Il burkini e la falsa libertà del vestire delle donne islamiche in Occidente

burkini-donna-al-mareE’ stato l‘argomento – tormentone dell’estate 2016 questo del cosiddetto “burkini”, neo costume da bagno  inventato recentemente -si è detto –  per permettere alle donne islamiche osservanti di fare il bagno in piscina o al mare, nel rispetto di quella interpretazione  del Corano più restrittiva che impone alle donne di non esporre in pubblico i propri capelli e non un centimetro di pelle scoperto (a parte il viso, mani e piedi a seconda dei casi).
Il tormentone è scoppiato intorno a ferragosto, dopo che alcuni sindaci della Costa Azzurra avevano emanato un decreto che vietava questo tipo di costume, o tuta integrale, nelle relative spiagge, adducendo motivi di sicurezza,  in seguito alla terribile strage di metà luglio a Nizza, quando un  folle islamico in nome di Allah e dell’ISIS ha deliberatamente travolto e schiacciato con un camion centinaia di persone, sulla Promenade des Anglais, uccidendone 85 e ferendone oltre 250.  Subito si è scatenato il dibattito ( in Occidente ne siamo i campioni) tra favorevoli e contrari, con  la consueta  contrapposizione pregiudiziale ideologica tra  cosiddetta “sinistra” liberal, contraria al divieto, e la destra più xenofoba e antiislamica (più qualche battitore libero isolato come me), favorevole.
Questa contrapposizione pregiudiziale a mio parere ha falsato il dibattito, portandolo su motivazioni talora superficiali o mal riposte o strumentali a fini di favorire la propria parte politica e quindi perdendo di vista il valore politico e giuridico più ampio e importante che l’argomento, e l’oggetto del divieto, apparentemente futile, nascondeva.
Quando poi è stata pubblicata  una foto che ritraeva poliziotti francesi nell’atto di imporre ad una  donna musulmana di togliersi  una delle  fasciature che le avvolgevano la testa, in esecuzione del  divieto emesso dal sindaco, apriti cielo, è scoppiato uno scandalo internazionale!
Manco l’avessero denudata! E via con una serie di articoli di biasimo  per i cattivi poliziotti e sindaci francesi, autori di una simile “discriminazione e privazione di libertà personale” paragonabile a quelle che le donne islamiche subiscono nei paesi dove vige la legge coranica, che obbliga le donne e coprirsi da capo a piedi  quando escono di casa e in qualsiasi luogo pubblico.  
“Siamo come loro!!” subito hanno tuonato affranti i nostri “liberal” e le nostre ex femministe quasi convertite all’islam; e a dar loro man forte è intervenuto subito il Consiglio di Stato francese che, turbato dal fatto che  la Francia, patria della libertè ed egalitè, potesse apparire come un regime tirannico, ha  disposto la sospensione del divieto dei sindaci bollandolo come atto discriminatorio che  ledeva la libertà di religione delle donne musulmane (ma qualche sindaco ha resistito e l’ha mantenuto).
Infine si è aggiunto nientemeno che l’Alto Commissariato dell’Onu per i diritti umani  dell’ONU, che, con la velocità del fulmine, è subito intervenuto a bacchettare i sindaci francesi colpevoli di aver emanato un’ordinanza che “discrimina le donne musulmane, alimenta l’intolleranza religiosa e non serve per la sicurezza”.

Capirai! Tanto zelo e velocità di intervento per difendere un capo di abbigliamento che più che a un costume da bagno somiglia  alla divisa di un combattente dell’ISIS,  da parte in un organismo internazionale che si muove abitualmente a passo di lumaca e non vede e non sanziona mai le gravissime violazioni dei diritti umani compiute nei paesi islamici, si spiega però molto bene se si ricorda che  il presidente di questa istituzione è un principe giordano, musulmano, mentre il presidente del Comitato consultivo del Consiglio ONU per i dirirtti umani è il principe saudita Faisal Bin Hassan Thad, ambasciatore dell’Arabia presso le Nazioni unite. Due  grosse volpi a guardia del pollaio…. e figuriamoci  come sono preoccupati della salute delle galline…

Tanto perchè si sappia che siamo arrivati all’assurdo che la difesa  dei diritti umani a livello internazionale è stata affidata (o svenduta…) a esponenti di Stati, osservanti di una stessa unica religione, che non hanno nemmeno sottoscritto  la Dichiarazione dei diritti dell’uomo del 1948 e che se ne sono  confezionata una  per conto loro che subordina i diritti umani alla rigida sottomissione ai precetti del Corano. Non riconoscono quindi i diritti altrui e dei fedeli di altre religioni in casa propria, ma sono esigentissimi nel pretendere che gli Stati non islamici applichino alla lettera le  indicazioni fissate per la difesa dei “diritti” degli islamici  residenti  in Occidente, considerando diritti anche quelli che sono pretese derivate da dettami religiosi e  tradizioni arcaiche discriminanti e in contrasto con le nostre leggi e consuetudini.
Ma i fedeli di religione musulmana sono quasi un miliardo e mezzo, sparsi in ogni continente, e, pur divisi e spesso in contrasto tra loro per diverse impostazioni teologiche, rivalità territoriali, economiche e politico- religiose, sono comunque associati in una organizzazione di cooperazione  tra stati islamici che comprende  ben 57 Paesi che, quando si tratta di difendere le prerogative  della loro religione, fanno blocco  e non accettano alcuna limitazione.
Se poi si considera che alcuni di questi stati islamici, come l’Arabia Saudita e l’Iran hanno un forte potere contrattuale e di condizionamento sull’Occidente per via del petrolio che possiedono e di cui ci serviamo, e per  svariati  contratti commerciali che ci legano a loro, ecco che le questioni di principio e di libertà delle donne passano in secondo e terzo ordine e si accetta qualsiasi ricatto o pretesa.
Tornando al famigerato  discusso burkini mi pare opportuno evidenziare alcuni aspetti.

1)Burkini come costume: un’assurda e inutile provocazione, perchè non serve nè per prendere il sole, nè per fare un bagno igienico.
Guardiamo l’oggetto dal punto di vista pratico.
A che serve  indossare un burkini? A niente,
perchè, dovendo coprire tutto il corpo, non serve a prendere il sole o abbronzarsi, anzi, soprattutto se è di colore nero come quelli che si son visti in foto, surriscalda e fa sudare parecchio, per quanto sia fatto di stoffa leggera.
Se poi si vuole fare il bagno o nuotare in mare, la stoffa si inzuppa e appesantisce, rendendo quasi impossibile o quanto meno faticoso e pericoloso l’avventurarsi oltre qualche bracciata. A meno che il costume non sia dello stesso materiale  delle tute da sub, e allora va bene per le immersioni subacquee, più che per fare un igienico bagno presso la riva. E di solito i sub veri, poi, quando emergono e vogliono fare il bagno, la tuta se la tolgono.
Sfido qualsiasi persona normale a sostenere che sia piacevole e utile dal punto di vista igienico fare il bagno vestiti, al mare, in piscina o nella vasca di casa…
Il burkini è quindi solo un indumento provocatorio di ostentazione di una appartenenza religiosa in una sede che non è luogo di culto, nè di rito, che poteva benissimo essere vietato senza infrangere il principio della libertà religiosa.

2) Il burkini non è un piccolo passo avanti nell’affermazione della libertà della donna islamica, perchè – si dice – le permette di andare al mare, cosa che non potrebbe fare senza.
Ragionamento questo, espresso anche da intellettuli e commentatori autorevoli, che non si rendono conto di quanto sia una deprimente e aberrante resa alle imposizioni e restrizioni islamiche sulle donne. A parte il fatto che, viste le considerazioni di cui sopra non è di alcun progresso o beneficio pratico andare al mare  indossando un burkini, si può affermare che la donna islamica osservante ci guadagnerebbe di più in salute a prendere il sole nel cortile di casa e a fare il bagno nella vasca di casa sua.

Ma il punto di base che più conta è questo: come si può definire libera una donna che se non si copre da capo a piedi non può uscire di casa? Come si può in un paese libero e democratico permettere questa limitazione della libertà, anzi giustificarla e favorirla, in nome di una  ipotetica e di fatto impossibile per loro “libertà di vestirsi come si vuole”?
 La donna islamica non è libera di vestirsi come vuole, perchè burkini, burka, chador e fazzolettoni vari sono “divise” discriminanti, per religione e sesso, in quanto distintive e caratterizzanti le sole donne musulmane; “divise” volute e imposte, direttamente o indirettamente, per condizionamento culturale-religioso tradizionale, dalle comunità islamiche anche in Occidente (oltre che obbligatorie in Medio Oriente dove vige la sharia). Sono quindi un forte ostacolo alla integrazione sociale e  lesive del principio di uguaglianza tra uomini e donne e tra le stesse donne di religione diversa in Occidente.

