. Voglio ricordare solo l’esempio che ci viene dai giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, morti a distanza di due mesi l’uno dall’altro, vittime della mafia che avevano cercato di sconfiggere con le armi della legge e della giustizia, accomunati dallo stesso impegno etico civile pur conoscendo i rischi che correvano. Non andava a Messa il primo, ci andava il secondo. Che differenza di valori c’è tra l’uno e l’altro? Evidentemente si può arrivare allo stesso risultato percorrendo strade intime diverse. In ultima analisi, ciò che conta è la forza morale interiore di ogni uomo, quale che sia il sistema di valori, religiosi o semplicemente civili, in cui crede.

Non tutti riescono a trovare i valori cristiani, o i valori fondanti per la propria vita, o l’espressione della propria spiritualità, nelle genuflessioni e nei segni di croce, nelle processioni dietro una immagine o dietro prelati pomposamente e arcaicamente vestiti, nelle “ore di adorazionedavanti ad un tabernacolo, nello spargere di incensi, nell’ascolto ogni domenica di una “parola di Dioidentificata nelle lettere che S. Paolo scrisse quasi duemila anni fa ai Corinti e agli Efesini, nelle ripetizioni mnemoniche di preghiere, litanie e rosari (  mantra, o altro versetto “sacro” di altra religione …). Chi trova conforto in queste pratiche, liberissimo deve essere, e buon pro gli faccia.

Ma il fatto che ormai solo il 15-30 % della popolazione, ufficialmente cattolica o cristiana, non le segua più, deve pur significare qualcosa. E quel 70-80% di un popolo, che pur si definisce cristiano ma non frequenta regolarmente le funzioni religiose, non deve essere tutto schiavo del demonio o costituito da persone prive di moralità, potenziali delinquenti o aspiranti nazisti.

Se è pur vero che la ragione non porta automaticamente alla verità; verità che va sempre cercata, ridefinita, perfezionata, come un traguardo che si sposta sempre in avanti, nemmeno la fede religiosa è sinonimo di verità, poichè si basa su affermazioni, tradizioni, consuetudini e dogmi che vogliono restare immutabili nel tempo, nonostante abbiano causato anche tanti effetti perversi o si siano rivelati per tanti aspetti superati e in contrasto con l’evolversi del pensiero, delle esigenze umane e col progresso della scienza e della conoscenza.

L’idea di Dio che tutti noi ci portiamo dietro dall’infanzia, abitando in Paesi con una  cultura religiosa dominante o prevalente (cattolica, o protestante, o musulmana, o ebraica, o induista, ecc..) ci viene dalla lettura, praticamente imposta attraverso la catechizzazione infantile, delle rispettive “Sacre scritture”. Ma va ricordato che le tre grandi religioni monoteiste si basano tutte su testi che non sono stati scritti direttamente e personalmente dai profeti a cui si ispirano, Mosè, Gesù, Maometto, ma che riferiscono “verità rivelate”, cioè dichiarazioni attribuite a patriarchi o “profeti”, misteriosamente scelti da Dio come messaggeri della sua parola, solo ad essi “rivelata” e poi tramandata nei secoli dai loro seguaci, dapprima per via orale e poi per iscritto.  Questo assunto apre la porta a tanti interrogativi e legittimi dubbi da parte di chi non si sente di “accettare a scatola chiusa” queste presunte rivelazioni divine.

