Tina Anselmi, o la solitudine dei “numeri primi”

tina_anselmi_artEcco un ritratto di donna impegnata in politica che ritengo doveroso ricordare in questo mio diario-blog: Tina Anselmi, morta nei giorni scorsi e  ricordata appena dalla grande stampa con qualche articolo commemorativo e poi subito relegata sulla stampa locale per il funerale a Castelfranco Veneto, sia pur alla presenza dei presidenti di Camera e Senato.
Tina Anselmi  aveva 89 anni, tutti ben spesi (fin quando fisicamente ha potuto) con capacità, onestà e spirito di servizio per il suo Paese.
È stata prima in tutto: staffetta partigiana a 17 anni, prima ministra donna nella storia italiana nel 1976, primo politico coraggioso a cercare di chiarire il groviglio di interessi e opacità della loggia P2. A lei è dedicato il francobollo emesso il 2 giugno giorno della festa della Repubblica...
Nella sua biografia* è scritto che, figlia di antifascisti, da ragazza entrò nella Resistenza operando da staffetta partigiana nella Brigata Cesare Battisti con il nome di “Gabriella”, in seguito al sentimento di sdegno e condanna provato quando fu costretta dai fascisti ad assistere alla impiccagione di giovani partigiani. Si iscrisse alla Democrazia Cristiana nel 1944. Da sindacalista, prima con la Cgil e successivamente, dal 1950, con la Cisl, si è occupata dei lavoratori del tessile e della scuola, e nel 1959 entrò nel consiglio nazionale della Dc, di cui è stata deputata dal 1968 al 1992.
Dopo aver ricoperto la carica di ministro del Lavoro, Tina Anselmi fu ministro della Sanità nel quarto e quinto governo Andreotti e legò il suo nome alla riforma che introdusse il Servizio Sanitario Nazionale.

Nel 1981, nel corso dell’ottava legislatura, fu nominata presidente della Commissione d’inchiesta sulla loggia massonica P2, che termina i lavori nel 1985.
Negli ultimi due decenni il suo nome è circolato più volte, ma senza successo, per la presidenza della Repubblica: nel 1992 fu il settimanale Cuore a sostenerne la candidatura e il gruppo parlamentare La Rete a votarla, mentre nel 2006 un gruppo di blogger l’ha sostenuta attraverso una campagna mediatica che prendeva le mosse dal blog “Tina Anselmi al Quirinale”.

Ma la sua carriera politica finì là, nel lontano 1985. E non è stato un caso, o per demerito, ma una probabile conseguenza delle inimicizie che si procurò con quella coraggiosa inchiesta sulla P2. Aveva aperto un armadio con troppi scheletri imbarazzanti e ancora potenti e quindi su di lei cadde il silenzio perchè fosse dimenticata e politicamente “pensionata” (oggi si direbbe “rottamata“) .


Cito tra le cose che ha dichiarato in interviste successive:
Forse molte cose che continuano a succedere possono avvenire e ripetersi proprio perché non é stata fatta ancora piena luce su quanto avevamo scoperto con la Commissione parlamentare sulla P2. In questo senso le classi dirigenti politiche che si sono succedute in questi anni hanno una grandissima responsabilità. Spesso mi chiedo: Perché non hanno voluto andare a fondo? Perché nessuno ha voluto capire cosa c’era veramente dietro? Perché nessuno ha voluto vederci chiaro dopo che in alcuni articoli pubblicati (uno anche a firma del figlio di Gelli) si é sostenuto che gli affiliati alla Loggia P2 erano molti di più di quelli che la mia Commissione aveva scoperto? Chi sono? Credo che finché non si farà piena luce su quella drammatica vicende non capiremo fino in fondo chi trama dietro le quinte e se le intercettazioni di questi ultimi mesi sono collegate e collegabili a quel potere occulto che, ne sono convinta, c’è e attraversa tanti ambiti della nostra società…anche quelli più insospettabili …. anche quelli che dicono di volersi occupare solo di ideali o di spirito.”……

 
«Nessuna vittoria è irreversibile. Dopo aver vinto possiamo anche perdere, se viene meno la nostra vigilanza su quel che vive il Paese, su quel che c’è nelle istituzioni. Noi non possiamo abdicare, dobbiamo ogni giorno prenderci la nostra parte di responsabilità perchè solo così le vittorie che abbiamo avuto sono permanenti».

Parole di Tina Anselmi su cui meditare soprattutto oggi, a fronte di un generale e preoccupante abbassamento del livello etico e di spirito civico e del degrado e inconsistenza della  rappresentanza politica in Italia (e non solo qui).
Mi viene anche da pensare quasi con rimpianto (anche se non sono mai stata democristiana) alla capacità diabolica della vecchia DC di mettere insieme “il diavolo con l’acqua santa”, personaggi oscuri, ambigui e intriganti come Andreotti e Cossiga e altri (pochi) limpidi come Tina Anselmi.

 

Il bikini e la libertà delle donne non islamiche in Occidente

donne-in-bikini-e-burkini-image-680x380Nel pieno delle polemiche scoppiate  in seguito al caso del burkini, e mentre alcuni si affannavano ad evidenziare  la condizione di privazione della  libertà delle donne islamiche, costrette a coprirsi da capo a piedi in pubblico e pure al mare, tanti nostri intellettuali, maschi e femmine, si sono prodigati  ad evidenziare che anche le nostre donne occidentali non islamiche non sarebbero in realtà libere di vestirsi o svestirsi come vogliono, perchè costrette a indossare succinti bikini dalle mode  imposte da un “potere mercantile” che vuole il corpo femminile esibito come un umiliante “richiamo sessuale”.
Esempio di questo zelo da mea culpa in confessionale nello stigmatizzare “gli stereotipi sulla libertà delle donne” , tanto da mettere sullo stesso piano i limiti alla libertà subiti dalle islamiche e quelli subiti dalle non islamiche, è un articolo di Dacia Maraini sul Corriere del 13 settembre scorso.
E’ da considerarsi una libera scelta – si chiede tra l’altro la Maraini – quella di usare un costume (tipo tanga) che mette in evidenza, spesso in maniera sfacciata  e brutale le parti più sessuate del corpo femminile?” Aggiunge poi la domanda parallela: “E’ vera libertà  quella di coprirsi in modo che tutto quello che può sfiorare le parti sessuate venga nascosto e la parte non possa  mai vedere il sole?” E fin qui il dubbio amletico ci può stare.
Ma non ci può stare  la successiva affermazione: ” …Ma se guardiamo le cose da un punto di vista culturale, ci rendiamo conto che sono due forme di costrizione molto simili…”  E la Maraini prosegue poi con  le sue equiparazioni tra i modelli  derivati da “convenzioni stereotipate” basati sul linguaggio della seduzione nel mondo occidentale  pretesa dal “mercato” e , sul fronte islamico, sulla negazione della seduzione in nome di una “religione punitiva”.

