I 100 giorni più strani della storia politica italiana

Presidente del Consiglio Giuseppe ConteSono passati 100 giorni da quel 4 marzo 2018 che ha rivelato all’Italia il risultato elettorale più pazzo e complicato della storia politica italiana, che pure è sempre stata abbastanza tribolata. Personalmente, stavolta, e per la prima volta nella mia già abbastanza lunga vita di cittadina attiva, non avevo voluto dare il voto a nessun partito, annullando deliberatamente la scheda, per protesta contro la nuova legge elettorale e per la scarsa fiducia, o la delusione, nutrita nei confronti dei leader e delle proposte espresse in campagna elettorale. Avevo previsto le difficoltà che sarebbero emerse nel dopo elezioni, qualunque fosse stato il risultato, perchè avrebbe comunque costretto i partiti più votati ad alleanze pasticciate e di incerto contenuto e durata, e ad un trionfo di ipocrisie e compromessi che avrebbero vanificato o sviato in altre direzioni la volontà degli elettori.
Dire ora che in gran parte si è verificato quel che avevo previsto e temuto, non mi fa piacere.

Ma credo che comunque il risultato di una competizione elettorale democratica, per quanto imprevedibile e complicato, vada sempre accettato e rispettato e ci si debba augurare che possa portare qualche risultato positivo per il bene dell’Italia.
Per questo sono molto preoccupata per il clima cattivo e rissoso da perenne campagna elettorale, che continua a dominare la vita politica, nonostante ci sia già dal 1 giugno, cioè da un mese, un nuovo Governo, che, piaccia o no, ha ottenuto legittimamente la nomina da parte del Presidente della Repubblica e l’approvazione del Parlamento sulla base di un programma, o “contratto”, concordato dopo lunghe trattative. Governo presieduto da Giuseppe Conte (professore neofita della politica) e sostenuto dalle due forze politiche, Movimento 5 Stelle e Lega, che avevano ottenuto più voti, e pur essendo state rivali e concorrenti in campagna elettorale, erano comunque le uniche che avevano i “numeri” necessari per superare il voto del Parlamento.
Ora non so se queste due forze politiche e i rispettivi leader, Di Maio e Salvini, saranno in grado di rispettare il contratto stipulato, superando la diversità di posizioni di partenza, e fare le riforme e i cambiamenti promessi. E se questi cambiamenti saranno nei fatti positivi; ma credo che in una democrazia dell’alternanza, bisognerà pur dargli il tempo di provarci, anche perchè i problemi sono tanti, radicatissimi da decenni, e le soluzioni non saranno nè facili nè certe.

E invece si sta scatenando il finimondo da parte dei partiti che più hanno perso elettori, PD e Forza Italia, e dalla stampa (e TV) di riferimento, “di sinistra”, berlusconiana e in buona parte anche di quella tradizionalmente definita indipendente (anche se non lo era e non lo è mai…). Si sta facendo un quotidiano e serrato processo alle intenzioni ad ogni annuncio di proposta o parola più o meno infelice pronunciata dai leader e dai ministri, con una ostilità e una aggressività mediatica che non ricordo di aver mai visto in passato contro i governi appena insediati.

Anzi, ricordo gli attestati di fiducia e gli entusiasmi iniziali per Prodi e Berlusconi, e non solo dei loro fan, e la modesta opposizione degli avversari (ma sì, lasciamoli provare… si è sempre detto), ricordo le nuvole di incenso sparse per Monti presunto salvatore della Patria e dello spread col suo loden, nominato da Napolitano senatore a vita al suo apparire; e non parliamo dell’overdose di ottimismo sollevato dal dirompente rottamatore Renzi. E non è che le situazioni che hanno lasciato in eredità siano entusiasmanti, anzi i guai e le delusioni che hanno suscitato sono stati proprio la causa delle sconfitte dei loro partiti e del successo dei Salvini e dei Di Maio.

Saviano contro i "razzisti"Fascismo” e “razzismo” sono ancora le accuse più sentite, che accomunano i pochi estremisti tipo naziskin o Casa Pound alle migliaia di cittadini comuni che semplicemente sono stanchi e contrari ad una immigrazione di massa di clandestini senza possibilità di reale integrazione e con altissimi costi pubblici; praticamente sembra che siamo già in regime, con Hitler alle porte, quindi cittadini firmate appelli e petizioni contro Salvini nuovo duce disumano, mettetevi la maglietta rossa, impugnate le armi per una nuova resistenza contro i nuovi barbari nostrani, ma aprite porte e finestre ai “migranti”, tutti , per quanti ne portino trafficanti e scafisti e sante Ong, profughi veri e presunti, economici e addirittura climatici  (e non si dica mai “clandestini“) dall’Africa intera e mezza Asia, soprattutto se neri di pelle, perchè loro sono i nostri salvatori, futuri sindacalisti e leader politici, ci pagheranno le pensioni e faranno vincere medaglie alle Olimpiadi. Uomo bianco, la tua fine è vicina, arrenditi!  Siamo quasi al delirio  autolesionista  e razzista contro  chi ha la pelle bianca ed è italiano( e in questa esaltazione  capofila  è il neo santone Saviano sostenuto  dal Gruppo Gedi-Repubblica- l’Espresso nella nuova gestione  di Da Benedetti figlio Marco, per anni amministratore di una Ong attiva nei “salvataggi” sul Mediterraneo).
Le strumentalizzazioni ed enfatizzazioni di ogni episodio anche banale inondano una stampa che pretende di essere partigiana e invece è solo tristemente faziosa, priva di obiettività ed equilibrio, animata soprattutto da rabbia per la sconfitta, voglia di vendetta più che di rivincita contro chi non ha seguito la loro linea politica , e da quello che sembra l’obiettivo comune e l’imperativo categorico: impedire a questi nuovi governanti di governare, squalificando a priori ogni loro intervento e proposta e cercando di dividere i due leader dei partiti di governo ad ogni colpo di tosse non in sintonia.

Ridicola poi è l’accusa di aver fatto finora solo annunci e nessun intervento concreto, per non aver saputo risolvere, in un mese, problemi che chi è stato al governo per decenni non ha risolto, ma anzi aggravato ( e parliamo di mafie, corruzione che  ha infestato tutti i partiti tradizionali e più di una istituzione, stagnazione economica,  precarizzazione del mondo del lavoro, annosa e continua  immigrazione di  clandestini che ha alimentato la criminalità e il degrado…). Come non è credibile e convincente il quotidiano accanimento a evidenziare reali o presunte divisioni interne altrui, quando si è nel totale caos a casa propria, incapaci di trovare una linea e un leader autorevole accettato da tutti.