3) Una  società  democratica e liberale non diventa tirannica  se emette norme  che vietano abusi e discriminazioni .
Un altro argomento sbandierato dai  critici dei divieti francesi si basava sulla tesi che non è con i divieti che si favorisce la libertà delle donne musulmane, ma bisogna favorire la evoluzione ed emancipazione  culturale.
E io rispondo: magari non ci fosse bisogno di divieti! Sarebbe bello  poter combattere le battaglie  sul piano culturale e sociale senza bisogno di ricorrere a mezzi coercitivi. Ma non vedo in giro alcun impegno per favorire questa emancipazione e evoluzione culturale, anzi vedo una rassegnata politica di resa  e assuefazione alle discriminazioni e pretese islamiche.
In ogni caso, il genere umano è quello che è, e dovunque e in ogni tempo c’è stato bisogno di Codici, penali e civili, per definire ciò che è permesso e ciò che non lo è. La differenza tra uno stato democratico e un regime dittatoriale, teocratico o militare, sta nella diversa qualità delle leggi. Ci sono leggi “liberticide” e leggi “liberatoriee queste ultime sono necessarie in democrazia e possono comprendere divieti e sanzioni per i trasgressori. Erano forse liberticide le leggi che vietarono la schiavitù? E’ liberticida una norma che vieta di servirsi di un autobus senza pagare il biglietto? Non ci sono già norme che regolamentano l’uso di uniformi, di militari, sacerdoti o dipendenti di ditte nei luoghi di lavoro, in servizio o fuori servizio? Già qualche  norma che impedisce di vestirsi come si vuole, c’è e questo  non ci rende uguali ai regimi tirannici.
Fermo restando che servirà ben altro per cambiare la mentalità maschilista, oscurantista e medievale che sta dietro alle “divise” femminili islamiche, io resto del parere che un divieto ben argomentato di indossare  vistosi abbigliamenti distintivi di una religione (qualunque religione) nei luoghi pubblici, potrebbe dare l’opportunità alle donne islamiche residenti in Occidente di provare finalmente il piacere di sentirsi più belle e libere e ben integrate nella nostra società, liberandole di quelle coperture deprimenti che le isolano e condannano ad un ruolo e ad una immagine fuori del tempo presente ( perchè se aspettiamo che le liberino mariti e imam, o che si convincano loro stesse per emancipazione  culturale spontanea e veramente libera di scegliere senza subire ripercussioni punitive in famiglia, forse non ci arriveremo mai…)

Cultura, tradizioni intoccabili e discriminazioni legittimate dalla religione

burkaOgni volta  che si scrive un articolo o un commento in cui si critica il persistere dell’uso del cosiddetto “velo” o fazzolettone di foggia varia che fascia la testa delle donne musulmane appena escono di casa o si mostrano in pubblico, ecco che salta fuori  l’equalitarista  a tutti i costi, difensore a priori di tutte le “culture” anche quelle  fossilizzate e costrette da tabù millenari immutabili, foss’anco di tagliatori di teste, dediti a pratiche di stregoneria, schiavismo e mutilazioni fisiche rituali. “Fa parte della loro “cultura” si dice per giustificarli, identificando il termine “cultura”  con “tradizione” e gli usi e i costumi di una tribù o di un popolo praticati da tempi immemorabili e mettendoli tutti sullo stesso piano di dignità e legittimità.
Ma si può definire “cultura” un sistema di credenze, valori, usi e costumi che non  cambiano mai,  anzi, che rifiutano a priori ogni cambiamento o possibile miglioramento, arroccandosi  nel “si è sempre fatto così”?
Non ci sarebbe stato su questa terra alcun progresso, alcun miglioramento economico e nei rapporti umani, civili e istituzionali, se tutti si fossero arroccati in questa difesa strenua del “si è sempre fatto così” e non si fossero invece eliminati via via tanti arcaici orpelli, idee, usi e costumi che si erano rivelati fonte di sofferenza o ingiustizie.
Io credo che si possa parlare di cultura e di civiltà quando un popolo è stato capace di evolversi, di migliorare, di arricchirsi di nuove idee  e strumenti capaci di garantire a tutti maggiori diritti, conoscenze e benessere; quando al suo interno ha saputo produrre  grandi pensatori, scienziati, legislatori, scrittori, artisti, uomini politici e statisti che hanno via via cercato di sconfiggere o almeno ridurre l’ignoranza, aperto strade nuove al progresso, favorito la pace e la collaborazione tra i popoli.
Gli innovatori, ma soprattutto i fautori della libertà di pensiero, hanno sempre trovato l‘ostilità dei capi delle religioni (e quindi anche delle masse dei fedeli più osservanti e a loro obbedienti) perchè queste si basano proprio sul concetto della immutabilità e assolutezza delle cosiddette “verità rivelate”,  volutamente intoccabili in quanto si presume, e si pretende di far credere, che sono state dettate (in sogni e visioni...) da un Dio in persona a patriarchi e profeti di millenni fa, appositamente  e imperscrutabilmente scelti da questo Dio a fare da suoi portavoce.
Nel complesso delle suddette “verità rivelate”, che sono diverse da un popolo all’altro e da un dio all’altro, ci sono sempre precetti e insegnamenti di carattere generale che invitano a fare o perseguire il bene, la misericordia e altri buoni sentimenti che hanno svolto anche un ruolo positivo nelle società, ma ci sono anche altri precetti che invitano alla guerra contro gli infedeli o contro i popoli nemici o rivali di un singolo “popolo eletto” o benedetto dal suo Dio; e questo è stato causa di guerre infinite  tra popoli di religione diversa o  di altra setta scismatica della stessa religione, ognuno convinto di avere Dio dalla sua parte (poi vinceva il più forte, armato e agguerrito…).
Inoltre, c’è poi una caterva di norme del vivere quotidiano, riguardanti l’alimentazione, il vestire e il pregare, dettate dagli antichi profeti, o aggiunte da loro seguaci nei secoli successivi, che sono chiaramente il frutto delle convinzioni e degli usi e costumi in vigore nel tempo e nei luoghi in cui sono state scritte (tra l’altro nè Mosè, nè Gesù, nè Maometto hanno scritto di mano propria  le affermazioni e le leggi che vengono ad essi attribuite); per quanto riguarda  Bibbia, Vangelo e Corano, in aree del Medio Oriente  ancora in gran parte desertiche e popolate da clan e tribù di pastori e mercanti, rissose e da tenere unite e sottomesse con mano forte, e con regole rigide uguali per tutti, da rispettare pena la morte per i trasgressori. E poichè la religione si è sempre  coniugata con il potere politico non c’era scampo o spazio per altra scelta.

Le donne, fossero mogli, schiave o concubine, socialmente erano equiparabili più o meno alle pecore, ai buoi o ai muli posseduti, oggetto di concupiscenza e di commercio, viste con diffidenza e sospetto in quanto sempre “tentatrici” e possibili peccatrici, da Eva in poi, e quindi da tenere il più possibile  ristrette e confinate in casa o se uscivano dovevano tenere il capo coperto o l’intero corpo chiuso in una “tenda“, per modestia e per non indurre in tentazione il maschio; esseri inferiori, nate da una costola d’Adamo e proprietà del padre o marito padrone. La pensava così l’arabo Maometto, fondatore dell’Islam, più o meno come il turco-siriano Paolo di Tarso (poi San Paolo), 600 anni prima di lui, primo teologo fondatore del cristianesimo, e prima ancora i patriarchi ebrei descritti nella Bibbia.

donne mussulmane con veloOra, tornando alla questione del “velo” islamico, va ricordato che il suo uso nasce in questo contesto culturale -religioso millenario. Contesto che per questi dettami di vita quotidiana del vestire, del mangiare e del pregare è rimasto immutabile nel tempo nel mondo mediorientale, diventato per la quasi totalità a maggioranza islamica, nonostante le divisioni e le lotte tra sunniti e sciiti e altre fazioni diverse in cui si sono distinti dopo la morte di Maometto, fondando califfati e imperi ed espandendosi anche in parte dell’Europa, Asia e Africa, in alcuni casi anche come potere politico, in tanti altri solo come religione.
Arrivando ai giorni nostri, molte  cose sono cambiate anche nei paesi d’Oriente  e nel vivere quotidiano degli islamici; sono stati accettati tutti gli strumenti della modernità in campo tecnologico, telefoni e telefonini, televisione, computer, auto, aerei, armi sofisticaticate, pozzi di petrolio e centrali nucleari, anche se non erano previsti dal Corano, ma sull’atteggiamento e le norme restrittive nei confronti delle donne e sulla possibilità di libertà di pensiero e dalla religione non si transige e non si cambia. E  il fazzoletto in testa le donne lo devono ancora oggi portare, sia pur nelle forme diverse adottate nel tempo da tradizioni locali, che vanno dal famigerato gabbione nero detto burqa, a più civettuoli (ma sempre deprimenti e mortificanti) niqab e simili, cioè fazzolettoni o sciarpe, neri, o bianchi, o di colore, che fasciano testa e collo, eufemisticamente e impropriamente da noi definiti “velo”, ma che non sono mai trasparenti perchè non devono lasciar intravedere i capelli (evidentemente ritenuti pericolosi richiami sessuali per maschi sensibilissimi e incontinenti...).