No, cara signora Maraini e colleghi vari, le due “costrizioni” non sono simili e non hanno lo stesso potere di condizionamento e induzione alla sottomissione. E’ sbagliato e fuorviante metterle sullo stesso piano, per non scegliere da che parte stare e non decidere, con la logica e la mancanza di coraggio di un Ponzio Pilato.

Intendiamoci, nemmeno io ignoro il potere di condizionamento delle mode, nel vestire e in tanti altri settori, diffuse dai mezzi di comunicazione, a loro volta condizionati dal “mercato”. E il condizionamento è tanto più potente quanto più è debole culturalmente ed emotivamente la persona che vi è esposta (donna o uomo, giovane o adulto che sia). Ma io, donna  che vive in Occidente in un paese democratico, alle mode posso resistere e nessuno, padre, marito o prete o comunità locale o legge nazionale, mi può costringere a seguirla; mi ci posso sottrarre  come e quando voglio senza che nessuno mi punisca, o isoli,  o condanni. Anzi, nel mio piccolo, il “mercato” posso essere io stessa ad influenzarlo, comprando o non comprando certi prodotti invece di altri.

Il bikini è diffuso, ma non obbligatorio per nessuna. in Occidente. Un giorno lo posso indossare, il giorno dopo no; posso mettermi un costume intero o un pareo o un camicione; lasciare i capelli al vento o  indossare un cappellino, a seconda  della mia voglia, del mio buon gusto, o cattivo gusto, o delle condizioni del tempo. Non è una “divisa” simbolica di nulla, se non di una libertà  di esibire, vestire o svestire il proprio corpo, che può a volte anche sconfinare nel cattivo uso della libertà (e succede, ma è male minore, di scelta personale e, volendo, rimediabile).
Ma sempre libertà è, sostanziale e fondamentale, che i nostri intellettuali, sempre troppo pronti a colpevolizzare la nostra “civiltà”  (di cui pure sono  protagonisti corresponsabili e beneficiari), inclini al masochismo e ad un  assurdo timore reverenziale e ad  una  preventiva  sottomissione alla retriva “cultura” islamica (talvolta in certi Stati sconfinante nella barbarie, nella crudeltà e nell’ingiustizia  istituzionalizzata contro le donne), dovrebbero difendere a voce alta e senza se e senza ma.
Quando le donne islamiche, nei paesi del Medio Oriente e in Occidente, potranno godere delle stesse nostre libertà, allora si potranno  fare certi parallelismi o equiparazioni, che oggi come oggi sono sbagliatissimi.

Lo stesso dicasi a proposito  dei tanti, troppi, casi di violenza sulle donne e dei femminicidi, ancora così frequenti nel mondo occidentale, che testimoniano il persistere di una mentalità  maschilista aggressiva e possessiva, dura a morire nonostante l’evoluzione culturale, il contesto sociale e le tutele legislative volte ad affermare l’uguaglianza e la difesa dei diritti delle donne.
C’è ancora tanto da fare per sconfiggere questa propensione alla sopraffazione maschile anche in Occidente, ma guardando avanti, per migliorare, non certo guardando indietro  o adeguandosi ai “detti” e agli esempi di vita famigliare del profeta Maometto di 1400 anni fa ( o imitando i Paesi dove a tutt’oggi vige la sharia). Diventiamo “come loro”, se accettiamo quel che vogliono “loro”, non se cerchiamo di impedire (anche con qualche divieto ben motivato) che facciano prevalere le “loro” discriminanti e punitive imposizioni o consuetudini. 
Posso concordare con Dacia Maraini quando scrive che ” La vera libertà consisterebbe nello stare comodi, nella possibilità di muoversi liberamente, di prendere il sole senza fare il verso alle peggiori pubblicità della seduzione mediatica, nello stare in armonia sfuggendo sia al linguaggio delle ideologie che del mercato”.
Ma ribadisco che, mentre è possibile per le donne in Occidente sfuggire alle imposizioni del mercato, alla maggior parte delle donne islamiche è precluso ancora oggi sottrarsi alle imposizioni e ai condizionamenti delle ideologie politico-religiose e delle tradizioni millenarie,  e scomode, discriminanti e anche se fuori tempo e fuori luogo, punitive e inopportune. 
E gli “intellettuali” dell’Occidente non fanno nulla per aiutarle a liberarsene, anzi le spingono a restare sottomesse in eterno dicendo loro che in fondo anche noi non siamo libere coi nostri bikini…. Che è come dire: Quindi, care islamiche tenetevi pure i vostri burka, burkini, chador, abbayah e fazzolettoni in testa, volenti o nolenti, libere o non libere, è affar vostro…. Noi ce ne laviamo le mani…