E questa campagna così smaccata, che sembra ideologicamente drogata con droga tagliata male, non mi piace perchè impedisce ogni sereno giudizio sui fatti e ogni serena valutazione delle proposte di governo e, tra l’altro, suscita spesso sguaiate e altrettanto becere reazioni dei fan dei partiti governativi sui social e blog vari. Come sempre, un’esagerazione chiama l’altra di segno opposto.
L’opposizione ad un governo è legittima e necessaria, ma è utile se fatta in modo intelligente e costruttivo; se è fatta in modo strumentale, solo per puro ostruzionismo e per impedire qualsiasi azione che poterebbe essere anche positiva per il Paese, diventa una pericolosa palla al piede.
Tra l’altro non è nemmeno utile politicamente ai partiti di opposizione, perchè se facessero cadere il governo ora, i partiti che lo sostengono ne uscirebbero rafforzati proprio perchè è risultato evidente che non li si è voluti lasciar governare, e i partiti che ora sono all’opposizione, PD e Forza Italia, sono in piena crisi di consensi e di identità, leader e contenuti, e se si dovessero presentare a nuove prossime elezioni, ne uscirebbero ancora peggio del 4 marzo.

*** A futura mia memoria voglio quindi riassumere qui la cronistoria di questi 100 giorni e del perchè e come si è arrivati a questa situazione

I 100 GIORNI DEL DOPO 4 MARZO 2018, DAL CAOS AL GOVERNO M5S- LEGA

– Dalle elezioni del 4 marzo non esce un chiaro vincitore, ma solo un chiaro sconfitto: il partito democratico. La coalizione di centrodestra ottiene il 37 per cento, con il trionfo della Lega che supera Forza Italia. Ma il M5s è il primo partito, con oltre il 32 per cento dei consensi. Reduce dalla “netta sconfitta”, Renzi annuncia che lascerà la segreteria del Pd ma dopo la formazione del Governo. Nel Pd inizia l’era Martina, segretario-traghettatore fino all’Assemblea.

– A Palazzo Grazioli, Silvio Berlusconi e Giorgia Meloni hanno dato il mandato a Matteo Salvini a incontrare il M5S per cercare una soluzione per le presidenze di Camera e Senato. Tutti e tre escludono intese col Pd. Il leader della Lega chiama Di Maio: è un primo avvicinamento.

– Dall’intesa Lega e M5stelle escono i presidenti di Camera e Senato: Roberto Fico (M5S) e Maria Elisabetta Alberti Casellati (FI- CentroDestra). Si apre la fase delle consultazioni. Di Maio prova a tenere socchiusa la porta al Pd: “Siamo aperti a tutti“. Ma arriva l’alt di Travaglio: “Se va con Lega gli servirà una scorta”.

Di Maio su La7 propone come candidato premier un “contratto di governo”: sì alla Lega e al Pd “derenzizzato”. Immediato il no dei democratici.

Il 10 aprile le prime consultazioni, ma non emergono intese e servirà un nuovo giro. Sempre più tesi i rapporti tra la Lega e il M5S sul ruolo di Berlusconi, che Di Maio vorrebbe fuori dai giochi. Il centrodestra invece serra le fila.

– Parte il secondo giro di consultazioni. Le battute non concordate di Berlusconi contro i Cinquestelle alla fine dei colloqui allontanano una soluzione. Il Pd esce dal bunker e si dichiara pronto a incontrare chi sarà incaricato da Mattarella “per confrontarsi sui punti programmatici”.

Il 18 aprile Mattarella dà mandato esplorativo alla presidente del Senato Casellati ma il 20, l’esito delle sue consultazioni si risolve in un nulla di fatto.

– Il 22 aprile il centrodestra vince le regionali in Molise. Il giorno dopo il presidente della Repubblica dà incarico esplorativo a Fico neo presidente della Camera.

Di Maio scarica Salvini e apre al Pd. Martina si dice disponibile.C’e’ dialogo, il mio mandato si chiude con esito positivo”, esulta Fico il 26 aprile. Ma per tirare le somme, Mattarella attende la Direzione del Pd.

– 29 aprile: trionfo della Lega in Friuli Venezia Giulia. Alla sera Renzi, da Fabio Fazio, rompe il silenzio e nega la fiducia a un esecutivo a guida Cinque stelle, anticipando una scelta che avrebbe dovuto prendere l’organo competente del PD. Martina lo attacca: “Così rischiamo l’estinzione”.

3 maggio: arriva l’attesa riunione della Direzione del Pd che ritrova l’unità su una mozione di Martina e accoglie anche le posizioni di Renzi. Si fa strada l‘ipotesi di un governo di tregua o istituzionale, che non piace però né alla Lega né ai Cinquestelle.

– Il 4 maggio Grillo rilancia l’ipotesi di un referendum sull’euro. Per di Maio è solo una battuta.

Terzo giro di consultazioni. Il Presidente della Repubblica rompe gli indugi e annuncia l’eventualità di un Governo neutrale che dovrebbe concludere la sua attività a fine dicembre per andare subito dopo a elezioni.

M5S e Lega restano contrari e chiedono elezioni subito, prima il 24 giugno, poi l’8 luglio, poi il 22 luglio, in piena estate.

– Il 7 maggio, Di Maio annuncia un passo indietro sulla premiership.

– Il 9 maggio, toglie anche il veto su Berlusconi e dice che la colpa dello stallo è di Renzi. Berlusconi dà l’ok a un governo Lega-M5s, senza votare la fiducia. I due vincitori delle elezioni chiedono 24 ore a Mattarella.

– 15 maggio: Huffington post rivela una prima bozza del programma di governo, stilato a Milano da Salvini e Di Maio.

– 17 maggio: Governo M5s-Lega: trovato un accordo tra Salvini e Di Maio, le ultime modifiche al contratto

Ancora distanti le posizioni tra Salvini e Di Maio sul nome del premier e sulla squadra di Governo. Ecco l‘ultima bozza del “contratto per il governo del cambiamento” che ora dovrà passare al vaglio del voto online (per i 5 stelle) e dei gazebo (per la Lega)

21 maggio, i leader di Lega e M5s salgono al Colle da Mattarella e indicano Giuseppe Conte come premier. Il presidente della Repubblica si consulta coi presidenti di Camera e Senato.