Negli Stati dove il Corano è legge il capo coperto per le donne è d’obbligo, negli altri Stati a prevalenza islamica, ma con qualche apertura per altre culture  si dice che le donne sono libere di scegliere se portarlo o no; così come si dice siano libere nei paesi  occidentali dove sono presenti  ormai migliaia di famiglie di islamici immigrati.
Di fatto però il peso della tradizione ed educazione famigliare, di padri, madri e mariti,  e della influenza esercitata dalla religione predicata dagli imam che condizionano con la loro presenza tutte le comunità di immigrati di vecchia e nuova generazione, fa sì che quasi tutte le donne musulmane, anche le più giovani e istruite, continuino a circolare con la testa fasciata dai loro fazzolettoni appena escono di casa, per la strada, a scuola, nei luoghi di lavoro. Per loro scelta” dicono, perchè così si sentono se stesse” e “vicine a Dio“..
Ora mi sia lecito obiettare che appare piuttosto riduttivo e banale questo modo di vivere la religiosità, ed è ben strano che per sentirsi se stessa e vicina a Dio una donna del nostro tempo abbia bisogno di portare un fazzoletto in testa da mattina a sera per tutta la vita, come se  la spiritualità o una fede potessero racchiudersi in un pezzo di stoffa senza il quale la stessa fede non possa essere  pienamente vissuta. Come si possa credere che un Dio, o Allah, voglia questo dalle donne, mi pare fuori da ogni logica e buon senso.
E’ evidente che è qualcun altro che lo vuole, cioè gli uomini, e soprattutto i capi religiosi e politici che lo considerano un simbolo distintivo della condizione della donna islamica, della sua sottomissione e fedeltà, alla religione e al marito, da esibire nella comunità e nella società. Per chi vive in Occidente è pure un simbolo identitario, da esibire con orgoglio, come fosse un trofeo o una bandiera che segna il territorio occupato in quanto islamici, prima che cittadini uguali a tutti gli altri.
L’effetto però è palesemente  discriminante, perchè imposto alle sole donne, e solo a quelle di religione musulmana.
E’ lecito consentirlo in un paese dove  la Costituzione vieta le discriminazioni di carattere sessuale o religioso?
Nessuno si azzarda a proporne il divieto perchè teme di essere accusato di islamofobia e perchè ci si appella alla libertà di religione e alla libertà di vestirsi come si vuole.
Ma i fazzoletti che le  islamiche portano in testa (o i burqa che coprono pure corpo e viso) non sono copricapi o cappellini o cuffie qualsiasi di libera scelta, ma hanno una foggia e un significato preciso desunto da precetti religiosi e tradizioni settarie di altri luoghi, e sono sostanzialmente equiparabili a una divisa. Se lo si concede alle musulmane, si dovrebbe concedere  a chiunque  di altra religione o setta o etnia che volesse esibire la sua bandiera o tunica o  vistoso simbolo distintivo della propria tradizione o fede, per la strada, a scuola, in un tribunale e nei luoghi di lavoro. Vi immaginate che carnevale perpetuo e quante occasioni di diffidenza o ostilità e divisioni e del ghettizzazioni, e come sarebbe più difficile l’integrazione?
Bene ha fatto quindi la Corte di Giustizia Europea che con una recente sentenza ha dato ragione ad una azienda che aveva vietato ad una sua dipendente di portare il “velo” nel luogo di lavoro ( e questa si era rifiutata e aveva fatto ricorso contro il licenziamento conseguente). Le motivazioni di quella sentenza hanno ben spiegato che non è discriminazione vietare di portare un vistoso simbolo religioso in un luogo di lavoro che deve essere neutrale e laico ugualmente per tutti, è discriminante volerlo portare.
Mi piacerebbe che questa sentenza fosse recepita anche nella nostra timorosa Italia, dove in tanti, laici e cattolici, “progressisti” poco progressisti perchè con la testa sempre rivolta all’indietro, sono sempre pronti a ricordare che anche le nostre donne in Italia  fino a qualche decennio fa portavano il fazzoletto in testa, e non solo in chiesa; quindi – si dice- non diamoci tante arie di superiorità.

Ma questo è vero fino a un certo punto.
Intanto perchè portare il fazzoletto in testa in pubblico non è mai stato un  obbligo di legge nazionale; lo è stato solo per le donne quando entravano in chiesa o assistevano a cerimonie religiose. Poi all’uscita il fazzoletto se lo toglievano. Da decenni ormai anche questo obbligo è caduto (rimane solo per le fedeli della Messa tridentina...) e tutte le donne entrano a capo scoperto. Solo in alcuni paesi di montagna o delle isole  alcune anziane continuano a portare il fazzoletto in testa per antica loro consuetudine, ma ovviamente libera e sempre più rara.

E’ vero che  fino ai primi del ‘900 c’era la separazione dei posti in chiesa, con gli uomini da una parte e le donne dall’altra; e pure le aree di sepoltura nei cimiteri erano distinte tra uomini, donne e bambini. Come pure le scuole o le classi erano separate tra maschi e femmine, per criteri pedagogici allora in voga. Ma anche questo uso è caduto.
Si può ricordare anche che le donne, contadine, braccianti o mondariso, il fazzoletto in testa lo dovevano portare per necessità, per ripararsi dal sole e dalla polvere d’estate e dal freddo d’inverno. Ma che gioia e che liberazione quando se lo potevano togliere rincasando o andando a passeggio o a ballare!
 Insomma alle tradizioni anche millenarie, religiose o no,  si può e si deve rinunciare, quando si rivelano assurde, gravose e discriminanti.
Chi ha il coraggio di dirlo agli islamici?
Perchè non si deve poter dire (senza essere accusati di islamofobia) che costringere le donne tutta la vita a star chiuse dentro un burqua, o anche solo con la testa fasciata, non è “cultura  diversa” ma “barbarie”, o quanto meno retrograda “crudeltà mentale”, da vietare in un paese civile e moderno? Anche se le donne ne sono state talmente indottrinate e abituate fin da piccole  che credono di doverlo portare per essere “buone mogli” e “buone musulmane”.

C’è qualche musulmano illuminato, moderno e civile, che lo capisce e aiuta moglie e figlie a liberarsi da questo orpello inutile  e anzi dannoso che  suscita tanta tristezza in chi le guarda e dà un’immagine  della donna musulmana deprimente e fuori del tempo?