Giustificazioni sbagliate su attentati di Bruxelles, Parigi e altrove

E’ passato  quasi un mese (era il 22 marzo) dagli attentati all’aerSharia-police con volantino di zona controll.oporto e alla metropolitana di Bruxelles (città che frequento saltuariamente e aeroporto in cui mi trovavo con famigliari tre giorni prima), e, per non dimenticare, mi rileggo e riscrivo alcune osservazioni che avevo scritto a  botta calda, come commenti per un giornale (che me li ha pubblicati solo in parte).
Da osservatore indipendente e libero quale sono e vorrei restare, dico che l’uscita di Crozza a DiMartedié stata vergognosa e mi ha fatto indignare, perchè mentre ancora si tentava di identificare i cadaveri straziati di tante vittime innocenti di fanatici terroristi affiliati allo Stato Islamico o sua propaggine, Crozza invece di esprimere  cordoglio per le vittime e ferma condanna per gli assassini, o almeno parlare d’altro, ha fatto uno sproloquio per dare subito una giustificazione agli assassini e incolpare l’Occidente per i passati interventi in scenari di guerra in Iraq e Libia. Non esagero, basta leggere il comunicato successivo di rivendicazione dell’ISIS e riascoltare le parole di Crozza per notare che sembrano scritte dalla stessa mano e sbandierano le stesse giustificazioni sbagliate e infondate, che costituiscono un alibi per la follia omicida di questi fanatici.
Questa non é satira, é incosciente favoreggiamento del terrorismo, come e più delle deprecate bombe occidentali. Giustificare questi atti barbari e vigliacchi è come giustificare le stragi delle Fosse Ardeatine o di Marzabotto, compiute dai nazisti per rappresaglia su popolazioni inermi per vendicare vittime da loro subite in azioni di guerra di partigiani o alleati.
I terroristi conosciuti finora non sono né libici nè siriani o afgani provenienti dai paesi in guerra (e bombardati anche da russi e sauditi non toccati dal terrorismo… ) non combattono contro i tiranni per la libertà, ma per instaurare una tirannide che toglierebbe ogni libertà e progresso a tutti.
 Non so perchè a Crozza  come altri nel nostro paese piaccia tanto questa teoria autolesionista, e sbagliata, che vuol attribuire la colpa del terrorismo e della mancata integrazione sempre e solo alle bombe degli occidentali.
Ricordo che l‘attentato terroristico più grave e ispiratore di tanti altri successivi, fu quello delle torri gemelle di New York nel 2001, compiuto dai seguaci di Bin Laden, di cui 15 provenienti dalla presunta alleata Arabia Saudita (mai bombardata da alcun occidentale), 2 degli Emirati, un egiziano e un libanese.
Poi gli USA per reazione contro il terrorismo di Al Quaeda andarono a bombardare in Afganistan. Ma non mi risulta siano Afgani i terroristi che hanno compiuto poi attacchi in Occidente, nè mi pare siano libici o siriani.
I terroristi suicidi e i foreign fighters che vanno a combattere in Siria o per l’ISIS, individuati finora, provengono o dai paesi islamici più tolleranti (e non bombardati) come la Tunisia, il Marocco o l’Egitto o escono dalle periferie di Bruxelles, Parigi e Londra (e dall’Italia). Le cause quindi sono molto più complicate e hanno il comune denominatore nel “virus” del fondamentalismo religioso e antioccidentale, che affratella gli islamici e li rende più refrattari all’integrazione e pericolosi di qualsiasi altro gruppo di altra fede.
Purtroppo sarà difficile ora rimediare agli errori del passato e modificare un’impostazione culturale e un atteggiamento mentale giustificazionista e di sostanziale condiscendenza , quando non di favoreggiamento, verso i terroristi; atteggiamento che si è diffuso nelle comunità islamiche anche apparentemente moderate o indifferenti, grazie anche ad un eccesso di tolleranza o di cecità di belgi, francesi e ora anche italiani, che non hanno voluto vedere gli aspetti pericolosi della ghettizzazione di queste comunità e la loro progressiva radicalizzazione, cresciute di numero e rafforzate chiuse in se stesse, mal consigliate, indirizzate e controllate da tanti imam (collegati a Stati islamici e teocrazie  del Medio Oriente), ben decisi a riproporre  e ricreare lo stesso schema famigliare e sociale basato sui precetti del Corano e quindi ostile al sistema di vita occidentale.
Ed è da queste comunità, solo apparentemente integrate, che sono usciti  gli sbandati catechizzati e pronti a farsi saltare in aria insieme a decine di persone incolpevoli che  si recavano al lavoro in metropolitana o in aereo.
A quale causa hanno giovato, se non arrecare  danno alla società occidentale (in cui pur tanti islamici vivono) per destabilizzarla  e metterla in crisi, attizzare contrasti interni tra i vari paesi d’Europa  sul modo di reagire e combattere il terrorismo? A pro di chi e di quale modello di società,  in Europa e in Occidente? forse con l’intento di sottometterlo all’Islam nel folle disegno di diventarne padroni?
Se lo chiedono i Crozza, i Gino Strada e i  pacifisti a senso unico, e tutto il codazzo di giornalisti, artisti esibizionisti e “intellettuali” che credono di essere intelligenti e coraggiosi solo  mostrandosi sempre pronti a denunciare le colpe, vere e presunte dell’Occidente (in cui vivono e godono di diritti e libertà di critica) e a tacere su quelle dell’Oriente e dell’Islam (che nega diritti e libertà ai propri sudditi e a chiunque capiti nelle loro mani)?

Utili idioti e cattivi maestri, da ieri a oggi

sondaggio paure  italiani  dopo il 13 nov. 2015Cito da Wikipedia: “La formula utile idiota, nel gergo politico, veniva usata per stigmatizzare l’atteggiamento di chi, all’interno dei paesi occidentali, simpatizzava per il sistema politico sovietico, e per definire l’atteggiamento del governo Sovietico nei loro confronti… che  in realtà li teneva in scarsa considerazione e li sfruttava cinicamente.
….
Lo scrittore Edvard Radzinsky, nel suo libro “Stalin” attribuisce l’espressione all’artista Jurij Pavlovic Annenkov, che riferì di averlo visto in alcune carte lasciate da Lenin… e  congetturava trattarsi di una parte del testo completo del testamento originale di Lenin, che questi avrebbe deliberatamente nascosto…..
« I cosiddetti elementi culturali dell’Europa Occidentale e degli USA sono incapaci di comprendere lo stato attuale dei fatti [internazionali] e il reale equilibrio delle forze, perciò devono essere considerati come sordomuti e trattati di conseguenza… » …….
« Dobbiamo per tener buoni i sordomuti, proclamare la fittizia separazione del nostro governo.. dal Comintern [la Internazionale Comunista],…. dichiarando che questa agenzia è un gruppo politico indipendente. …… Ancora una volta, i sordomuti lo crederanno. Anzi, ne saranno entusiasti ed apriranno poco a poco le porte, attraverso le quali gli emissari del Comintern e le agenzie di spionaggio del Partito si infiltreranno rapidamente in questi paesi, camuffati come personale diplomatico, culturale e come rappresentanti di commercio. I capitalisti di tutto il mondo e i loro governi, nel loro desiderio di conquistare il [potenzialmente grande] mercato sovietico, chiuderanno gli occhi di fronte alle attività summenzionate e si tramuteranno in ciechi e sordomuti. [Per questo] ci daranno credito che sarà un mezzo [indiretto] di appoggiare i partiti comunisti nei loro stessi paesi, e, nel passarlo a noi, sarà un mezzo per ricostruire la nostra industria bellica, che sarà essenziale per [realizzare] attacchi futuri contro i nostri fornitori. In altre parole loro lavoreranno per il loro stesso suicidio »……