Intanto non è possibile avere la ragionevole certezza che i testi “sacri” giunti fino a noi, attraverso un viaggio bi­millenario e tanti passaggi orali e scritti, e traduzioni da una lingua all’altra, siano la copia esatta di quelli originari dettati da profeti ed evangelizzatori. E’ anzi certo che siano stati parzialmente ritoccati, con aggiunte o cancellazioni, volute dai compilatori per favorire determinate convinzioni, o capitate per errori di trascrizione, traduzione e interpretazione. In ogni caso, anche se i libri della Bibbia, Vecchio e Nuovo testamento (e del Corano e altri testi “sacri”) fossero davvero l’espressione esatta fino all’ultima virgola di quanto dichiarato dagli antichi profeti e messia, è lecito affermare che le “verità rivelate”, sono, per loro stessa natura, “verità relative”, frutto di convinzioni umane maturate dai compilatori di tanti secoli fa, rabbini, evangelisti, teologi, imam e califfi, santoni o guru, diverse a seconda dei luoghi e dei tempi. “Verità di fede” dunque, vere e valide per chi ci crede, per chi le accetta per convinzione o tradizione della famiglia e del luogo in cui è nato. E la fede è sentimento soggettivo; il modo di vivere ed esprimere una fede varia da individuo a individuo, a seconda del suo bagaglio culturale, del suo carattere, della forza morale, della minore o maggior coerenza tra dire e fare. E ognuno dei credenti ha una sua idea di Dio, non esattamente uguale a quella degli altri. Spesso i capi religiosi rimproverano e accusano i non credenti, o diversamente credenti, di “relativismo” morale e ideale: ma è un’accusa ingiusta e impropria, perché si può affermare il contrario senza tema di smentita, osservando semplicemente quanto è accaduto e accade nel mondo, e cioè  che: nulla è più “relativo” delle religioni. Non possiamo ignorare infatti che da sempre ogni popolo della terra ha avuto una “ sua” religione, sue divinità, mitologie ed eroi leggendari, con credenze, regole, riti, culti, feste e divieti che venivano tramandati di generazione in generazione, e ai quali i singoli non potevano sottrarsi perché ne venivano educati fin da neonati ed erano di fatto costretti all’osservanza per tutta la vita, dalla culla alla tomba, dal contesto sociale, politico e religioso in cui vivevano. Ogni popolo era pertanto animato dalla convinzione che solo la propria religione era quella “vera”, con valore assoluto; e ogni pensiero o atto non conforme era considerato sacrilego e contro Dio, quindi punibile dagli uomini che detenevano il potere su questa terra e da Dio dopo la morte, in un ipotetico Inferno, o luogo di maledizione in un al di là comunque chiamato. Non possiamo ignorare che, in un’ Europa pur già evoluta culturalmente come quella del 1500, quando si trovò ad affrontare la “Riforma “ religiosa proposta da Lutero, non si seppe far di meglio che impugnare le armi e dilaniarsi in feroci guerre di religione tra cristiani cattolici e cristiani protestanti. E per far cessare i bagni di sangue, si trovò infine un accordo (pace di Augusta, 1555) sul principio del “cuis regio eius religio” che tradotto letteralmente significa “a ogni regione la sua religione” e, nella sostanza, che ogni popolo avrebbe dovuto praticare la religione del Principe o Re dello Stato in cui si trovava. E chi non l’accettava poteva emigrare nello Stato con la religione che preferiva; scelta ovviamente molto onerosa. Non è  quindi frutto di una vera libertà di scelta  se un popolo, o  gli abitanti di una nazione o di una regione,  praticano, o si dichiarano credenti  di una stessa religione.

Inoltre, la Bibbia ha avuto ed ha tante interpretazioni diverse e ha alimentato tante religioni e sette, spesso in sanguinaria competizione tra loro, e comunque con regole diverse per i fedeli e per gli stessi ministri del culto (si pensi ad esempio al celibato dei preti, imposto solo ai cattolici). Quella del cristianesimo è una galassia molto composita, a partire dai tre grandi filoni in cui si è divisa: cattolici, ortodossi e protestanti o “riformati”. Lungo sarebbe l’elenco dei gruppi religiosi, più o meno estesi, che dicono di ispirarsi alla Bibbia o anche al Vangelo. Non parliamo delle persone che dicono di trarre da essi la propria guida morale: ci si ritrova in compagnia con uomini onesti e pii, con capi di stato guerrafondai, con generosi benefattori e con feroci torturatori, con persone di cultura e altre di estrema ignoranza, e spesso anche con grandi bugiardi, delinquenti ed esaltati, e tanta superstizione. Se non è relativismo religioso questo…..

Si può anche far rilevare che l’osservanza di una etica fissata nei dogmi di una religione, può essere considerata, a rigor di logica, debole e passiva, se non è frutto di libera scelta volontaria e consapevole, ma è indotta o imposta dal contesto religioso, culturale, sociale e politico in cui l’individuo vive. Tutt’al più si può parlare di osservanza o obbedienza, ma non di una vera etica responsabile e adeguata per una umanità che voglia vivere esprimendo tutte le proprie facoltà intellettive e spirituali, in primo luogo senza rinunciare alla propria libertà di pensiero. Ancor più relativa è la cosiddetta morale cattolica, che così come viene vissuta da tanta parte di fedeli ed ecclesiastici, è di fatto una doppia morale, o la persistente vecchia morale del “mercato delle indulgenzeche suscitò le ire di Lutero. Qualunque peccato, colpa o delitto, può venire “perdonato “ con la recita di preghiere e “atti di dolore, confessione, comunione, frequenza ai riti e pellegrinaggi, a un dato santuario, meglio ancora se accompagnati da offerte alla Chiesa. E’ una morale sostanzialmente basata su un interessato “do ut des”. Si chiedono grazie a Dio in cambio di offerte e preghiere, più o meno come si faceva con gli antichi rituali pagani e le offerte sacrificali praticati un po’ ovunque nel mondo in forme diverse. Il fedele che si comporta male nella vita, ma accetta le regole dei culti fissate da una tradizione, e si sottopone al giudizio di un confessore, può godere di una assoluzione pronunciata “ in nome di Dio”. Ma è veramente etico o morale tutto questo?