Giustificazioni sbagliate su attentati di Bruxelles, Parigi e altrove

E’ passato  quasi un mese (era il 22 marzo) dagli attentati all’aerSharia-police con volantino di zona controll.oporto e alla metropolitana di Bruxelles (città che frequento saltuariamente e aeroporto in cui mi trovavo con famigliari tre giorni prima), e, per non dimenticare, mi rileggo e riscrivo alcune osservazioni che avevo scritto a  botta calda, come commenti per un giornale (che me li ha pubblicati solo in parte).
Da osservatore indipendente e libero quale sono e vorrei restare, dico che l’uscita di Crozza a DiMartedié stata vergognosa e mi ha fatto indignare, perchè mentre ancora si tentava di identificare i cadaveri straziati di tante vittime innocenti di fanatici terroristi affiliati allo Stato Islamico o sua propaggine, Crozza invece di esprimere  cordoglio per le vittime e ferma condanna per gli assassini, o almeno parlare d’altro, ha fatto uno sproloquio per dare subito una giustificazione agli assassini e incolpare l’Occidente per i passati interventi in scenari di guerra in Iraq e Libia. Non esagero, basta leggere il comunicato successivo di rivendicazione dell’ISIS e riascoltare le parole di Crozza per notare che sembrano scritte dalla stessa mano e sbandierano le stesse giustificazioni sbagliate e infondate, che costituiscono un alibi per la follia omicida di questi fanatici.
Questa non é satira, é incosciente favoreggiamento del terrorismo, come e più delle deprecate bombe occidentali. Giustificare questi atti barbari e vigliacchi è come giustificare le stragi delle Fosse Ardeatine o di Marzabotto, compiute dai nazisti per rappresaglia su popolazioni inermi per vendicare vittime da loro subite in azioni di guerra di partigiani o alleati.
I terroristi conosciuti finora non sono né libici nè siriani o afgani provenienti dai paesi in guerra (e bombardati anche da russi e sauditi non toccati dal terrorismo… ) non combattono contro i tiranni per la libertà, ma per instaurare una tirannide che toglierebbe ogni libertà e progresso a tutti.
 Non so perchè a Crozza  come altri nel nostro paese piaccia tanto questa teoria autolesionista, e sbagliata, che vuol attribuire la colpa del terrorismo e della mancata integrazione sempre e solo alle bombe degli occidentali.
Ricordo che l‘attentato terroristico più grave e ispiratore di tanti altri successivi, fu quello delle torri gemelle di New York nel 2001, compiuto dai seguaci di Bin Laden, di cui 15 provenienti dalla presunta alleata Arabia Saudita (mai bombardata da alcun occidentale), 2 degli Emirati, un egiziano e un libanese.
Poi gli USA per reazione contro il terrorismo di Al Quaeda andarono a bombardare in Afganistan. Ma non mi risulta siano Afgani i terroristi che hanno compiuto poi attacchi in Occidente, nè mi pare siano libici o siriani.
I terroristi suicidi e i foreign fighters che vanno a combattere in Siria o per l’ISIS, individuati finora, provengono o dai paesi islamici più tolleranti (e non bombardati) come la Tunisia, il Marocco o l’Egitto o escono dalle periferie di Bruxelles, Parigi e Londra (e dall’Italia). Le cause quindi sono molto più complicate e hanno il comune denominatore nel “virus” del fondamentalismo religioso e antioccidentale, che affratella gli islamici e li rende più refrattari all’integrazione e pericolosi di qualsiasi altro gruppo di altra fede.
Purtroppo sarà difficile ora rimediare agli errori del passato e modificare un’impostazione culturale e un atteggiamento mentale giustificazionista e di sostanziale condiscendenza , quando non di favoreggiamento, verso i terroristi; atteggiamento che si è diffuso nelle comunità islamiche anche apparentemente moderate o indifferenti, grazie anche ad un eccesso di tolleranza o di cecità di belgi, francesi e ora anche italiani, che non hanno voluto vedere gli aspetti pericolosi della ghettizzazione di queste comunità e la loro progressiva radicalizzazione, cresciute di numero e rafforzate chiuse in se stesse, mal consigliate, indirizzate e controllate da tanti imam (collegati a Stati islamici e teocrazie  del Medio Oriente), ben decisi a riproporre  e ricreare lo stesso schema famigliare e sociale basato sui precetti del Corano e quindi ostile al sistema di vita occidentale.
Ed è da queste comunità, solo apparentemente integrate, che sono usciti  gli sbandati catechizzati e pronti a farsi saltare in aria insieme a decine di persone incolpevoli che  si recavano al lavoro in metropolitana o in aereo.
A quale causa hanno giovato, se non arrecare  danno alla società occidentale (in cui pur tanti islamici vivono) per destabilizzarla  e metterla in crisi, attizzare contrasti interni tra i vari paesi d’Europa  sul modo di reagire e combattere il terrorismo? A pro di chi e di quale modello di società,  in Europa e in Occidente? forse con l’intento di sottometterlo all’Islam nel folle disegno di diventarne padroni?
Se lo chiedono i Crozza, i Gino Strada e i  pacifisti a senso unico, e tutto il codazzo di giornalisti, artisti esibizionisti e “intellettuali” che credono di essere intelligenti e coraggiosi solo  mostrandosi sempre pronti a denunciare le colpe, vere e presunte dell’Occidente (in cui vivono e godono di diritti e libertà di critica) e a tacere su quelle dell’Oriente e dell’Islam (che nega diritti e libertà ai propri sudditi e a chiunque capiti nelle loro mani)?

E’ tornato il Braghettone, a sua insaputa, naturalmente

Iranian President Hassan Rowhani meets PM Renzi

Daniele Ricciarelli, noto come Daniele da Volterra, vissuto tra il 1509 e il 1566, buon pittore e scultore della scuola di Michelangelo, è passato alla storia col soprannome di Braghettone, perchè su incarico del papa, subito dopo la conclusione del Concilio di Trento, nel 1565, coprì con veli, foglie di fico e artifizi vari gli organi genitali maschili e femminili dei nudi affrescati da Michelangelo nella Cappella Sistina e in altre opere, per eliminare le “oscenità” condannate dal Concilio tridentino e dalla sua severa Controriforma.
Ebbene, in pieno 2016, dopo quasi 500 anni, Braghettone è ritornato, in spirito, ma non ha perso tempo a ritoccare affreschi o statue, bensì ha frettolosamente chiuso dentro scatoloni bianchi tutte le statue di nudo che si trovavano nei Musei Capitolini di Roma lungo il percorso su cui sarebbe passato un illustre ospite islamico, il presidente iraniano Rouhani, in visita ufficiale,”per non urtare la sua sensibilità e il suo credo religioso” che vieta la vista di statue di nudo.
Incredibile, ma vero. Abbiamo un patrimonio di opere d’arte che tutto il mondo ci invidia, che richiama visitatori di ogni continente, nazione e religione, e noi nascondiamo dentro grotteschi scatoloni alcune delle opere più belle, Veneri stupende, perchè in pieno 2000 c’è ancora qualcuno che considera scandaloso e non sopporta la vista di una statua di nudo, maschile o femminile, in nome di una sua religione, e, pur ospite in casa nostra, ci fa sapere che non le gradisce.
Visto che l’ospite è un capo di Stato importante con cui si vuol concludere affari, si potrebbe, diplomaticamente, per compiacerlo, dirottarlo su un percorso privo di nudi dipinti o scolpiti ( anche se a Roma non è facile, ma è possibile; e l’ospite ottuso non sa quello che si perde…).

E invece ecco la gran pensata dei nostri responsabili organizzatori della visita di Stato (che al momento non si sa ancora chi siano…): inscatolare le statue lungo il percorso, e chiudere un’ altra sala confinante con opere ritenute “troppo sensuali“. Non si sa mai che l’anziano ospite, turbato da tanta bellezza marmorea, non desse in escandescenze e non aggredisse le statue, o la povera interprete che lo accompagnava, pur nascosta e fasciata dentro un camicione con cappuccio, visiera e occhiali, per frenare ogni tentazione o cattivo pensiero!
La desolante foto di quegli scatoloni bianchi (come scarpiere dell’Ikea, battuta di Crozza) nelle antiche sale del Museo, sfuggita alla censura che si voleva mantenere sul caso, ha fatto ieri il giro del mondo via web, e su tutti i giornali online, e l’Italia, ha fatto giustamente una figura di m…., meritandosi stupore, sarcasmi e ironici commenti.