Chi eccelleva  in prima fila in Italia  a svolgere il ruolo di “utili idioti” cari a Lenin e ai suoi successori? I cosiddetti “intellettuali di sinistra” o “organici al PCI”  soprattutto nel dopoguerra,  che, grazie al prestigio e alla pubblicità di cui godevano, si trascinavano dietro  folle di ignari ammiratori del presunto paradiso sovietico e firmavano in continuazione appelli per la pace e il disarmo unilaterale, sempre accompagnati da una severa critica per  il bieco regime imperialista USA, guerrafondaio e responsabile di tutti i mali del mondo.
Poi il sistema sovietico  mostrò il  suo vero volto repressivo e tutt’altro che paradisiaco e non fu più possibile nasconderlo anche al popolo, il blocco si sgretolò al suo interno, cortine di ferro e muri di Berlino caddero, e qualcuno tra gli ex utili idioti cominciò a prendere le distanze. Ma non tutti, anzi alcuni intellettuali o professori sempre convinti di  dover liberare il popolo dei lavoratori con le loro idee “rivoluzionarie”, si riciclarono come “cattivi maestri“, pronti a dare giustificazioni sociologiche  e alibi politico-morali ai brigatisti “rossi” che  dal 1968 in poi si erano esaltati  all’idea di poter “abbattere il sistema capitalistico” occidentale, ammazzando  personalità politiche, giudici, giornalisti e dirigenti di fabbrica, poliziotti e carabinieri in attentati terroristici.
Fortunatamente anche questa ondata di follia  si sgonfiò, grazie ad un deciso intervento di polizia e magistratura per reprimere gli ingiustificabili crimini commessi a danno di innocenti vittime, e grazie anche alla presa di distanza della parte più saggia della sinistra che cominciò a condannare pubblicamente il terrorismo, sia “rosso” che “nero”, e si schierò apertamente per  sostenere la via democratica  nella lotta politica  e sindacale.
Ora i nostri instancabili intellettuali di presunta sinistra (termine ormai obsoleto che non si sa più a chi affibbiare…), si stanno prodigando per prendere l’ennesima cantonata  e svolgere di nuovo il ruolo di “utili idioti” nei confronti dell’Islam, fornendo, con grande convinzione e sicumera,  giustificazioni e alibi politico- sociali al terrorismo di matrice islamica che sta minacciando e mietendo vittime in Occidente (“è colpa nostra, li abbiamo armati e pagati noi”... noi chi? obietto io…). Non solo, ma si sta tenendo un atteggiamento di condiscedenza e accettazione supina e acritica nei confronti della religione islamica che pure si sta diffondendo  enormemente  nei paesi dell’Occidente, attraverso una massiccia immigrazione forzata in atto da alcuni anni e grazie ad una strategia comunicativa e di infiltrazione culturale e psicologica che fa leva e sfrutta  i nostri principi di libertà  di pensiero e rispetto per tutte le religioni, per occupare spazi  e acquisire diritti per loro che si ritorceranno contro di noi, perchè da questa religione-politica, per sua stessa natura e ferree regole dettate dal Corano e dai suoi imam o califfi, non può venire che una limitazione delle nostre libertà e diritti acquisiti. 

In fondo basta  sostituire il termine “Islam” al termine “regime sovietico” e “fratellanza islamica” alla “Internazionale comunista”, nella succitata teoria leninista degli “utili idioti” inconsapevoli, usati  come arma strategica di infiltrazione nell’Occidente, per capire cosa sta avvenendo oggi grazie alla compiacenza di intellettuali, giornalisti, e pure magistrati, che scambiano per libertà d’opinione il favoreggiamento materiale o culturale del terrorismo e di una religione totalitaria e arcaica.
Di questa nuova ondata di follia masochistica e autodistruttiva  ne noto con sofferenza  le manifestazioni ripetute in ogni trasmissione televisiva, talk show e  interviste giornalistiche, da tempo e in particolare dopo gli attentati terroristici di islamici a Parigi del 13 novembre scorso,  dove  i nostri “cervelloni”, politici e giornalisti, invece di  accusare  gli esecutori materiali degli attentati e i loro ispiratori e mandanti islamici, non sanno far altro che recitare mea culpa per gli errori dell’Occidente, facendo di ogni erba un fascio, cittadini incolpevoli e governanti ottusi, Bush e cultura  millenaria, e non  hanno il coraggio dire una parola in difesa del nostro sistema di vita, e contro il sistema di vita, le colpe e le mire espansionistiche e guerresche del mondo islamico; mentre  si dà ampio spazio e soddisfazione a donne islamiche, magari carine e ben truccate, ma con la testa rigorosamente fasciata dal fazzolettone d’ordinanza e imbevuta di solo Corano, opportunamente istruite a recitare  le lodi dell’Islam ” religione di pace” e  protettore dei diritti delle donne…
Lo strazio mio si completa  quando, a difesa dei valori di libertà e democrazia e di una cultura e un progresso economico e sociale che sono il patrimonio e il vanto del mondo occidentale di prevalente (per ora) religione cristiana e istituzioni laicizzate, si devono sentire solo Salvini, la Santanchè, Gasparri, o altri leghisti o estremisti  destrorsi che lo fanno in maniera becera e offensiva, per pura strumentalizzazione di partito, con punte di razzismo e xenofobia generalizzata, senza  reali e credibili contenuti ideali. Anche questi quindi finiscono per svolgere la funzione di “utili idioti” e “cattivi maestri”, di segno opposto ma di identico risultato, che regala argomenti ai fondamentalisti islamici e alimenta il loro  interessato vittimismo.
Anche in Europa, e comunque in Occidente e mondo non islamico, USA, Russia, Cina e ONU tutta, tra i leader politici la confusione regna sovrana, tra chi pensa che serva solo la risposta armata di bombe sui  territori dominati dalle bande di Isis e fanatici alleati, chi erige muri per impedire l’immigrazione, e chi  predica l’accoglienza indiscriminata, senza peraltro avere i mezzi per sostenerla economicamente e dignitosamente e per contenere e prevenire  possibili infiltrazioni eversive e destabilizzanti dell’equilibrio sociale.
Quindi ognuno si muove per conto suo, magari solo per puri interessi nazionalistici o opportunistiche convenienze economiche particolari.


Su chi potrà mai contare la gente onesta e desiderosa di continuare a vivere  in un paese libero, convivendo pacificamente con altri immigrati anche di diversa religione che però non vengano qui per riportarci al Medioevo o farci saltare in aria?? Chi saprà e vorrà convincere gli immigrati islamici che è anche nel loro interesse accettare le nostre regole di vita, le leggi e le istituzioni laiche, la libertà di pensiero, stampa  e religione, la supremazia dello Stato laico sulle credenze religiose che ne siano in contrasto, l’uguaglianza dei diritti civili di tutti e delle donne in particolare?? Chi avrà la forza di persuasione e il coraggio (e ne basterebbe poco…) di  far capire alle donne islamiche quanto sarebbero più belle, libere e ben accette e integrate nella società se si liberassero di quella arcaica e ingiustificabile fasciatura intorno alla testa che le discrimina e le ghettizza?? Perchè gli islamici “moderati” , se sono venuti qui veramente solo per migliorare le loro condizioni di vita e integrarsi, non vogliono dare il buon esempio  incoraggiando le donne delle loro famiglie a non sentirsi socialmente e culturalmente obbligate a ostentare  un simbolo  di appartenenza e sottomissione alla loro religione (o al maschio?), cosa che nessun’altra fedele di nessuna altra religione ostenta (a parte le suore…)??
Ai posteri l’ardua sentenza…

Giubileo della misericordia e del perdono. Per chi? A quando il Giubileo della Responsabilità?