Il matrimonio cristiano è considerato sacramento indissolubile e il divorzio è proibito per un cattolico osservante. Ma poi la Chiesa stessa in molti casi ne sancisce l’annullamento attraverso il suo Tribunale della Sacra Rota. La Chiesa condanna ogni pratica che limiti le nascite o ogni forma di aborto e soppressione di embrione appena concepito, ma poi ha promosso o benedetto guerre, e mantenuto per due millenni la pena di morte nei propri ordinamenti. Si potrebbe continuare ancora con l’elencazione delle contraddizioni e degli esempi di relativismo etico nell’ambito della religione cristiana e in specifico di quella cattolica, soprattutto in Italia.

Ma il vero guaio non sta tanto in questo relativismo di fatto praticato anche dai credenti; il pericolo nasce quando si vogliono imporre i valori religiosi come valori assoluti, e quando non si tollera ombra di critica o di dubbio. Ritenendo di essere unici possessori della “verità” e unici interpreti della “volontà di Dio”, gli assolutisti non si fermano davanti a niente e credono di potersi permettere qualsiasi cosa; in primis di imporre agli altri, con qualsiasi mezzo, la propria “verità” e le proprie regole di vita.

A fronte dei danni che può provocare l’assolutismo etico-religioso, ben venga quindi il relativismo. Un relativismo che sia sinonimo di laicità, intesa come libertà per tutti, di credere o di non credere, di sottomettersi in parte o in tutto agli insegnamenti e alle regole di una religione, o di rifiutarle, secondo la propria coscienza, senza violare i diritti altrui e senza pretendere di imporle agli altri, meno che mai come leggi di uno Stato.

Perché solo le religioni devono essere considerate intoccabili e indiscutibili? Perché certi capi religiosi si possono permettere di porsi al di sopra di tutti, arrogandosi il diritto di parlare in nome di Dio pur essendo comuni mortali come noi, con pregi e limiti come tutti? Non è giunto il tempo in cui si possa essere liberi di credere e di pregare secondo le proprie convinzioni,  senza subire anatemi  o condanne sociali (quando non anche penali in certi Stati)? Non è ancora giunto il tempo in cui  non possa più essere consentito  parlare “in nome di Dio”, perché a nessuno dovrebbe essere consentita tale presunzione, basata su interpretazioni discutibili di testi  arcaici, scritti da uomini di millenni fa? A quando una religione  che sia solo fonte di speranza e carità, solidarietà e amore del prossimo e non fonte di potere politico?

Solo un approccio relativistico e non dogmatico o totalitario alle religioni ci può salvare dalle “guerre di religione”, e farci convivere pacificamente, ognuno con le sue credenze o scetticismi, nel rispetto reciproco (*)

(*) Estratto dal testo di Magda Barbieri  “Non nominare il nome di Dio invano”. Agosto 2009 http://reader.ilmiolibro.kataweb.it/v/451514/Non%20nominare%20il%20nome%20di%20Dio%20invano#!

* La foto in alto raffigura Albert Einstein nel 1947; ripresa da Wikipedia, nella pagina dedicata alla sua biografia

** In basso, una raccolta di simboli religiosi che vuol  auspicare  una convivenza pacifica tra le religioni.  Auspicio purtroppo finora smentito   da una tragica realtà , passata e presente, di conflitti e abusi compiuti in nome di una religione  *** Immagine dal sito http ://www.google.it/imgres?imgurl=http://pasqualeavolio.ilcannocchiale.it/mediamanager/sys.user/52195/simboli%2520rel.jpg&imgrefurl=http://pasqualeavolio.ilcannocchiale.it/%3FTAG%3Dcrocifisso&h=324&w=391&sz=42&tbnid=uYPfQCrDMvB_8M:&tbnh=90&tbnw=109&prev=/search%3Fq%3Dsimboli%2Breligiosi%26tbm%3Disch%26tbo%3Du&zoom=1&q=simboli+religiosi&docid=RyiZQSqogT90_M&hl=it&sa=X&ei=XRhCT4X-FI_64QSLtOiNCA&sqi=2&ved=0CEoQ9QEwBA&dur=534

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Inserito da redazione il Dom, 19/02/2012 – 19:14

Storia della scuola pubblica a Castello d’Argile, da Napoleone ad oggi

14 - Avviso concorso per 2 maestri Argile 1878Castello d’Argile, dall’analfabetismo alla scuola per tutti, un percorso lungo 150 anni.
Credo non si possa capire il  valore e l’importanza del lungo e difficile percorso della istituzione  e della diffusione delle scuole pubbliche in Italia se non si conosce la situazione di partenza delle nostre popolazioni rurali, alla fine del secolo 1700. Situazione di  analfabetismo generalizzato che si protraeva da sempre, tra la gran massa di contadini, braccianti e artigiani precari. Nelle due piccole comunità di Argile e Venezzano,  per secoli soggette  alla giurisdizione dello Stato Pontificio e del Senato di Bologna, gli unici che sapevano leggere e scrivere, e spesso in un italiano abbastanza approssimativo, erano il parroco,  il medico e il farmacista (quando c’erano…); solo qualche fattore, o agente di campagna benestante, o bottegaio, o piccolo possidente potevano permettersi di pagare un maestro privato (in genere il parroco) o mandare i figli a imparare a leggere e scrivere presso le scuole private  di Cento e Pieve di Cento, gestite dagli ordini religiosi di Scolopi e Gesuiti.