Io, ultima casalinga di campagna, alle otto del mattino, appena conosciuta la notizia, mi sono precipitata a scrivere messaggi di biasimo, su tutti i siti in cui ho trovato spazio. Ma mi sono cascate le braccia quando due ore più tardi, nel corso della trasmissione Coffee break su la7, affrontando l’argomento, un ineffabile esponente del PD, Matteo Colaninno, si è prodigato a giustificare il fatto come perfettamente comprensibile e come naturale atto di cortesia verso un ospite importante per “rispetto della sua sensibilità” e perchè in sostanza bisognava tenerselo buono perchè da lui dipendeva la possibilità di fare contratti per un valore di 17 miliardi!
E anche gli altri ospiti della trasmissione più o meno si sono tenuti sulla stessa linea giustificazionista: il leghista si è premurato di distinguere e giustificare questa resa interessata a Rohani, sostanzialmente approvandola perchè può essere conveniente, mentre vanno respinti gli islamici immigrati clandestini o poveracci da mantenere. Andrea Cangini, direttore del Carlino , ha sfoderato il suo sprezzante e cinico qualunquismo, invitando a non fare moralismi …. quando si tratta di fare affari. Il rappresentante del M5S, Martelli, l’ha presa larga, cominciando dalla citazione di “Parigi val bene una messa”, per arrivare a dire che non approvava, ma più che altro per ricordare che già negli anni passati le aperture verso l’Iran e l’Iraq non avevano dato buoni frutti, quindi si stava ripetendo l’errore.
Insomma, per questa gente, in fondo non era successo niente di grave o importante. Anzi era una mossa politica opportuna. I telegiornali RAI , in piena autocensura, per tutto il giorno hanno ignorato la vicenda, a parte un passaggio di due secondi su RAI3 quasi incomprensibile per chi non ne avesse conosciuto in precedenza.
Fortunatamente la stampa italiana (escluso stranamente il Fatto Quotidiano e il blog di Grillo) on line e quella estera hanno diffuso la foto e la notizia e tanta parte di lettori e opinione pubblica si sono riversati sui forum con commenti sarcastici, come e più dei miei, e una valanga di ridicolo ha coperto i nostri governanti. Le opposizioni, in altre faccende affaccendate, si sono accorte finalmente del buon pretesto per attaccare, oggi, il Governo, e il Governo si è subito rifugiato nell’eterno giochetto dello scaricabarile. Si è fatto vivo il ministro della cultura Franceschini per dire che lui e Renzi non ne sapevano nulla , ma che era stata una decisione inopportuna e si sarebbe indagato per scoprire chi era stato il responsabile “dell’eccesso di zelo”. Ma la Soprintendenza si dissocia e dice “chiedete a Palazzo Chigi” (cioè il titolare, Renzi).
In attesa di scoprire il colpevole, se mai si saprà, io ribadisco quel che ho scritto un po’ dovunque.

Nooo!! Questo non si doveva fare! Siamo a questo punto di sudditanza verso le pretese di imam e califfi islamici! Coprire le nostre opere d’arte perchè i “signori” ospiti non sopportano di vedere statue di nudi!!?? Ma quale “rispetto” ? Questo è ritorno al Medioevo e rinuncia totale ai propri valori, alla propria cultura, alla propria storia, alla propria libertà. Anche in diplomazia il rispetto deve essere reciproco, o ci si mette a priori in condizioni di inferiorità e subalternità. Se noi rispettiamo la loro cultura quando andiamo in Iran, il signor Rouhani deve rispettare la nostra quando viene in Italia. E’ vero che l’Italia ha interesse a concludere accordi con l’Iran, ma anche l’Iran ha interesse a concludere accordi con l’Italia; quindi dobbiamo stare su un piano di pari dignità. Mostrarsi genuflessi è segno di debolezza e non si strappano certo condizioni più vantaggiose. Siamo ancora la patria di don Abbondio e del suo detto “il coraggio uno non se lo può dare”. O forse di Fantozzi e del suo “ma come è buono lei!” bisbigliato di fronte al capo arrogante. Se questo è il nostro “peso” e ruolo in politica estera, stiamo freschi! Mattarella, Renzi, Gentiloni, Franceschini, fantasmi dall’aldilà, se ci siete battete un colpo….
E a chi si mette a disquisire sulla presunta ” moderazione” e volontà di pace dell’islamismo in versione iraniana, o di Rouhani, rispetto all’Islam sunnita e saudita e al terrorismo dell’Isis, bisogna pur ricordare che il regime sciita dell’Iran, come gli altri, basati sulla sharia, usa della pena di morte in quantità industriale, per reati di opinione o di apostasia religiosa, mortifica le donne con una legislazione discriminatoria e col velo obbligato, non riconosce ed è ostile allo Stato di Israele, finanzia altri jiadisti e combattenti in Siria, dove sostiene il regime del tiranno sanguinario Assad, che pur di restare al potere sta distruggendo il suo Paese e il suo popolo.
E per “rispetto” delle convinzioni religiose di costui abbiamo nascosto la bellissima Venere di Prassitele!!!

  • Foto in alto da WCENTER 0XQBCFULCM President of the Islamic Republic of Iran Hassan Rowhani (L) and Italian Prime Minister, Matteo Renzi, during their meeting at Campidoglio Palace in Rome, Italy, 25 January 2016. ANSA/GIUSEPPE LAMI

Utili idioti e cattivi maestri, da ieri a oggi

sondaggio paure  italiani  dopo il 13 nov. 2015Cito da Wikipedia: “La formula utile idiota, nel gergo politico, veniva usata per stigmatizzare l’atteggiamento di chi, all’interno dei paesi occidentali, simpatizzava per il sistema politico sovietico, e per definire l’atteggiamento del governo Sovietico nei loro confronti… che  in realtà li teneva in scarsa considerazione e li sfruttava cinicamente.
….
Lo scrittore Edvard Radzinsky, nel suo libro “Stalin” attribuisce l’espressione all’artista Jurij Pavlovic Annenkov, che riferì di averlo visto in alcune carte lasciate da Lenin… e  congetturava trattarsi di una parte del testo completo del testamento originale di Lenin, che questi avrebbe deliberatamente nascosto…..
« I cosiddetti elementi culturali dell’Europa Occidentale e degli USA sono incapaci di comprendere lo stato attuale dei fatti [internazionali] e il reale equilibrio delle forze, perciò devono essere considerati come sordomuti e trattati di conseguenza… » …….
« Dobbiamo per tener buoni i sordomuti, proclamare la fittizia separazione del nostro governo.. dal Comintern [la Internazionale Comunista],…. dichiarando che questa agenzia è un gruppo politico indipendente. …… Ancora una volta, i sordomuti lo crederanno. Anzi, ne saranno entusiasti ed apriranno poco a poco le porte, attraverso le quali gli emissari del Comintern e le agenzie di spionaggio del Partito si infiltreranno rapidamente in questi paesi, camuffati come personale diplomatico, culturale e come rappresentanti di commercio. I capitalisti di tutto il mondo e i loro governi, nel loro desiderio di conquistare il [potenzialmente grande] mercato sovietico, chiuderanno gli occhi di fronte alle attività summenzionate e si tramuteranno in ciechi e sordomuti. [Per questo] ci daranno credito che sarà un mezzo [indiretto] di appoggiare i partiti comunisti nei loro stessi paesi, e, nel passarlo a noi, sarà un mezzo per ricostruire la nostra industria bellica, che sarà essenziale per [realizzare] attacchi futuri contro i nostri fornitori. In altre parole loro lavoreranno per il loro stesso suicidio »……

Chi eccelleva  in prima fila in Italia  a svolgere il ruolo di “utili idioti” cari a Lenin e ai suoi successori? I cosiddetti “intellettuali di sinistra” o “organici al PCI”  soprattutto nel dopoguerra,  che, grazie al prestigio e alla pubblicità di cui godevano, si trascinavano dietro  folle di ignari ammiratori del presunto paradiso sovietico e firmavano in continuazione appelli per la pace e il disarmo unilaterale, sempre accompagnati da una severa critica per  il bieco regime imperialista USA, guerrafondaio e responsabile di tutti i mali del mondo.
Poi il sistema sovietico  mostrò il  suo vero volto repressivo e tutt’altro che paradisiaco e non fu più possibile nasconderlo anche al popolo, il blocco si sgretolò al suo interno, cortine di ferro e muri di Berlino caddero, e qualcuno tra gli ex utili idioti cominciò a prendere le distanze. Ma non tutti, anzi alcuni intellettuali o professori sempre convinti di  dover liberare il popolo dei lavoratori con le loro idee “rivoluzionarie”, si riciclarono come “cattivi maestri“, pronti a dare giustificazioni sociologiche  e alibi politico-morali ai brigatisti “rossi” che  dal 1968 in poi si erano esaltati  all’idea di poter “abbattere il sistema capitalistico” occidentale, ammazzando  personalità politiche, giudici, giornalisti e dirigenti di fabbrica, poliziotti e carabinieri in attentati terroristici.
Fortunatamente anche questa ondata di follia  si sgonfiò, grazie ad un deciso intervento di polizia e magistratura per reprimere gli ingiustificabili crimini commessi a danno di innocenti vittime, e grazie anche alla presa di distanza della parte più saggia della sinistra che cominciò a condannare pubblicamente il terrorismo, sia “rosso” che “nero”, e si schierò apertamente per  sostenere la via democratica  nella lotta politica  e sindacale.
Ora i nostri instancabili intellettuali di presunta sinistra (termine ormai obsoleto che non si sa più a chi affibbiare…), si stanno prodigando per prendere l’ennesima cantonata  e svolgere di nuovo il ruolo di “utili idioti” nei confronti dell’Islam, fornendo, con grande convinzione e sicumera,  giustificazioni e alibi politico- sociali al terrorismo di matrice islamica che sta minacciando e mietendo vittime in Occidente (“è colpa nostra, li abbiamo armati e pagati noi”... noi chi? obietto io…). Non solo, ma si sta tenendo un atteggiamento di condiscedenza e accettazione supina e acritica nei confronti della religione islamica che pure si sta diffondendo  enormemente  nei paesi dell’Occidente, attraverso una massiccia immigrazione forzata in atto da alcuni anni e grazie ad una strategia comunicativa e di infiltrazione culturale e psicologica che fa leva e sfrutta  i nostri principi di libertà  di pensiero e rispetto per tutte le religioni, per occupare spazi  e acquisire diritti per loro che si ritorceranno contro di noi, perchè da questa religione-politica, per sua stessa natura e ferree regole dettate dal Corano e dai suoi imam o califfi, non può venire che una limitazione delle nostre libertà e diritti acquisiti. 