Papa Francesco Su_Santidad_Papa_FranciscoDunque  ci siamo. Dopo “l’anteprima”  africana di Bangui, parte oggi, 8 dicembre 2015, da Roma il nuovo Giubileo straordinario, voluto da Papa Francesco e da lui dedicato alla “misericordia” e al “perdono”. Non so cosa si proponga di ottenere il Papa,  per i popoli cristiani e  i non cristiani, da questa  già tanto pubblicizzata iniziativa, straordinaria perchè indetta al di fuori delle tradizionali scadenze temporali (prima ogni 100 anni, poi 50, poi 25, l’ultimo nell’anno 2000). Sicuramente le sue intenzioni saranno buone, viste e sentite le sue tante dichiarazioni  e atti volti  a risanare una Chiesa colpevole di tanti peccati  e a rappresentare un cristianesimo  basato su amore, solidarietà, tolleranza, sollievo alla povertà, ecc…
Tutto bello, in teoria, e sicuramente sarà di conforto e sollievo per i credenti, vedere ogni giorno in Tv (per un anno ?!…), o seguire di persona, Messe, processioni, cerimonie e riti vari  guidati da questo bonario e sorridente capo religioso vestito di bianco che parla a nome di un Dio incarnato in Gesù, mentre  mezzo mondo è sotto la minaccia di uomini vestiti di nero, che brandiscono  bandiere nere e armi micidiali per seminare il terrore e uccidere in nome di un altro Dio, chiamato Allah.
Se non si può parlare di “guerra di religione”, si potrà almeno parlare di “confronto” tra religioni; e, nel confronto, il ruolo che in questo momento rappresenta il cristianesimo di Papa Francesco è molto più positivo e utile  alla pacifica convivenza umana di quello svolto dall’Islam  del Califfo  Al Baghdadi e dai suoi complici, seguaci e “fratelli musulmani” sostenitori, amici, o silenziosi e dormienti che tacciono e consentono (salvo poi, in qualche caso e in qualche luogo, svegliarsi all’improvviso e  impugnare un mitra o un coltello per uccidere “infedeli”…).
Ma non si puo’ dire, per carita’, che la religione cristiana  e la civilta’ occidentale che ne e’ scaturita, evolvendosi e riformandosi anche attraverso lotte e rivoluzioni laiche, e’ migliore o superiore di quella del mondo musulmano; o questi si offendono;  e si arrabbiano pure i nostri intellettuali di (ormai ex) sinistra e cattolici,  paladini della pace che pensano si possa ottenere con il disarmo unilaterale, sia quello militare che quello culturale…
Che sia possibile un “dialogo” costruttivo e pacificatore tra questi due mondi, quello cristiano che ostenta messe e preghiere, e quello musulmano dell’ISIS, o degli stati teocratici sunniti e sciiti, o delle comunita’ islamiche insediate in Occidente, che praticano o sognano la “sharia” su tutto il mondo, ho i miei dubbi.
Staremo a vedere…

Non so se il Papa, nelle sue meditazioni e intenzioni,  si sia ispirato al modello di quel Papa Leone I che, secondo la leggenda, vestito di bianco in una suggestiva scenografia, fermò sul Mincio le orde degli Unni guidati da un impressionabile Attila ex “flagello di Dio”, nel 452. Certo è che poi lo stesso papa non riuscì a fermare,  tre anni dopo,  Genserico e i suoi Vandali che saccheggiarono brutalmente Roma e ne determinarono una disastrosa e lunga decadenza.
O forse il nostro papa si è ricordato del Pier Capponi, Gonfaloniere di giustizia di Firenze che nel 1494  per non cedere alle minacce  di saccheggio  della città da parte dell’ invasore Re di Francia Carlo VIII, pronunciò la famosa frase “Voi date fiato alle vostre trombe e noi suoneremo le nostre campane!”. nel senso che le campane avrebbero richiamato il popolo di  Firenze alla rivolta per cacciarlo dalla citta’.
Ma forse il modello piu’ a lui caro e’ sempre il San Francesco che  nel 1220 si reco’ nella Palestina occupata dai Saraceni per convertire il loro capo, il “feroce”  sultano detto Saladino. E’ bene ricordare pero’ che non ci riusci’; ebbe salva la sua vita e pote’ tornare in  Italia, ma non salvo’ il breve Regno di Gerusalemme e i Crociati, che furono sterminati e dovettero abbandonare per sempre la “terra santa” in mano ai musulmani.
Se dunque la storia vera non e’ di conforto al papa, vedremo  nei fatti del presente in che cosa si concretizzera’  il Giubileo della misericordia del 2015-2016.
Misericordia e perdono per chi? Per i peccatori, corrotti, mafiosi, terroristi e assassini a vario titolo che passeranno sotto qualche “porta santa” chiedendo indulgenza, a pagamento o gratis che sia?
Ma e’ di questi perdoni e indulgenze che abbiamo bisogno in un tempo in cui  imperversano e minano la societa’ proprio tanti corrotti, mafiosi e assassini in nome del denaro o di un dio? si crede davvero ad un loro pentimento e conversione sincera con la visita ad un santuario e la benedizione papale o sacerdotale?
Ha ancora senso che la chiesa cattolica si rifugi in queste arcaiche simbologie ereditate dalla Bibbia-Vecchio Testamento ebraico, e malamente utilizzate in  passato per fare un proselitismo  basato su una religione-spettacolo e su un  poco cristiano “mercato delle indulgenze”?
Siamo ancora fermi ad una religione–lavanderia delle coscienze che,  attribuendo tutto alla volonta’ di Dio, deresponsabilizza l’opera degli uomini e cerca di tenere legati a se’ i fedeli promettendo Paradisi ultraterreni e la “remissione dei peccati” attraverso un rito e la ripetizione di preghiere (piu’ o meno come i musulmani)?
Ma cosi’ non si favoriscono i peccatori e si scoraggiano gli onesti e i giusti che si sono sempre sforzati di ben operare e hanno subito il danno di aggressioni, ingiustizie e corruzioni?
E non si corre il rischio che il perdono per i peccati si trasformi in pretesa del perdono o condono per i reati?
A quando la proclamazione di un “Giubileo della responsabilita’ e della giustizia” che inviti gli uomini, credenti e non credenti, cristiani e musulmani, ad assumersi la responsabilita’ personale e sociale delle proprie azioni e delle  relative conseguenze nei confronti del prossimo e dell’umanita’ intera, nel bene e nel male?