22 maggio. Sembrava quasi fatta ma l’accordo tra Lega e M5s sul candidato premier e sulla squadra di governo sembra di nuovo prendere il largo. La rincorsa verso l’incarico al candidato giallo-verde e a seguire la delicata architettura di pesi e contrappesi tra le due forze politiche inizia a scricchiolare sotto il peso di due macigni: il fardello di Paolo Savona, candidato al Tesoro (che Matteo Salvini vuole fortemente ma che lascia dubbioso il Colle) e il profilo del candidato premier portato da Luigi Di Maio, finito sotto la lente dei giornali di tutto il mondo per la vicenda del curriculum ritoccato.

-23 maggio. Ci siamo. Alle 17.30 Mattarella convoca Conte al Quirinale e gli assegna l’incarico, che lui accetta con riserva.

– 25 maggio, Conte sale al Quirinale ma senza lista dei ministri. La trattativa per il governo Lega-M5s è in salita e i tempi si allungano ancora. I Cinque stelle e la Lega blindano Savona, possibile ministro dell’Economia nonostante i richiami di Mattarella, che dice no ai “diktat”. “Sono davvero arrabbiato”, scrive Salvini su Facebook. Lo spread tocca quota 215.

La sera di domenica 27 maggio è la notte più lunga della Repubblica: Mattarella riceve Conte, che scioglie le riserve e rimette l’incarico di formare il governo. Il presidente della Repubblica spiega che il problema è l’aut aut della Lega sul nome di Savona, considerato inadatto per le sue posizioni sull’euro. Inizia la crisi istituzionale. Mattarella convoca l’ex commissario per la spending review, Carlo Cottarelli.

– Lunedì 28 maggio: il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha conferito a Carlo Cottarelli l’incarico per la formazione di un governo.

Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha affidato a Carlo Cottarelli l’incarico di formare il Governo. Cottarelli ha accettato con riserva”. Lo ha comunicato il segretario generale del Quirinale, Ugo Zampetti, al termine del colloquio tra il capo dello Stato e Cottarelli.

Queste sono state le prime parole di Cottarelli dopo il conferimento dell’incarico. “Il presidente Mattarella mi ha chiesto di presentarmi in parlamento con un programma per portare il paese a nuove elezioni”, ha dichiarato.

Conto di presentare la lista dei ministri in tempi molto stretti, con un programma che in caso di fiducia includa la Legge di bilancio per il 2019 e porti il paese alle elezioni all’inizio del 2019. In assenza di fiducia il governo si dimetterebbe immediatamente e resterebbe in carica per la ordinaria amministrazione accompagnando il paese alle elezioni, che si terrebbero subito dopo l’estate”, ha detto Cottarelli.

Io e ministri non ci candideremo alle elezioni”, ha assicurato l’ex commissario alla spending review, sottolineando che “è essenziale la partecipazione dell’Italia all’area euro”.

Gli scenari sono quindi al momento due: un governo Cottarelli che, una volta insediatosi, riceva la fiducia del parlamento e lavori alla legge di bilancio per poi traghettare il paese a nuove elezioni, che si terrebbero all’inizio del prossimo anno.

Tuttavia, vista l’indisponibilità di Lega, M5s e Fratelli d’Italia a votare la fiducia, così come probabilmente di Forza Italia, questa prima ipotesi appare al momento improbabile.

Più verosimile che si verifichi il secondo scenario prefigurato da Cottarelli e concordato con il capo dello stato: un governo che non riceve la fiducia e che si limita quindi a occuparsi degli affari correnti. A quel punto si tornerebbe al voto in estate.

Cottarelli, in ogni caso, presenterà la lista dei ministri a Mattarella tra oggi e domani.

La scelta di affidare l’incarico a Cottarelli è arrivata dopo che, domenica 27 maggio, Giuseppe Conte ha rimesso il mandato al presidente Mattarella, prendendo atto che non era possibile trovare un accordo con il Colle sul nome di Paolo Savona per il ministero dell’Economia.

Mattarella si è infatti opposto alla nomina di Savona, considerato su posizioni eccessivamente euroscettiche, come ha spiegato nel suo discorso sul fallimento del governo M5s-Lega.

Dal canto loro, Di Maio e Salvini non sono stati disposti a trattare e a convergere su un altro nome.

Si è così aperto uno scontro istituzionale senza precedenti: il Movimento Cinque Stelle e Fratelli d’Italia hanno detto che chiederanno la messa in stato di accusa del presidente della Repubblica

Salvini, intanto, ha aperto alla possibilità di un accordo con il Movimento Cinque Stelle per presentarsi insieme alle prossime elezioni politiche, minacciando anche di rompere l’alleanza con Forza Italia se alla fine Berlusconi decidesse di votare la fiducia al governo Cottarelli.

– Cottarelli incaricato: “Senza fiducia elezioni dopo agosto”. Ecco chi voterà fiducia al suo Governo : quasi nessuno, nemmeno il PD

– 29 maggio: Cottarelli non si presenta all’annunciata conferenza stampa di conferma, o rinuncia, del mandato.

30 maggio: Governo, Cottarelli rimette il mandato: “Meglio un esecutivo politico di uno tecnico. Così meno incertezza”.

Nel frattempo Lega e Movimento 5 Stelle avevano annunciato di avere raggiunto un accordo per la formazione di un governo politico guidato da Giuseppe Conte, opzione che fino a ieri veniva considerata archiviata.

– Giovedì 31 maggio 2018. Giuseppe Conte ha ricevuto di nuovo l’incarico dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella di formare il governo, dopo avergli presentato la lista dei futuri ministri. A meno di grossissime sorprese, sarà la volta buona: il giuramento del nuovo governo è in programma per domani alle 16. Tra i ministri proposti da Conte ci sono: Paolo Savona alle Politiche europee, Giovanni Tria all’Economia, Matteo Salvini agli Interni e vicepremier, Luigi di Maio al Lavoro e vicepremier, ed Enzo Moavero Milanesi agli Esteri.

, perché Lega e Movimento 5 Stelle avevano annunciato di avere raggiunto un accordo per la formazione di un governo politico guidato da Giuseppe Conte, opzione che fino a ieri veniva considerata archiviata.

– 1 giugno: Governo, Conte e i ministri hanno giurato al Colle. Tria: “Nessuna forza politica in Italia vuole l’uscita dall’euro”La squadra del governo gialloverde si è presentata ufficialmente al Quirinale. Poi il primo cdm per l’assegnazione delle deleghe ai ministri senza portafoglio e la nomina del sottosegretario Giorgetti.