In fondo basta  sostituire il termine “Islam” al termine “regime sovietico” e “fratellanza islamica” alla “Internazionale comunista”, nella succitata teoria leninista degli “utili idioti” inconsapevoli, usati  come arma strategica di infiltrazione nell’Occidente, per capire cosa sta avvenendo oggi grazie alla compiacenza di intellettuali, giornalisti, e pure magistrati, che scambiano per libertà d’opinione il favoreggiamento materiale o culturale del terrorismo e di una religione totalitaria e arcaica.
Di questa nuova ondata di follia masochistica e autodistruttiva  ne noto con sofferenza  le manifestazioni ripetute in ogni trasmissione televisiva, talk show e  interviste giornalistiche, da tempo e in particolare dopo gli attentati terroristici di islamici a Parigi del 13 novembre scorso,  dove  i nostri “cervelloni”, politici e giornalisti, invece di  accusare  gli esecutori materiali degli attentati e i loro ispiratori e mandanti islamici, non sanno far altro che recitare mea culpa per gli errori dell’Occidente, facendo di ogni erba un fascio, cittadini incolpevoli e governanti ottusi, Bush e cultura  millenaria, e non  hanno il coraggio dire una parola in difesa del nostro sistema di vita, e contro il sistema di vita, le colpe e le mire espansionistiche e guerresche del mondo islamico; mentre  si dà ampio spazio e soddisfazione a donne islamiche, magari carine e ben truccate, ma con la testa rigorosamente fasciata dal fazzolettone d’ordinanza e imbevuta di solo Corano, opportunamente istruite a recitare  le lodi dell’Islam ” religione di pace” e  protettore dei diritti delle donne…
Lo strazio mio si completa  quando, a difesa dei valori di libertà e democrazia e di una cultura e un progresso economico e sociale che sono il patrimonio e il vanto del mondo occidentale di prevalente (per ora) religione cristiana e istituzioni laicizzate, si devono sentire solo Salvini, la Santanchè, Gasparri, o altri leghisti o estremisti  destrorsi che lo fanno in maniera becera e offensiva, per pura strumentalizzazione di partito, con punte di razzismo e xenofobia generalizzata, senza  reali e credibili contenuti ideali. Anche questi quindi finiscono per svolgere la funzione di “utili idioti” e “cattivi maestri”, di segno opposto ma di identico risultato, che regala argomenti ai fondamentalisti islamici e alimenta il loro  interessato vittimismo.
Anche in Europa, e comunque in Occidente e mondo non islamico, USA, Russia, Cina e ONU tutta, tra i leader politici la confusione regna sovrana, tra chi pensa che serva solo la risposta armata di bombe sui  territori dominati dalle bande di Isis e fanatici alleati, chi erige muri per impedire l’immigrazione, e chi  predica l’accoglienza indiscriminata, senza peraltro avere i mezzi per sostenerla economicamente e dignitosamente e per contenere e prevenire  possibili infiltrazioni eversive e destabilizzanti dell’equilibrio sociale.
Quindi ognuno si muove per conto suo, magari solo per puri interessi nazionalistici o opportunistiche convenienze economiche particolari.


Su chi potrà mai contare la gente onesta e desiderosa di continuare a vivere  in un paese libero, convivendo pacificamente con altri immigrati anche di diversa religione che però non vengano qui per riportarci al Medioevo o farci saltare in aria?? Chi saprà e vorrà convincere gli immigrati islamici che è anche nel loro interesse accettare le nostre regole di vita, le leggi e le istituzioni laiche, la libertà di pensiero, stampa  e religione, la supremazia dello Stato laico sulle credenze religiose che ne siano in contrasto, l’uguaglianza dei diritti civili di tutti e delle donne in particolare?? Chi avrà la forza di persuasione e il coraggio (e ne basterebbe poco…) di  far capire alle donne islamiche quanto sarebbero più belle, libere e ben accette e integrate nella società se si liberassero di quella arcaica e ingiustificabile fasciatura intorno alla testa che le discrimina e le ghettizza?? Perchè gli islamici “moderati” , se sono venuti qui veramente solo per migliorare le loro condizioni di vita e integrarsi, non vogliono dare il buon esempio  incoraggiando le donne delle loro famiglie a non sentirsi socialmente e culturalmente obbligate a ostentare  un simbolo  di appartenenza e sottomissione alla loro religione (o al maschio?), cosa che nessun’altra fedele di nessuna altra religione ostenta (a parte le suore…)??
Ai posteri l’ardua sentenza…

“Sottomissione” e Islam a Parigi. Due campanelli d’allarme… e nuovo terrore reale

giovani islamiche con velo-bandiera francese, ridottoDue cattive (per me) notizie  da Parigi su “la Repubblica” di ieri 11 novembre 2015:
1) “Come nel libro di Houellebecq,una lista musulmana si presenta alle amministrative e sfida i valori laici della République”