… Si dovrà aspettare l‘arrivo delle truppe di Napoleone, le conseguenti riorganizzazioni territoriali dei Cantoni e delle nuove “municipalità” , con Sindaco e Consiglio comunale locale, per vedere, nel 1805, l’istituzione delle prime scuole pubbliche sia in Argile che a Venezzano e località vicine, sia pur con un solo maestro e poche decine di scolari, in locali di ripiego….

…. Con  la Restaurazione dello Stato pontificio, dopo il 1815, le comunità locali  vollero mantenere  aperte e attive le scuole pubbliche, sia pur tra enormi difficoltà e ristrettezze e con una frequenza di alunni ridottissima.

… Caduto lo Stato Pontificio e istituito il Regno d’Italia, solo nel 1861 si può vedere avviata una organizzazione dell’istruzione pubblica su tutto il territorio nazionale, estesa a tutti i comuni, con il supporto di una nuova legislazione che cominciava a rendere obbligatoria la frequenza per i bambini  dai 6 ai 9 anni. E si provvide  anche all’istituzione di scuole femminili.

… Ma ci vorranno poi ancora decenni  perchè l’obbligo scolastico fosse davvero rispettato….

** Vedi il testo integrale, con note, foto e documenti della ricerca storica nell’allegato:

Storia scuola Castello d’Argile. Dalla fine del 1700 ad oggi

Articoli diversi di storia locale e generale

Spigolatura. Dipinto di  DAMTesti già pubblicati negli anni scorsi sul sito www.pianurareno.org, nella sezione “Storia locale e generale” de “La nostra rivista “Reno, campi e uomini”

1) Il pane nella storia 
www.pianurareno.org/?q=node/1118

2) Le quattro stagioni delTeatro-Casa del popolo di Argile
www.pianurareno.org/?q=node/1378

3)Balene sull’Appennino bolognese e mammut nel ferrarese: fossili di casa nostra
www.pianurareno.org/?q=node/1984

Primo articolo su Il Resto del Carlino di Bologna. Novembre 1978

1- Primo articolo 23-11-78In alto. Lettera inviata e pubblicata nel 1976, quando facevo parte del Comitato di gestione della Biblioteca comunale, che allora era  compresa nel “Consorzio di pubblica lettura” della Provincia di Bologna

In basso: Il primo articolo  pubblicato su Il Resto del Carlino di Bologna, nel novembre 1978.
L’avevo scritto per richiamare l’attenzione sul problema dell’utilizzo degli ospedali e delle strutture sanitarie  di Cento e Pieve di Cento, per i cittadini di Castello d’Argile, qualora fossero stati inseriti nella futura USL 25 di S. Giorgio di Piano allora in  programma regionale.

Fu l’inizio di una collaborazione durata 10 anni (fino al marzo 1989), con la pubblicazione di oltre 2.000 articoli e svariate notizie brevi, su vari aspetti e fatti di vita e cronaca politica e sociale dei comuni della pianura centrale bolognese, da Castello d’Argile al territorio circostante.

Articoli vari di riflessione sulla religiosità.

Artialbero_maxcoli già pubblicati sul sito  del Gruppo di studi pianura del Reno, nella sezione di Storia delle religioni de ” La nostra rivistaReno, campi e uomini”:

www.pianurareno.org/?q=taxonomy/term/126  :

1) Appunti di  storia del Cristianesimo, da Gesù alle Chiese di oggi.
www.pianurareno.org/?q=node/4194

2) Animismo, fonte di tutte le religioni? 
www.pianurareno.org/?q=node/4143

3)  Umanesimo, illuminismo, razionalismo… da conoscere per capire.
www.pianurareno.org/?q=node/4055

4) Le religioni nel mondo
www.pianurareno.org/?q=node/4063

5) Relativismo etico, tra fede e ragione
www.pianurareno.org/?q=node/4057

6) Le radici cristiane d’Europa e le radici turche del Cristianesimo
www.pianurareno.org/?q=node/2622

7) Religiosità popolare. Una preghiera  non “canonica” in dialetto
www.pianurareno.org/?q=node/47

8) Religiosità e linguaggio popolare. Dalla preghiera all’imprecazione
www.pianurareno.org/?q=node/190