In serata le celebrazioni per la festa della Repubblica, Mattarella: “Italia protagonista in Europa“. E il neo titolare del dicastero dell’Economia difende la moneta unica. Verso voto di fiducia in Aula martedì 5 al Senato e mercoledì 6 alla Camera

Le prime dichiarazioni – La mattina del giuramento si è aperta all’insegna della distensione: la formazione di un governo politico ha spinto i mercati a tranquillizzarsi dopo giorni di tensione. Lo spread ha aperto in ribasso, scendendo sotto quota 230, mentre la Borsa di Milano fa registrare un netto rialzo: trascinata dai titoli bancari, Piazza Affari guadagna oltre il 2,5%

– 18 giugno: Contratto di governo, le 5 stelle del Movimento e la linea dura della Lega: il programma finale del patto Di Maio-Salvini: Ambiente, corruzione, costi della politica, diritti, immigrazione, fisco, giustizia, sicurezza, sviluppo, scuola, trasporti: operazione di sintesi delle linee-guida dell’accordo per un esecutivo giallo-verde

l contratto del primo governo giallo-verde, Lega e Movimento 5 stelle, è il risultato di un lavoro quasi impossibile: condensare due programmi elettorali vicini su alcuni punti e diversissimi su altri e cercare di farli parlare insieme. Per questo c’è un comitato di conciliazione: è un organo che viene tirato in causa nelle “divergenze” e deve appianare le differenze per far tornare l’armonia generale. Inoltre, è scritto nero su bianco che i partiti non dovranno mettere in minoranza gli avversari sui temi che per loro sono “di fondamentale importanza“.

*In questa stesura ilfatto.it si è impegnato a semplificare il più possibile le 57 pagine, depurandole dalle enunciazioni più generali …. (https://www.ilfattoquotidiano.it/2018/05/18/contratto-di-governo-le-5-stelle-del-movimento-e-la-linea-dura-della-lega-il-programma-finale-del-patto-di-maio-salvini/4362179/ )

– Ma parte subito dalla stampa e TV, e dal PD e Forza Italia, il fuoco di fila delle critiche con un processo alle intenzioni e le previsioni più fosche sulla sostenibilità del programma e con una preventiva demolizione di tutte le proposte indicate nel contratto di governo.

Comincia Mentana che critica il contratto Lega e M5S “Come e dove si trova quella montagna di soldi?” citando i conti subito sfornati dall’Osservatorio sui conti pubblici dell’Università Cattolica di Milano che è sicura che il programma di Lega e M5S provocherebbe un buco di cento miliardi”.

E il processo mediatico continua ogni giorno, focalizzato soprattutto sulla questione dei nuovi sbarchi di clandestini, alias migranti- profughi-immigrati … con al centro del bersaglio il neo Duce Salvini incarnazione del Male con la sua proposta di chiusura dei porti italiani, seguito da Di Maio che punta sulla tanto agognata abolizione o riduzione dei vitalizi dei parlamentari e pensioni d’oro. Sarà vera gloria o fallimento?

Ai posteri l’ardua sentenza.

***(testo della cronistoria tratto in parte da https://www.ilfoglio.it/politica/2018/05/28/video/governo-cosa-e-successo–da-4-marzo-a-oggi-mattarella-cottarelli-lega-m5s-197210/ e altri giornali

 

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Giornata della memoria … corta e strabica

Italy's new President Mattarella visits the Constitutional Court headquarters in RomeOggi, 27 gennaio 2018, si celebra in mezzo mondo la “Giornata della memoria” per  ricordare  la fine  dell’Olocausto, o “Shoah”, orrendo genocidio di milioni di ebrei e altre minoranze, pianificato e messo in atto per anni nei campi di sterminio voluti dal regime nazista di Hitler, con la collaborazione parziale  anche di altri regimi europei come quello fascista nell’Italia governata da Mussolini.
Siamo anche nel pieno di una campagna elettorale nazionale che chiamerà gli italiani a votare il 4 marzo prossimo. E  anche questa volta, come e più delle  elezioni precedenti, pur a oltre 70 anni dalla fine della guerra e dei  regimi che la vollero, e dopo oltre 70 di vita della nostra Repubblica democratica, la campagna elettorale  si sta combattendo ancora imperniata sul tema “fascismo/antifascismo”, come fossero realtà ancora presenti, attive e determinanti nella nostra società e nell’agone politico.
Personalmente ritengo che questo  “battaglia” ostentata sia mal posta da entrambi i contendenti, fuori tempo e fuori luogo, sia da chi coltiva assurde nostalgie di un regime  che  quasi nessuno ormai può dire di aver subito sulla propria pelle (se non è ultrasettantenne) e quindi si basa su una memoria altrui spesso volutamente falsata, sia da chi  pensa di poter attribuirsi la patente e l’aureola di democratico solo perchè professa un antifascismo parolaio  a costo zero, usando come bandiera strumentale i meriti dell’antifascismo vero e sofferto dei padri, ma chiudendo gli occhi su altri pericoli o praticando altri abusi che possono favorire altre malattie mortali per una democrazia.
Se ancora  oggi siamo impantanati in questa diatriba, significa che  nell’uso della memoria e delle ripetute e ricorrenti celebrazioni antifasciste ogni anno, qualcosa non ha funzionato, anzi ha funzionato all’incontrario, tanto che sono cresciuti gruppi e gruppuscoli che più o meno apertamente sbandierano camicie nere e simboli nazifascisti. E ancora c’è chi si attarda a mitigare il giudizio sul fascismo ricordando che il regime fascista “ha fatto anche cose buone”. Anche questa è questione mal posta e falsamente salomonica.