“Sottomissione” e Islam a Parigi. Due campanelli d’allarme… e nuovo terrore reale

giovani islamiche con velo-bandiera francese, ridottoDue cattive (per me) notizie  da Parigi su “la Repubblica” di ieri 11 novembre 2015:
1) “Come nel libro di Houellebecq,una lista musulmana si presenta alle amministrative e sfida i valori laici della République”

2) “Gaffe diplomatica per il menù: Rohani non vuole vino a tavola, Hollande annulla la cena all’Eliseo”.
Quanto alla prima notizia, parte dunque  da Parigi, in occasione delle prossime elezioni regionali del 6 – 13 dicembre, il primo passo  per tentare di entrare nell’agone politico e dare la scalata agli organi di governo, sia pur solo amministrativi, per ora. Il nuovo partito si intitola “Union des Démocrates Musulmans de France” (Udmf) ed è stato fondato qualche anno fa da un franco-marocchino, ma finora non si era presentato ad elezioni per mancanza di candidati  o perchè non si riteneva ancora il clima propizio.
Ora i candidati sono stati trovati e il programma formulato prevede, manco a dirlo, la diffusione del menù halal e dell’insegnamento dell’arabo nelle scuole francesi e l’uso del velo per le alunne musulmane, finora vietato per legge.
Che c’è di strano o pericoloso? tutto o niente in apparenza, o forse no. La Francia, antesignana e campione della laicità pubblica, per la prima volta  ammette  la partecipazione  alle elezioni ad un partito che si ispira esplicitamente ad una religione ed ha un programma  con richieste dettate da precetti religiosi.  
Sintomo di liberalità e apertura e riconoscimento di un diritto non negabile in una democrazia?
In teoria, sì. Ma attenzione, che con i musulmani non si può scherzare, nè sottovalutare le implicazioni di queste aperture.
La questione di fondo resta sempre la stessa: può un partito musulmano essere compatibile con la democrazia? Se  antepone  il credo religioso e i dettami del Corano a principi e norme  di una consolidata e legittima Costituzione laica e democratica, come può rappresentare i diritti di tutti i cittadini, musulmani e d’altre religioni o non credenti, nelle sedi di governo? 
Sia che si trovi in minoranza che si trovi ad arrivare ad ottenere la maggioranza, sarà impossibile, poichè è un fatto  che dovunque gli islamici hanno raggiunto il potere  le Costituzioni vengono adattate ai dettami del Corano. E non vengono riconosciuti ad altri i diritti alla libertà di pensiero, stampa, religione, critica a chi detiene il potere.
E’ dunque saggio e opportuno che in un paese democratico si  dia la possibilità  di raggiungere il potere a qualcuno che si sa già in partenza che , appena potrà, lo priverà di libertà e democrazia?
Qualcuno potrà obiettare che anche in Europa ci sono partiti che portano l’etichetta di “cristiani” e quindi per par condicio anche i musulmani hanno il diritto di  farsi un partito a  denominazione e programma a base religiosa.
 Ma l’esperienza e la storia dimostrano che i partiti “cristiani” europei del ‘900 hanno comunque sempre agito nell’ambito di Costituzioni democratiche e hanno consentito  (o accettato obtorto collo…) che si facessero leggi laiche anche contro i dettami delle gerarchie ecclesiastiche, nel rispetto di diritti ed esigenze di tutti senza discriminazioni.
Per quanto io resto sempre del parere che sarebbe molto meglio non vi fossero partiti basati sui dettami di una religione, di maggioranza o minoranza che sia, cristiano, musulmano o induista, perchè sono sempre, poco o molto, fonte di contrasti, problemi, tentativi di limitare le  libertà altrui e di prevaricazioni, con pretese di imposizione di credenze fideistiche come fossero verità indiscutibili per tutti.
Un piccolo ma significativo segnale di come intendono i rapporti politici-religiosi i musulmani, Sunniti o Sciiti che siano, ce lo ha offerto proprio nei giorni scorsi Rohani, presidente della Repubblica islamica, sciita. dell’Iran, con la sua pretesa di togliere il vino dalla tavola del pranzo o cena che si doveva tenere all’Eliseo, a Parigi, in occasione di un incontro tra  massime cariche di Francia e Iran.
Scrive “la Repubblica”: Una spinosa questione di protocollo complica la prima visita in Francia del presidente iraniano, Hassan Rohani, atteso a Parigi il 16 e 17 novembre. A raccontarla è la radio francese ‘Rtl’ che rivela i dettagli dell’annullamento della cena ufficiale prevista all’Eliseo tra Rohani, e il suo omologo francese, François Hollande. La delegazione della Repubblica islamica avrebbe chiesto un menù halal e, soprattutto, che non fosse presente vino in tavola durante il pasto, come accade ogni volta che Rohani va all’estero. In Iran, infatti, il consumo di alcolici è severamente vietato.
La Francia avrebbe respinto la richiesta, per non rinunciare alle sue tradizioni laiche. Per salvare quello che poteva trasformarsi in una piccola visita (o gaffe) diplomatica, l’Eliseo ha proposto di annullare la cena e di sostituirla con una colazione. Ma Teheran avrebbe rifiutato, spiegando che si trattava di una soluzione troppo spartana. Alla fine è stato trovato un accordo: Rohani e Hollande si incontreranno per due ore a Parigi per discutere di Siria.
Alcuni consiglieri dell’Eliseo non hanno nascosto la loro irritazione per diffusione la notizia definendo la polemica “ridicola”. La polemica riporta alla memoria quanto successo anche in occasione della visita a Parigi di un altro presidente iraniano, Mohammad Khatami. Prevista nell’aprile 1999, venne rinviata perché l’Iran aveva chiesto di togliere i liquori dai ricevimenti ufficiali. La visita si tenne alla fine il 27 ottobre 1999: il presidente Chirac ricevette il suo ospite all’Eliseo, ma non mangiarono insieme….
Conclusione mia:  che un musulmano, qualunque o potente, non voglia personalmente mangiar carne di maiale e bere vino, padronissimo; e chi lo ospita fa bene a dargliene la possibilità e rispettare i suoi gusti. Ma che pretenda  che nessuno beva vino o  mangi carne in sua presenza, mi sembra decisamente troppo. Ed è qui che sta la differenza tra un musulmano integralista e un fedele di qualsiasi altra religione. E non è poco. 
Se acconsentiamo oggi a queste pretese assurde anche in Occidente e in casa nostra,  presto non si acconteranno di  vedere le loro donne col velo, ma pretenderanno che anche le altre si coprano, per “rispetto” dei loro dettami religiosi, o dei loro turbamenti maschili…
* A conferma di quanto sopra  ho appena visto  l’intervista allo stesso Rohani (che verrà in Italia il 16) da parte di una giornalista italiana di RAI News24, molto rispettosamente  coperta da mantello e cappuccio nero . Ma perchè il “rispetto ” per la loro religione e “cultura” dobbiamo averlo solo noi e loro non ne hanno nessuno per la nostra?
Forse che nei pranzi ufficiali in Iran si servono agli ospiti occidentali tortellini e cotolette e le donne possono stare a capo scoperto “per rispetto” della loro religione e cultura religioso-gastronomica?
**E dobbiamo pure “rispettare” l’altra faccia, o frutto velenoso e sanguinario, della “cultura” islamica? Nella stessa giornata del 12 novembre leggiamo:

– Libano, kamikaze in azione nella Beirut di Hezbollah (partito di Dio). Almeno 37 morti
Gli attentatori sarebbero due e si sono fatti esplodere in un centro commerciale nella periferia sud della città, roccaforte del movimento sciita. L’Isis rivendica. Croce Rossa: 181 i feriti.
–  Terrorismo, 17 arresti: “Piani di attentati in Europa e in Medio Oriente”. Pm: Merano crocevia di aspiranti jihadisti. I verbali Il mullah curdo che sognava l’Is

Operazione Jweb, conversazioni Skype dei terroristi: “E’ buono morire per Allah”.

****AGGIORNAMENTO DEL 14 NOVEMBRE
Ieri sera, proprio a Parigi, alcuni terroristi islamici hanno scatenato una vera e propria guerra con 7 attacchi armati  in contemporanea in punti diversi della città, sparando a raffica contro cittadini inermi che stavano al ristorante, al bar o allo stadio, uccidendo almeno 128 persone e ferendone 350 o forse più, di  cui molte grsvissime.
Altro che “campanelli d’allarme” come avevo scritto! Stanno suonando campane a morto per ognuno di noi in Occidente, se i nostri governanti non si svegliano e non trovano una strategia comune ed efficace per fronteggiare la situazione e difendere la nostra civiltà e la nostra gente da questi pazzi scatenati,e da chi li anima e arma, e dalla cultura di esaltazione della morte in nome di Allah che l’Islam sta diffondendo nel mondo.

Paure e censure

Islamici in preghiera - 2Non è la prima volta che succede e non sarà l’ultima (e con vari giornali) perchè  sono spesso piuttosto drastica e severa nell’esprimere certe mie convinzioni e valutazioni su politica, politici e religione, e questo evidentemente non  piace ai moderatori dei forum  dei giornali, che spesso censurano i commenti che saltuariamente e incautamente invio.
Eppure mi pare di non essere offensiva o usare il turpiloquio come tanti altri  i cui commenti vengono pur pubblicati; anzi pare che questi ultimi vengano prediletti, forse perchè innescano repliche a catena dello stesso “stile” che  fanno aumentare  i clic sul sito, piuttosto che favorire una sana discussione…
Ultimo esempio di censura da me subita è questo commento che ho inviato l’altro ieri al FQ a margine di un articolo dedicato all’approvazione di un bando per la futura costruzione di  2 moschee a Milano.
Avevo scritto:

In teoria la scelta di Milano di aprire due moschee appare giusta e in linea con il principio della libertà di religione, che deve essere garantita in uno Stato democratico. Ma in pratica si traduce in una porta aperta e un regalo a chi viene qui non per integrarsi e convivere pacificamente con la nostra cultura, principi e leggi, ma per conservare e diffondere i suoi, che mettono in primo luogo la “sottomissione” al Corano e ad una religione che non è come le altre, perchè non si concilia con la democrazia e dovunque regna vieta la libertà di pensiero e religione e calpesta i diritti civili, in primo luogo quelli delle donne. Non so come, ma credo che i paesi democratici debbano trovare il modo di mettere dei paletti difensivi che impediscano l’uso politico della religione musulmana (non solo a fini terroristici) a chi chiede e ottiene la cittadinanza: in primo luogo il rispetto e la “sottomissione” alle nostre leggi democratiche, prima che a quelle dettate dalla loro religione che, se applicata alla lettera delle sue “sure” è totalizzante e totalitaria, e divide gli uomini in “fedeli” e “infedeli” da combattere con tutti i mezzi, leciti e illeciti. Cito a mo’ di esempio il fatto che la nostra Costituzione, pur garantendo la libertà di pensiero e associazione, vieta la ricostituzione del partito fascista, perchè antidemocratico e responsabile di efferatezze passate. Sono in grado, e vogliono, i musulmani cosiddetti “moderati” e pacifici, garantirci che accetteranno di non fare della loro religione un’arma politica per la conquista di un potere con regole che ci riporterebbero al Medioevo?
Valutazioni, le mie, opinabili, come tutte, ma non -mi pare- scandalose o  basate su falsità, che volevano semplicemente evidenziare un problema, e ponevano degli interrogativi su cui riflettere; valutazioni che un giornale, che aveva fatto della difesa della libertà di pensiero e di stampa a fianco di Charlie Hebdo una bandiera distintiva, avrebbe  dovuto o potuto pubblicare, per semplice  riconoscimento del diritto di un lettore di esprimere  un suo parere, giusto o sbagliato che fosse, senza che questo comportasse una condivisione o la linea del giornale sull’argomento.
Ma non è stato pubblicato, nonostante  abbia ritentato più volte e con una formulazione diversa. D’accordo che ognuno in casa sua può far entrare, o non entrare, chi gli pare; ma stupisce questa discrezionalità e contradditorietà, a mio parere non giustificata dall’applicazione  esatta dei criteri di moderazione. Evidentemente sto antipatica ai moderatori, forse  perchè mi firmo Cassandra, e le Cassandre, per  millenaria e mitologica tradizione, nessuno le vuole ascoltare, nè chi sta al governo nè chi  sta all’opposizione, anche se  le loro funeste previsioni sui “cavalli di Troia” di ogni tempo spesso si avverano.
O forse mi hanno censurata perchè anche il Fatto Quotidiano, come tanti altri giornali ed esponenti politici in fondo hanno paura  delle reazioni che possono venire dal mondo musulmano, che non accetta critiche e al minimo appiglio grida  all’offesa  per il Profeta  e si atteggia a vittima dell’antislamismo (come ad ogni minima critica per il governo di Israele gli ebrei si  atteggiano a vittime dell’antisemitismo.…e questo succede sempre quando una religione si identifica col potere temporale, e viceversa).
Quando non si arriva a sparare o a sgozzare “l’infedele” o “l’eretico”.