Una ideologia e un regime vanno giudicati per tutto il loro percorso, per i risultati finali che hanno prodotto e per l’eredità che hanno lasciato.
Il percorso del fascismo nasce nel 1922 con le violenze delle squadracce, col delitto Matteotti e altri simili, la promulgazione delle “leggi fascistissime” del Codice Rocco, la soppressione delle libertà di pensiero e stampa e la persecuzione delle opposizioni, tribunali speciali, confino, torture, imprese coloniali del 1935 (con ambizioni imperiali in Libia, Somalia, Etiopia), culto della personalità del Duce, programmi scolastici all’insegna del motto “libro e moschetto fascista perfetto”, difesa della famiglia numerosa per “dare figli alla patria” da mandare in guerra come carne da cannone per una politica aggressiva coltivata con la propaganda fin dagli inizi.
Poi le leggi razziali e l’entrata in guerra al seguito del suo emulo e padrone Hitler sono stati il coronamento e il naturale punto di arrivo di una ideologia sbagliata nella sua essenza e nefasta nelle sue conseguenze: morte per milioni di persone, un paese in macerie e risentimenti e odio tra i sopravvissuti (che si protraggono fino ai giorni nostri…)
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 Per questo il Presidente  Mattarella ha ragione quando dice che è sbagliato dare giustificazioni o alleggerire le colpe del fascismo, riferendosi alle “cose buone” che ha fatto nel governo materiale di alcuni settori del paese. Perchè queste non possono sminuire o bilanciare quelle “cattive”, che di fatto le hanno completamente vanificate.
Tutti i regimi dittatoriali, di qualsiasi ideologia, nazismo, comunismo, militarismo, monarchie assolute, perfino le teocrazie cattoliche del passato e quelle islamiche recenti, hanno fatto e fanno “cose buone”, potenziato qualche settore dell’economia, costruito opere pubbliche  importanti, o bonificato paludi,  perchè avevano e hanno bisogno di conquistare e mantenere il consenso popolare e rendere più forte il Paese governato soprattutto per rafforzare il proprio potere personale, spesso con mire espansioniste anche oltre i confini.
Ma il male e il prezzo che questi regimi hanno fatto e  fanno pagare ai loro popoli è incommensurabile e porta infine a distruggere quel che hanno costruito, perchè con un fine e con metodi  sbagliati e repressivi.
Male quindi fa la destra, o Salvini, se si aggrappano a questi ambigui giustificazionismi o riconoscimenti parziali di presunti meriti del fascismo, per attirare i voti   dei nostalgici  di un regime di cui ci si dovrebbe solo vergognare (checchè ne dica la Alessandra Mussolini), pregiudicando così la possibilità di accreditarsi come destra moderna  e sicuramente inserita in un percorso che viaggia  su binari democratici.
 Ma il presidente Mattarella farebbe bene a spiegare anche che il “fascismo”, come modo di essere, conquistare e gestire il potere, può sempre rinascere, non solo con gli oscuri disegni dei “personaggi” incolti e aggressivi che si intruppano in Forza Nuova e nei naziskin, o tra loro favoreggiatori, ma anche sotto nuove e diverse forme, titoli e ideologie, senza svastiche o camice nere, ma in modo strisciante e occulto, quando si gestisce il potere senza il rispetto delle opinioni altrui, si travalica con arroganza nell’uso dei propri, si pretende di far prevalere il proprio punto di vista personale o di fazione con l’intimidazione e la diffamazione dell’avversario, con insulti, minacce, o blandizie, o voti di scambio; con la pretesa imposizione di un pensiero unico spacciato come il solo “politicamente corretto”; quando si approvano leggi elettorali incostituzionali o talmente contorte da impedire una reale comprensione e rappresentatività della volontà dei cittadini, quando si   favoriscono o non si impediscono corruzioni, criminalità e illegalità organizzate e spicciole,  ingiustizie in campo sociale … E si potrebbe continuare a lungo con l’elenco delle malattie  che, se non curate, possono portare a nuovi “fascismi”.
E bisogna ricordarsi anche che i padri e  i nonni di tanti e/o i loro vicini di casa che si lasciarono affascinare  dal fascismo  e dal Duce, non erano “mostri” sporchi brutti e cattivi, ma “normali” cittadini come noi; e la banalità e la apparente normalità  del male può annidarsi in ognuno di noi, oggi come ieri, se commettiamo gli stessi errori di valutazione, per superficialità, indifferenza, pregiudizio ideologico o qualche piccola o grande  scorrettezza o volontà di prevaricazione.

Non cancellate i Comuni!

Municipio e monumento 1990In relazione allo studio di pre-fattibilità avviato dai Comuni di Castello d’Argile, Pieve di Cento, Galliera e San Pietro in Casale per l’eventuale fusione dei suddetti Comuni, come cittadina di Castello d’Argile e studiosa di storia locale, già consigliere comunale e assessore dal 1995 al 1999, desidero esprimere la mia più profonda contrarietà a tale ipotesi di fusione. La mia contrarietà nasce da valutazioni di carattere istituzionale, simbolico e pratico, di fruibilità e di controllo dei servizi pubblici da parte dei cittadini e dei propri rappresentanti.
Sul piano istituzionale sostanziale e simbolico
considero innanzitutto la cancellazione dell’autonomia comunale una grave e irreversibile privazione della secolare identità e rappresentatività delle comunità locali, non giustificata da alcuna esigenza sociale, economica e di relazione.
Cancellare i Comuni significa cancellare la storia d’Italia e il fondamento dell’organizzazione territoriale fissato dalla Costituzione democratica italiana.

UN CENNO DI STORIA

Mi pare opportuno ricordare che le comunità locali di Argile e Mascarino, pur presenti e attive e documentate da oltre un millennio, furono ridotte ai minimi termini e in assoluta povertà nei secoli dal 1400 agli inizi del 1800, in quanto private di ogni autonomia politica ed economica e di rappresentanza locale, in condizione di totale dipendenza dal Senato e dal Legato pontificio di Bologna.

Solo dopo l’istituzione del Comune di Castello d’Argile nel 1828 (dopo la breve esperienza della prima “municipalità” napoleonica e alcune brevi diverse aggregazioni subito tramontate), con Venezzano incorporato come frazione, e una prima rappresentanza di Consiglio comunale locale, il paese ha cominciato a crescere, come popolazione, come attività economiche e con nuove case e botteghe; crescita poi via via consolidata e sempre aumentata nel periodo seguito all’Unità d’Italia, con amministrazioni comunali locali gestite da Sindaci, Giunte e Consigli comunali che, pur in situazioni di difficoltà generali nazionali, e anche tra lotte e contrasti interni, maggioranze e opposizioni, hanno sempre saputo e voluto far crescere il paese, a cominciare dalla importante costruzione del primo Municipio nel 1874, con antistante Piazza, per dare finalmente un più efficace servizio pubblico, vicino ai cittadini, concreta visibilità e valore simbolico all’istituzione Comune. La nuova Costituzione della Repubblica Italiana, in vigore dal 1948, ha poi disegnato in modo esemplare, sulla falsariga di quella disegnata nel 1861 da Marco Minghetti, le ripartizioni territoriali dello Stato in Regioni, Province e Comuni, con relative distinte funzioni amministrative decentrate (Titolo V).

Oggi il nostro Comune ha 6.500 abitanti (popolazione raddoppiata negli ultimi decenni) ed è dotato di buoni servizi pubblici locali, di trasporto e in buon collegamento con servizi sovracomunali come gli ospedali e con la città capoluogo Bologna; servizi che necessitano certamente di miglioramenti e ampliamenti e miglior gestione, anche a seguito dell’incremento di popolazione. Ma non ha alcun interesse o bisogno di rinunciare alla propria autonomia comunale, al proprio nome, al proprio Sindaco e Consiglio, per annullarsi in uno strano accorpamento artificioso con altri 3 comuni, che determinerà un inevitabile conseguente spostamento altrove della sede principale decisionale, una ridotta rappresentanza locale subordinata ad altre rappresentanze interessi e decisioni altrui, e un ulteriore allontanamento dei cittadini dalla nuova istituzione, minor interesse alla partecipazione alle elezioni amministrative e alla elezione di un sindaco che non sarà un concittadino. Difficile che in tali condizioni di subordinazione, scollamento e lontananza si possa sperare in un miglioramento dei servizi locali.

ACCORPAMENTI TERRITORIALI DEL PRESENTE E DEL PASSATO, FATTI E CANCELLATI

Il Comune di Castello d’Argile fa già parte, insieme ad altri 7 Comuni del circondario bolognese, dell’Unione Reno-Galliera (composta dai comuni di Argelato, Bentivoglio, Castello d’Argile, Castel Maggiore, Galliera, Pieve di Cento, San Giorgio di Piano, San Pietro in Casale (sede amministrativa dell’Unione), istituita nel 2008 come ente pubblico territoriale dotato di personalità giuridica, per la gestione associata di alcuni servizi pubblici: polizia municipale, protezione civile, servizi alle imprese, servizi informatici, gestione del personale, pianificazione territoriale e urbanistica.

Inoltre è stato da poco inserito nella Città Metropolitana di Bologna, istituita nel 2014 per effetto di una legge che si proponeva in sostanza di superare e sostituire la Provincia, ente amministrativo intermedio secolare che si voleva abolire definitivamente con una legge di riforma costituzionale che non è però stata approvata col recente referendum del 4 dicembre 2016. A tutt’oggi, pur in una situazione di incertezza normativa generale e amministrativa di ambito provinciale, resta il fatto che il nostro, insieme agli altri 55 comuni dell’ex Provincia, è parte della città metropolitana, la cui massima autorità è il sindaco di Bologna, coadiuvato da un Consiglio metropolitano eletto a suffragio ristretto dai sindaci e dai consiglieri comunali dei 55 Comuni.

Prima di pensare ad imbarcarsi in una ipotesi di fusione di Comuni andrebbe fatta innanzitutto una verifica del funzionamento dei suddetti nuovi enti, Unione e Città metropolitana, valutando costi e benefici reali e problemi emersi.

La prudenza si rende necessaria anche alla luce del fallimento o comunque della cancellazione di tante aggregazioni territoriali sperimentate in passato, a cominciare dai Comitati Comprensoriali istituiti dalla Regione nel 1975, come organi intermedi di pianificazione, tra i quali il Comprensorio della Pianura bolognese con sede a S. Giorgio di Piano a cui il nostro comune fu aggregato. Istituzione abbandonata nel 1984, con il trasferimento delle sue funzioni alla Provincia e a nuove Assemblee di comuni. Parallelamente si istituirono le Comunità montane, e poi i Consorzi Socio Sanitari e i Distretti Scolastici, che pure avevano una loro motivazione logica derivata da esigenze di coordinamento funzionale per settori specifici (servizi sanitari, scuole..). Ma anche queste aggregazioni sono state cancellate e sostituite da altre.

Poi sono subentrate le Unità Sanitarie locali, i cui ambiti e confini territoriali sono stati cambiati più volte, dalla Usl 30 di Cento alla Usl 25 di S. Giorgio di Piano, per confluire infine nella attuale Azienda sanitaria di Bologna con 46 comuni.

Mi pare che si sia perso, o sprecato, già abbastanza tempo e risorse in questo fare e disfare aggregazioni territoriali, senza una approfondita verifica di costi e benefici, partendo da disegni verticistici e mai da esigenze di base, zigzagando una volta verso il decentramento e una volta verso la centralizzazione e le unificazioni.

Per inciso, ricordo anche che già ci fu un tentativo di annessione del Comune di Castello d’Argile a quello di Pieve nel 1928-29; tentativo prontamente respinto dal Podestà del tempo e dai cittadini. Anche l’ipotesi di unificazione di Galliera con S.Pietro in Casale, di cui si è parlato negli anni scorsi, era caduta nel dimenticatoio per le difficoltà e resistenze emerse.

QUALE FUSIONE, E PERCHE’?

Ora si ipotizza addirittura una fusione di 4 comuni sulla falsariga della legge nazionale del 2014 che istituiva le città metropolitane e dava anche indicazioni e incentivi economici alle fusioni di Comuni , recepite poi nel 2015 da legge regionale n. 13 dell’Emilia-Romagna, riordinando precedenti norme in materia del 1996 e del 2012, in una prospettiva di possibile risparmio dei costi delle amministrazioni e dei servizi pubblici.
Ora posso capire la opportunità o la necessità di unire anche sul piano istituzionale Comuni molto piccoli, con un numero ridotto di abitanti, talora in fase di spopolamento, e non più in grado di sostenere una propria amministrazione autonoma.
Ma non mi sembra che tale necessità possa riguardare Castello d’Argile e gli altri Comuni della proposta. Faccio rilevare che, dalle statistiche più recenti, risulta questa situazione:

– Comune di Castello d’Argile: 6.552 abitanti, su un territorio di 29 km quadrati, con una densità media di 225 abit. per kmq ; costituita da capoluogo Argile e una frazione, Mascarino-Venezzano.

– Comune di Pieve di Cento: oltre 7.013 abitanti su un territorio di 15,94 kmq, con una densità di 439 ab. per kmq; nessuna frazione.

– Comune di Galliera: 5.400 abitanti circa su un territorio di 37 kmq, con una densità di 146 abit. per kmq; 3 frazioni: S. Venanzio (capoluogo), Galliera vecchia, San Vincenzo.