Ebbene, mi censurino pure,  e chi legge mi giudichi pure “politicamente scorretta“, o non in linea con le opinioni correnti a sinistra, ma quasi coincidenti con quelle di certa destra, dalla Santanchè a Salvini; ma io lo dico e lo ripeto, senza essere leghista o di destra: molti aspetti dell’islamismo non li condivido e mi fanno paura, per me e per il futuro  del mio paese e pure per  il resto del mondo, in Occidente  dove si sta espandendo, e in Oriente dove governa molti Stati; per non parlare del caos e delle tragedie  e stragi provocate da gruppi di fanatici islamici in Africa.
E voglio poterlo dire e scrivere; come critico, in altre circostanze,  i comportamenti e le ideee  di politici italiani o esteri non musulmani e i ministri, vescovi e papi, e i seguaci del cristianesimo o di altre religioni.
Si può, e si deve, discutere di tutto in un paese democratico; e si possono criticare politici,  filosofi, scienziati e confutare qualsiasi teoria, senza temere  ritorsioni o condanne, se non legittime repliche e controdeduzioni.
Perchè non si deve poter criticare  e confutare i contenuti di una religione, e in particolare l’Islam, che non è solo una religione, ma un sistema di potere che, dove regna, è incompatibile con la democrazia e non lascia spazio alla libertà di pensiero e di religioni o credenze diverse, e calpesta a tuttoggi i diritti civili di uomini e donne (soprattutto), imponendo regole che risalgono a 1.400 anni fa??Perchè ci dobbiamo autocensurare e tacere sui pericoli che la crescente diffusione dell’islamismo, compresa la sua  eversiva componente fondamentalista e terroristica, comporta per la nostra civiltà?
Perchè  bisogna rispettare tutte le religioni – dicono certi benpensanti poco accorti. Ma  la critica e la  corretta  segnalazione di comportamenti e situazioni reali non è mancanza di rispetto; inoltre è legittima difesa nei confronti di chi  può rappresentare una minaccia o un pericolo; e l’Islam, dove ne ha il potere, non rispetta nessuno  se non si sottomette integralmente  alle “sure” che l’arcangelo Gabriele, fattosi  messaggero di Allah, avrebbe “rivelato” in sogno al Profeta Maometto 14 secoli fa, con la pretesa che gli si creda e lo si ritenga infallibile e indiscutibile.
Perchè dobbiamo lasciare  a Salvini e alla Santanchè e alle loro discutibili, strumentali e  controproducenti estremistiche espressioni e manifestazioni di piazza a soli fini elettoralistici di parte, la difesa di valori di libertà e democrazia che invece sono patrimonio di tutti?
Sarebbe più utile rileggersi e riflettere su quanto ha scritto in proposito dell’Islam, Oriana Fallaci nel libro “La rabbia e l’orgoglio”, a suo tempo incompresa e osteggiata da sinistra e strumentalizzata da destra.Certo bisogna fare i conti col fatto che una bella fetta di mondo è in mano a sovrani teocratici  islamici, e in Paesi con i quali  coltiviamo una serie di affari di natura economica; ed è probabilmente anche per questo che i nostri politici sono così timidi, ossequienti, confusionari e pasticcioni nei  loro confronti, per paura di perdere commesse per le nostre aziende.
Si deve dunque chiudere gli occhi davanti a violazioni di diritti civili  per mero interesse? Si deve accettare  e accogliere senza alcun filtro la  sempre crescente e sospetta invasione di immigrati, clandestini e richiedenti asilo,  provenienti non solo da paesi in guerra, ma da paesi islamici o comunque  oppressivi in cui la povertà è diffusa, e cercano – guarda caso- qui da noi  cattivi infedeli occidentali condizioni di vita migliori? Paesi che scaricano su di noi l’onere del loro mantenimento e della difesa dei loro diritti umani, mentre nelle patrie d’origine non si fa nulla per trattenerli migliorando le loro regole e condizioni di vita sul piano economico e dei diritti, ma perpetuando ingiustizie e oppressioni in Oriente, Asia e Africa, e indebolendo e mettendo in difficoltà Italia, Europa e l’Occidente tutto, confuso e incerto tra  respingimenti indiscriminati e disumani e accoglienze indiscriminate, improvvide e prive dei necessari mezzi di  supporto e mantenimento.
Molti tra noi, forse un po’ ingenuamente, sembrano oggi pronti ad arrendersi e autoflaggellarsi facendo mea culpa per gli errori compiuti dalle potenze occidentali nei decenni scorsi con le loro politiche di “esportazione della democrazia” a suon di bombe. Ma si dimentica che comunque, anche prima degli errori di Bush e altri,  quei paesi d’Oriente e d’Africa non erano certo pacifici, giusti e floridi e i loro popoli non stavano, e non stanno, certo bene; e non per colpa nostra.
Se quella è stata una strategia di intervento sbagliata, se ne trovi un’altra, con interventi di natura diplomatica, economica e di intelligence attenta, con accordi e anche forme di do ut des  fissate da organismi internazionali autorevoli, decisi ed efficaci, in grado di proporre e imporre soluzioni condivise ai problemi, nell’interesse di tutti e di una pacifica convivenza.
Purtroppo  finora  questi organismi internazionali hanno fallito e non abbiamo leader politici di  alta statura, saggezza e lungimiranza.
E’ dunque più che giustificata la mia paura.
donne mussulmane con veloL’ho già scritto e lo ripeto: se gli immigrati islamici di prima o ultima generazione avessero veramente e sinceramente solo l’intenzione di inserirsi pacificamente e integrarsi con la nostra comunità per migliorare le loro condizioni di vita, e non per trasferire qui e portarsi dietro tutti gli usi e i costumi , e gli influenti imam, che hanno reso la vita difficile nei paesi d’origine, potrebbero  fare autonomamente un bel gesto che non costa nulla, consentendo alle loro donne di  togliersi quel goffo fazzolettone in testa che le mortifica e le distingue per appartenza religiosa ostentata; tantopiù che non è nemmeno letteralmente voluta dal Corano, ma è una arcaica tradizione imposta nei secoli da società maschiliste che consideravano la donna proprietà del maschio.
Invece i fazzolettoni si stanno moltiplicando dovunque e ogni piccolo mercato di paese italiano sta somigliando sempre più  a un suk mediorientale (con conseguenti  diffidenze e manifestazioni ostili o di intolleranza  di stampo razzista da parte dei “nostri” concittadini…). Le donne islamiche evidentemente non hanno la forza e la volontà  per fare autonomamente questo passo, che significherebbe tanto per cominciare  a far valere i propri diritti di uguaglianza e libertà, liberandosi di quegli aspetti della cultura d’origine che sono ingiustificati e superati nel mondo moderno. E gli uomini non vi vogliono rinunciare perchè vogliono ricreare qui  gli stessi schemi e condizionamenti famigliari e sociali che hanno mortificato e impedito il progresso e l’emancipazione della donna (e pure degli uomini)  nei loro paesi d’origine.
Eppure sono tanto pronti nell’accettare o pretendere l’uso di telefonini, antenne satellitari, aerei, auto, armi modernissime e perfino centrali atomiche, non certo previsti dal Corano.