– Comune di San Pietro in Casale: 12.200 abitanti circa su un territorio di 65 kmq, con una densità di 185 ab. per kmq.; 10 frazioni: capoluogo, Asia, Cenacchio, Gavaseto, Maccaretolo, Massumatico, Poggetto, Rubizzano, S. Alberto, S. Benedetto,

Anche guardando, oltre ai dati, la carta geografica, non si capisce come questa aggregazione possa costituire un “ambito ottimale”, se non per una mera contiguità di confini, valida solo per alcuni e non per altri, distanti e senza alcun rapporto relazionale. Senza contare che le relazioni e la comunanza di servizi ci legano maggiormente a Comuni che resterebbero fuori dalla fusione, come ad esempio il contiguo Voltareno e Argelato capoluogo, e Bentivoglio e Cento (FE) per la presenza di ospedali frequentati abitualmente dai cittadini di Castello d’Argile.

Ambito ottimale” di ogni Comune è quello esistente e ormai consolidato da un lungo percorso storico; e non tanto per un chiuso arroccamento campanilistico e municipalistico fine a se stesso, ma perché l’istituzione Comune è più che mai oggi, in tempi di globalizzazione, emigrazioni e immigrazioni, con sradicamento di tante fasce di popolazioni, l’unico baluardo che può tentare di mantenere o far recuperare una vita di comunità, necessaria per bilanciare il senso di estraniamento e distacco dei cittadini da istituzioni lontane e sorde ai loro bisogni.

Non vanno sottovalutati anche i problemi burocratici e le complicazioni che sorgerebbero dal cambio di denominazione dei 4 comuni, per le successive modifiche e aggiornamenti necessari per indirizzi, su atti demografici, catastali e notarili di proprietà che si trascinerebbero per anni.

Detto questo, fatto salvo il Comune come istituzione autonoma e con propri rappresentanti eletti, si faccia pure ogni sforzo che risulti utile per coordinare o unificare singoli servizi che, con le dovute verifiche, possano consentire risparmi senza dequalificarsi o scomparire.

L’incentivo economico alla ipotizzata fusione, per quanto assolutamente vago e non quantificabile preventivamente, da spalmare sul territorio più vasto, deriverebbe comunque da denaro pubblico erogato da Regione o Stato, quindi sempre dalle tasche dei cittadini, e vanificherebbe i presunti risparmi in sede locale.

Per diminuire davvero i costi della politica, a livello generale e locale, si taglino o si impediscano eventuali ruberie, corruzione, abusi, inefficienze, sprechi per mancati controlli, ecc., ma non i costi del regolare funzionamento della democrazia (lo stipendio di 3 sindaci e i modesti compensi dei consiglieri, lo stipendio dei dipendenti comunali…), se contenuti in ambiti ragionevoli e giustificati.

Il gioco non vale la candela, perché ciò che si sacrificherebbe con la cancellazione dei Comuni è molto più importante e irreversibile.

Magda Barbieri

PS. Questo testo è stato inviato come lettera- appello al Sindaco di Castellod’Argile e al Circolo PD locale promotore dell’iniziativa

Governo Gentiloni o Renzi-bis?

governo_gentiloniEureka! Abbiamo un “nuovo” Governo, costituito con la velocità di un lampo. Oddio, proprio nuovo nuovo non è , visto che 13 dei 18 ministri sono gli stessi del governo precedente. L’unica novità, se così si può chiamare, è il nome del Capo del Governo: Paolo Gentiloni, già Ministro degli Esteri, e fedele alleato di Renzi, al posto di Matteo Renzi, che resta comunque segretario del partito di maggioranza e ha tirato le fila di tutta la sceneggiata e ha ottenuto pure la conferma o la promozione di ministri che proprio non avevano brillato nell’azione del governo precedente e nei risultati delle loro riforme.
A questo punto sono consentite (si spera), tutte le battute: squadra che perde non si cambia, governo fotocopia, tanto rumore per nulla, la montagna ha partorito il topolino, o anche, il Re(nzi) ha abdicato a favore del Conte (Gentiloni), che comunque a lui ubbidirà.
Valeva la pena tenere sotto sequestro mediatico e politico un Paese per 6 mesi di campagna elettorale, spendere non so quante centinaia di milioni in propaganda per far approvare una riforma costituzionale che gli italiani hanno sonoramente bocciato, per ritrovarci con questo rimpastino di governo alla democristiana, e con un Paese ancor più incattivito e diviso tra guelfi ( orfani pro Renzi ) e ghibellini (contro Renzi) e un PD ancor più diviso e animato da opposti rancori? Non sarà facile rimediare ad un errore politico grande come un palazzo, perdipiù ora ripetuto con la perseveranza di chi non è mai sfiorato dall’ombra del dubbio di avere sbagliato, nè dalla volontà di tenere conto e cercare di capire le ragioni di una sconfitta, e quindi “cambiare”, contraddicendo i proclami di “cambiamento”promessi (ma sono sempre gli altri che devono cambiare…). Anzi, già oggi in una mezza intervista telefonica concessa al direttore di QN, Renzi rovescia la frittata e dà la colpa del ritorno alla “prima Repubblica” al fatto che non è stata approvata la sua riforma.
Come se il sostituire l’attuale Senato con il “senaticchio” striminzito composto da un misto di nominati, consiglieri regionali e sindaci,  ipotizzato dalla sua riforma, fosse  da considerare un basilare rinnovamento della politica…
Si può dire che la faccia tosta non gli manca?
Resta quindi una grande amarezza nel constatare che in questo Paese nulla cambia, che anche i rottamatori che tuonano contro l’attaccamento altrui alle poltrone sono attaccatissimi alle proprie, non mollano l’osso del potere, all’insegna della massima del marchese del Grillo “io sono io e voi non siete un c….”
Si mette in scena, la notte del 5 dicembre a scrutinio appena iniziato la performance delle dimissioni promesse e sbandierate a pieni polmoni per mesi, con la lacrima sul viso per mostrare al popolo la recita della propria coerenza con la parola data, evocando ritorni in famiglia a portare a scuola i figlioletti, senza più un lavoro e uno stipendio, si favoleggia di scatoloni per sgombrare Palazzo Chigi, e il giorno dopo si è già nello stesso palazzo (Mattarella consenziente) a gestire la successione da vincitore come se non fosse successo niente e non avesse perso una sfida assurda per cui tenuto in ostaggio l’Italia per mesi, evocando catastrofi e sfracelli nel caso l’avesse persa. E così lo tsunami è diventato fresca brezza che farà navigare col vento in poppa la navicella del nuovo governo.
Cari italiani, fatevene una ragione. Abbiamo scherzato.

Il 60% di No ad una brutta riforma costituzionale, e , in subordine ma evidente, a un governo insoddisfacente, è servito sì ad impedire che quella riforma fosse attuata (e meno male…) ma non è servito certo a cambiare il costume politico, nè le persone, nè i metodi.
Per concludere, solo due osservazioni: la ex ministra Maria Elena Boschi , intestataria della riforma costituzionale, e la  veneranda senatrice Anna Finocchiaro, relatrice  della stessa riforma bocciata a furor di popolo dal voto popolare, sono state  promosse rispettivamente a Sottosegretario  l’una e a Ministro l’altra, e questo suona come uno schiaffo  con beffa ai 19 milioni italiani, di ogni ceto, colore o convinzione politica, che hanno votato NO.
Tutta da interpretare la nuova imprevista investitura a ministro dell’Interno di Marco Minniti,  dalemiano di lungo corso, che fu il mediatore che portò Cossiga nel centrosinistra e agli accordi nelle segrete stanze (complice anche Bertinotti) che fecero cadere il governo Prodi nel 1998 e creare un nuovo Governo capeggiato da D’Alema con l’appoggio di Cossiga e di un suo partitino l’UDR, creato ad hoc. Poi Minniti ebbe sempre incarichi importanti da tutti i governi nei Servizi più o meno segreti e di Sicurezza nazionale . Questa promozione in prima fila di un personaggio come Minniti, con le sue relazioni, fa pensare  che questo governo Gentiloni/Renzi-bis non sarà un governo di transizione destinato solo per preparare una nuova legge elettorale e nuove elezioni a breve, ma  taglierà molte ali  e propositi di rivolta o dissenso all’interno del PD.

Tina Anselmi, o la solitudine dei “numeri primi”

tina_anselmi_artEcco un ritratto di donna impegnata in politica che ritengo doveroso ricordare in questo mio diario-blog: Tina Anselmi, morta nei giorni scorsi e  ricordata appena dalla grande stampa con qualche articolo commemorativo e poi subito relegata sulla stampa locale per il funerale a Castelfranco Veneto, sia pur alla presenza dei presidenti di Camera e Senato.
Tina Anselmi  aveva 89 anni, tutti ben spesi (fin quando fisicamente ha potuto) con capacità, onestà e spirito di servizio per il suo Paese.
È stata prima in tutto: staffetta partigiana a 17 anni, prima ministra donna nella storia italiana nel 1976, primo politico coraggioso a cercare di chiarire il groviglio di interessi e opacità della loggia P2. A lei è dedicato il francobollo emesso il 2 giugno giorno della festa della Repubblica...
Nella sua biografia* è scritto che, figlia di antifascisti, da ragazza entrò nella Resistenza operando da staffetta partigiana nella Brigata Cesare Battisti con il nome di “Gabriella”, in seguito al sentimento di sdegno e condanna provato quando fu costretta dai fascisti ad assistere alla impiccagione di giovani partigiani. Si iscrisse alla Democrazia Cristiana nel 1944. Da sindacalista, prima con la Cgil e successivamente, dal 1950, con la Cisl, si è occupata dei lavoratori del tessile e della scuola, e nel 1959 entrò nel consiglio nazionale della Dc, di cui è stata deputata dal 1968 al 1992.
Dopo aver ricoperto la carica di ministro del Lavoro, Tina Anselmi fu ministro della Sanità nel quarto e quinto governo Andreotti e legò il suo nome alla riforma che introdusse il Servizio Sanitario Nazionale.

Nel 1981, nel corso dell’ottava legislatura, fu nominata presidente della Commissione d’inchiesta sulla loggia massonica P2, che termina i lavori nel 1985.
Negli ultimi due decenni il suo nome è circolato più volte, ma senza successo, per la presidenza della Repubblica: nel 1992 fu il settimanale Cuore a sostenerne la candidatura e il gruppo parlamentare La Rete a votarla, mentre nel 2006 un gruppo di blogger l’ha sostenuta attraverso una campagna mediatica che prendeva le mosse dal blog “Tina Anselmi al Quirinale”.

Ma la sua carriera politica finì là, nel lontano 1985. E non è stato un caso, o per demerito, ma una probabile conseguenza delle inimicizie che si procurò con quella coraggiosa inchiesta sulla P2. Aveva aperto un armadio con troppi scheletri imbarazzanti e ancora potenti e quindi su di lei cadde il silenzio perchè fosse dimenticata e politicamente “pensionata” (oggi si direbbe “rottamata“) .


Cito tra le cose che ha dichiarato in interviste successive:
Forse molte cose che continuano a succedere possono avvenire e ripetersi proprio perché non é stata fatta ancora piena luce su quanto avevamo scoperto con la Commissione parlamentare sulla P2. In questo senso le classi dirigenti politiche che si sono succedute in questi anni hanno una grandissima responsabilità. Spesso mi chiedo: Perché non hanno voluto andare a fondo? Perché nessuno ha voluto capire cosa c’era veramente dietro? Perché nessuno ha voluto vederci chiaro dopo che in alcuni articoli pubblicati (uno anche a firma del figlio di Gelli) si é sostenuto che gli affiliati alla Loggia P2 erano molti di più di quelli che la mia Commissione aveva scoperto? Chi sono? Credo che finché non si farà piena luce su quella drammatica vicende non capiremo fino in fondo chi trama dietro le quinte e se le intercettazioni di questi ultimi mesi sono collegate e collegabili a quel potere occulto che, ne sono convinta, c’è e attraversa tanti ambiti della nostra società…anche quelli più insospettabili …. anche quelli che dicono di volersi occupare solo di ideali o di spirito.”……

 
«Nessuna vittoria è irreversibile. Dopo aver vinto possiamo anche perdere, se viene meno la nostra vigilanza su quel che vive il Paese, su quel che c’è nelle istituzioni. Noi non possiamo abdicare, dobbiamo ogni giorno prenderci la nostra parte di responsabilità perchè solo così le vittorie che abbiamo avuto sono permanenti».

Parole di Tina Anselmi su cui meditare soprattutto oggi, a fronte di un generale e preoccupante abbassamento del livello etico e di spirito civico e del degrado e inconsistenza della  rappresentanza politica in Italia (e non solo qui).
Mi viene anche da pensare quasi con rimpianto (anche se non sono mai stata democristiana) alla capacità diabolica della vecchia DC di mettere insieme “il diavolo con l’acqua santa”, personaggi oscuri, ambigui e intriganti come Andreotti e Cossiga e altri (pochi) limpidi come Tina Anselmi.