2) “Gaffe diplomatica per il menù: Rohani non vuole vino a tavola, Hollande annulla la cena all’Eliseo”.
Quanto alla prima notizia, parte dunque  da Parigi, in occasione delle prossime elezioni regionali del 6 – 13 dicembre, il primo passo  per tentare di entrare nell’agone politico e dare la scalata agli organi di governo, sia pur solo amministrativi, per ora. Il nuovo partito si intitola “Union des Démocrates Musulmans de France” (Udmf) ed è stato fondato qualche anno fa da un franco-marocchino, ma finora non si era presentato ad elezioni per mancanza di candidati  o perchè non si riteneva ancora il clima propizio.
Ora i candidati sono stati trovati e il programma formulato prevede, manco a dirlo, la diffusione del menù halal e dell’insegnamento dell’arabo nelle scuole francesi e l’uso del velo per le alunne musulmane, finora vietato per legge.
Che c’è di strano o pericoloso? tutto o niente in apparenza, o forse no. La Francia, antesignana e campione della laicità pubblica, per la prima volta  ammette  la partecipazione  alle elezioni ad un partito che si ispira esplicitamente ad una religione ed ha un programma  con richieste dettate da precetti religiosi.  
Sintomo di liberalità e apertura e riconoscimento di un diritto non negabile in una democrazia?
In teoria, sì. Ma attenzione, che con i musulmani non si può scherzare, nè sottovalutare le implicazioni di queste aperture.
La questione di fondo resta sempre la stessa: può un partito musulmano essere compatibile con la democrazia? Se  antepone  il credo religioso e i dettami del Corano a principi e norme  di una consolidata e legittima Costituzione laica e democratica, come può rappresentare i diritti di tutti i cittadini, musulmani e d’altre religioni o non credenti, nelle sedi di governo? 
Sia che si trovi in minoranza che si trovi ad arrivare ad ottenere la maggioranza, sarà impossibile, poichè è un fatto  che dovunque gli islamici hanno raggiunto il potere  le Costituzioni vengono adattate ai dettami del Corano. E non vengono riconosciuti ad altri i diritti alla libertà di pensiero, stampa, religione, critica a chi detiene il potere.
E’ dunque saggio e opportuno che in un paese democratico si  dia la possibilità  di raggiungere il potere a qualcuno che si sa già in partenza che , appena potrà, lo priverà di libertà e democrazia?
Qualcuno potrà obiettare che anche in Europa ci sono partiti che portano l’etichetta di “cristiani” e quindi per par condicio anche i musulmani hanno il diritto di  farsi un partito a  denominazione e programma a base religiosa.
 Ma l’esperienza e la storia dimostrano che i partiti “cristiani” europei del ‘900 hanno comunque sempre agito nell’ambito di Costituzioni democratiche e hanno consentito  (o accettato obtorto collo…) che si facessero leggi laiche anche contro i dettami delle gerarchie ecclesiastiche, nel rispetto di diritti ed esigenze di tutti senza discriminazioni.
Per quanto io resto sempre del parere che sarebbe molto meglio non vi fossero partiti basati sui dettami di una religione, di maggioranza o minoranza che sia, cristiano, musulmano o induista, perchè sono sempre, poco o molto, fonte di contrasti, problemi, tentativi di limitare le  libertà altrui e di prevaricazioni, con pretese di imposizione di credenze fideistiche come fossero verità indiscutibili per tutti.
Un piccolo ma significativo segnale di come intendono i rapporti politici-religiosi i musulmani, Sunniti o Sciiti che siano, ce lo ha offerto proprio nei giorni scorsi Rohani, presidente della Repubblica islamica, sciita. dell’Iran, con la sua pretesa di togliere il vino dalla tavola del pranzo o cena che si doveva tenere all’Eliseo, a Parigi, in occasione di un incontro tra  massime cariche di Francia e Iran.
Scrive “la Repubblica”: Una spinosa questione di protocollo complica la prima visita in Francia del presidente iraniano, Hassan Rohani, atteso a Parigi il 16 e 17 novembre. A raccontarla è la radio francese ‘Rtl’ che rivela i dettagli dell’annullamento della cena ufficiale prevista all’Eliseo tra Rohani, e il suo omologo francese, François Hollande. La delegazione della Repubblica islamica avrebbe chiesto un menù halal e, soprattutto, che non fosse presente vino in tavola durante il pasto, come accade ogni volta che Rohani va all’estero. In Iran, infatti, il consumo di alcolici è severamente vietato.
La Francia avrebbe respinto la richiesta, per non rinunciare alle sue tradizioni laiche. Per salvare quello che poteva trasformarsi in una piccola visita (o gaffe) diplomatica, l’Eliseo ha proposto di annullare la cena e di sostituirla con una colazione. Ma Teheran avrebbe rifiutato, spiegando che si trattava di una soluzione troppo spartana. Alla fine è stato trovato un accordo: Rohani e Hollande si incontreranno per due ore a Parigi per discutere di Siria.
Alcuni consiglieri dell’Eliseo non hanno nascosto la loro irritazione per diffusione la notizia definendo la polemica “ridicola”. La polemica riporta alla memoria quanto successo anche in occasione della visita a Parigi di un altro presidente iraniano, Mohammad Khatami. Prevista nell’aprile 1999, venne rinviata perché l’Iran aveva chiesto di togliere i liquori dai ricevimenti ufficiali. La visita si tenne alla fine il 27 ottobre 1999: il presidente Chirac ricevette il suo ospite all’Eliseo, ma non mangiarono insieme….
Conclusione mia:  che un musulmano, qualunque o potente, non voglia personalmente mangiar carne di maiale e bere vino, padronissimo; e chi lo ospita fa bene a dargliene la possibilità e rispettare i suoi gusti. Ma che pretenda  che nessuno beva vino o  mangi carne in sua presenza, mi sembra decisamente troppo. Ed è qui che sta la differenza tra un musulmano integralista e un fedele di qualsiasi altra religione. E non è poco. 
Se acconsentiamo oggi a queste pretese assurde anche in Occidente e in casa nostra,  presto non si acconteranno di  vedere le loro donne col velo, ma pretenderanno che anche le altre si coprano, per “rispetto” dei loro dettami religiosi, o dei loro turbamenti maschili…
* A conferma di quanto sopra  ho appena visto  l’intervista allo stesso Rohani (che verrà in Italia il 16) da parte di una giornalista italiana di RAI News24, molto rispettosamente  coperta da mantello e cappuccio nero . Ma perchè il “rispetto ” per la loro religione e “cultura” dobbiamo averlo solo noi e loro non ne hanno nessuno per la nostra?
Forse che nei pranzi ufficiali in Iran si servono agli ospiti occidentali tortellini e cotolette e le donne possono stare a capo scoperto “per rispetto” della loro religione e cultura religioso-gastronomica?
**E dobbiamo pure “rispettare” l’altra faccia, o frutto velenoso e sanguinario, della “cultura” islamica? Nella stessa giornata del 12 novembre leggiamo:

– Libano, kamikaze in azione nella Beirut di Hezbollah (partito di Dio). Almeno 37 morti
Gli attentatori sarebbero due e si sono fatti esplodere in un centro commerciale nella periferia sud della città, roccaforte del movimento sciita. L’Isis rivendica. Croce Rossa: 181 i feriti.
–  Terrorismo, 17 arresti: “Piani di attentati in Europa e in Medio Oriente”. Pm: Merano crocevia di aspiranti jihadisti. I verbali Il mullah curdo che sognava l’Is

Operazione Jweb, conversazioni Skype dei terroristi: “E’ buono morire per Allah”.

****AGGIORNAMENTO DEL 14 NOVEMBRE
Ieri sera, proprio a Parigi, alcuni terroristi islamici hanno scatenato una vera e propria guerra con 7 attacchi armati  in contemporanea in punti diversi della città, sparando a raffica contro cittadini inermi che stavano al ristorante, al bar o allo stadio, uccidendo almeno 128 persone e ferendone 350 o forse più, di  cui molte grsvissime.
Altro che “campanelli d’allarme” come avevo scritto! Stanno suonando campane a morto per ognuno di noi in Occidente, se i nostri governanti non si svegliano e non trovano una strategia comune ed efficace per fronteggiare la situazione e difendere la nostra civiltà e la nostra gente da questi pazzi scatenati,e da chi li anima e arma, e dalla cultura di esaltazione della morte in nome di Allah che l’Islam sta diffondendo nel mondo.

Islam religione di pace? Dipende….

Sarò forse eccessivamente pessimista e troppo concentrata  sui vari aspetti dell’Islam, ma non posso fare a meno di pensarci  e scriverne ogni tanto perchè credo che sul rapporto dell’Occidente con il mondo islamico si stia giocando una partita  difficilissiStampama e decisiva da cui dipenderà il futuro dei nostri figli e nipoti. 
Ho annotato e raccolto qui solo alcuni dei titoli e stralci di articoli di giornale e commenti miei o altrui sui fatti più recenti, partendo dalla disamina di alcuni luoghi comuni  su cui gli islamici, più o meno moderati, si appoggiano e che cercano di diffondere e difendere.
L’ISLAM È’ UNA RELIGIONE DI PACE.
Sarà…. ma dipende  da come si comportano i suoi fedeli, e da come e quali sure del Corano mettono in pratica, visto che il loro libro “sacro” contiene auspici di pace insieme a messaggi di guerra (come la Bibbia, del resto...). Pertanto al netto dei buoni propositi dichiarati e delle chiacchere, l’Islam può essere definita religione di pace solo se i suoi fedeli e i capi che la rappresentano vogliono la pace e agiscono di conseguenza per mantenerla.
Ma se gli islamici promuovono  guerre,  tra diverse fazioni della loro  stessa fede (sunniti contro sciiti e altri…), o contro altri popoli definiti “infedeli“, se provocano attentati terroristici nei nostri Paesi con stragi di innocenti al grido di “Allah akbar!“, se anche nei loro paesi dove detengono il potere uccidono, torturano,  imprigionano semplici dissidenti cui è proibita la libertà di parola, di pensiero e di religione, l’Islam non è religione di pace ma di guerra; religione che non merita il rispetto che pretende, ma la critica più severa da parte nostra e una legittima difesa dalle sue invadenze terroristiche e non solo.
Solo un  riassuntino di alcuni fatti degli ultimi mesi:

In Iran esecuzioni a ritmo record : L’allarme di Amnesty: già 700 nel 2015
– 3 luglio2015 | di Monica Ricci Sargentini
Pena di morte | Le esecuzioni avvengono a ritmo serrato nella repubblica islamica dell’Iran: sono già 649 le persone uccise fino al 15 luglio del 2015, più o meno tre al giorno. La denuncia è di Amnesty International che parla di “informazioni credibili” che smentiscono i dati ufficiali forniti da Teheran di 246 persone salite sul patibolo…..
– 14 agosto 2015
terrorismo
La minaccia del figlio di Bin Laden: «Spostate la guerra in occidente»
Hamza, 24 anni, si appella ai combattenti per colpire il cuore dell’America e dell’Europa
– 20 agosto 2015
Siria: l’ex capo del sito archeologico di Palmira decapitato e appeso ad una colonna dai militanti dell’Isis
Khaled Asaad aveva custodito per oltre 50 anni le rovine e aveva nascosto centinaia di statue prima dell’arrivo degli integralisti islamici. L’archeologo aveva 82 anni
– 30 agosto 2015
Isis a Sirte, consegnateci le figlie.Al Karami, andranno in spose a combattenti. Decapiteremo chi si ribella
“Decapiteremo i ribelli dell’opposizione dopo la preghiera del venerdì, gli abitanti di Sirte consegnino le loro figlie ai combattenti che le sposeranno”. E’ il minaccioso proclama lanciato ieri dal leader spirituale dell’Isis, Hassan al Karami, in un sermone nella moschea al Rabat, dove ha proclamato l’emirato di Sirte
.– 19 settembre 2015. Il blogger saudita: «Io, vivo dopo 50 frustate in nome di Allah»
Il racconto dell’uomo condannato a 10 anni per apostasia dell’Islam: «Mi batto solo contro l’ignoranza» di Raif Badawi
– 26 settembre 2015. Arabia Saudita, record di esecuzioni ma è a “capo” del Consiglio diritti umani Onu. Ecco perché
A Riyad sono state 114 le pene capitali eseguite nei primi otto mesi dell’anno, ma nonostante questo l’ambasciatore saudita, Faisal bin Hassan Trad, sarà al vertice dell’organismo nel 2016. Al centro la partita dei conflitti in Medio Oriente, tra Siria, Yemen e Iran

– 27 sett. 2015 L ’Arabia Saudita sta per decapitare un ragazzo di 21 anni, per poi crocifiggerlo e esporre il suo corpo in piazza. La stessa Arabia Saudita a cui hanno appena affidato il coordinamento della commissione ONU sui diritti umani! Una follia!  Ali Mohammed al-Nimr è stato arrestato a 17 anni per aver preso parte a una manifestazione contro il governo. La reazione è stata durissima, l’hanno torturato e condannato a morte. Ma è un trattamento del tutto normale in Arabia Saudita…

Credo che basti per oggi come campionario degli orrori islamici.
Ma adesso  qualcuno obbietterà:
PERÒ ANCHE I CRISTIANI HANNO FATTO COSE SIMILI
Sì, è vero, anche i cristiani hanno fatto guerre, stragi, torture e ogni genere di violenze  e privazioni della libertà di pensiero, parola e religione. E’ evidente che la crudeltà e la volontà di prevaricazione  sugli altri non è prerogativa del musulmano o del mediorientale, ma è  insita nella natura umana se e quando non è controllata dalla ragione, dalle regole o leggi, e da un contesto sociale  evoluto in civiltà, che sia africano, asiatico, europeo o americano, cristiano o induista o d’altro credo.
Ma noi viviamo nel presente e, al presente il pericolo viene dal mondo degli islamici, perchè sono gli unici che continuano a basare le loro regole di vita e le loro leggi su un testo fideistico religioso scritto 1400 anni fa, che si pretende intoccabile e immutabile e imposto senza alcun diritto di  diversa interpretazione e applicazione che non sia quella di  imam, o califfi, o sceicchi o sultani che detengono il potere politico e religioso insieme nei vari stati da loro governati.

A titolo di pro-memoria, ricordiamo che i Crociati cristiani e i Templari, cavalieri che brandivano  la spada e la croce, e ai quali sembra che i terroristi dello Stato Islamico vogliano ispirarsi, hanno imperversato circa un millennio fa, tra 1100 e 1300. L’Inquisizione dei tribunali ecclesiastici, che fosse quella spagnola, o portoghese o romana, vergogna imperitura della storia del Cristianesimo ( e ora dell’Islamismo), è stata abolita in tutti gli stati europei  agli inizi del 1800. I Cardinali Mazzarino e Richelieu, potenti primi ministri al servizio di re di Francia assolutisti, sono vissuti, morti e sepolti nel secolo 1600. E la Rivoluzione  del 1789 ha spazzato via l’idea  che ci potessero essere altri governanti in tonaca e zuccotto e croce d’oro sul petto (anche se qualcuno ci spera e ci prova ancora…).
I bersaglieri di Porta Pia, Cavour, Mazzini e Garibaldi (con l’aiuto di truppe francesi) a metà 1800 hanno ridotto lo Stato Pontificio ad un isolotto chiuso nei suoi palazzi,e contrastato e vanificato il Sillabo di Pio IX che condannava tutta la modernità. Il Concilio Vaticano II, ha cambiato molte regole  e molti dei rigidi anatemi e dettami dei Concili del Vaticano I (1863)  e di Trento (1540-60).
Oggi, pur avendo la religione cattolica , e quella protestante, ancora tanto peso e influenza su fedeli e nelle scelte civili, a nessuno verrebbe in mente di imporre la Bibbia, o il Vangelo, o le lettere di S. Paolo  come legge base dello Stato.
Pur tra mille difficoltà e ostilità e  con dure lotte, i  credenti cattolici e protestanti e i non credenti sono riusciti  a liberarsi del giogo  di una religione imposta per forza e obbligo, e hanno accettato il principio della laicità delle istituzioni e della libertà di pensiero,  parola, stampa, religione.
Finchè gli islamici non vorranno e sapranno fare altrettanto a casa loro, e ci manderanno qui come immigrati  milioni  di fedeli  catechizzati a modo loro, per cui l’essere “buon musulmano” sottomesso e obbediente alle loro leggi è più importante che accettare le nostre, non sarà possibile  pace e integrazione.

SE LA VOLPE È  A GUARDIA DEL POLLAIO LE GALLINE TREMANO...

Merita infine un commento la nomina dell’ambasciatore arabo a capo dell commissione per i diritti umani.
Oltre al danno la beffa. Faccenda più sporca di così non si può. Leggendo le varie cronache e  ricostruzioni della situazione mediorientale, viene solo da dire che il più pulito ha la rogna; frase abusata ma realistica e sempre attuale. Come si può sperare in una azione dell’ONU per favorire la pace e la difesa dei diritti umani dovunque, se il potere di decidere le iniziative in merito sono nelle mani di chi calpesta questi diritti ogni giorno? Senza nulla togliere alle responsabilità di USA e paesi dell’Occidente per i loro maldestri e contradditori interventi, e pure le magagne di casa propria, chiediamoci anche francamente: di chi ci si può fidare e con chi ci si può alleare tra i paesi islamici e mediorientali, Turchia, Siria, Libia compresi, e pure la Russia, senza doversi poi pentire il giorno dopo e subirne ritorsioni o effetti boomerang disastrosi? Criticare i “nostri” politici e leader dell’Occidente è facile e giusto, anche alla luce del senno di poi. Ma dove possiamo trovare gli uomini saggi, lungimiranti e onesti che sappiano e vogliano impegnarsi e individuare la strategia giusta per muoversi nel Medio Oriente con questi “signori” sfuggenti e inaffidabili, intabarrati e abbarbicati al Medioevo e all’assolutismo più arcaico nelle regole sociali e politiche e al tempo stesso dotati dei mezzi economici, tecnologici e militari più potenti della modernità?

Paure e censure

Islamici in preghiera - 2Non è la prima volta che succede e non sarà l’ultima (e con vari giornali) perchè  sono spesso piuttosto drastica e severa nell’esprimere certe mie convinzioni e valutazioni su politica, politici e religione, e questo evidentemente non  piace ai moderatori dei forum  dei giornali, che spesso censurano i commenti che saltuariamente e incautamente invio.
Eppure mi pare di non essere offensiva o usare il turpiloquio come tanti altri  i cui commenti vengono pur pubblicati; anzi pare che questi ultimi vengano prediletti, forse perchè innescano repliche a catena dello stesso “stile” che  fanno aumentare  i clic sul sito, piuttosto che favorire una sana discussione…
Ultimo esempio di censura da me subita è questo commento che ho inviato l’altro ieri al FQ a margine di un articolo dedicato all’approvazione di un bando per la futura costruzione di  2 moschee a Milano.
Avevo scritto:

In teoria la scelta di Milano di aprire due moschee appare giusta e in linea con il principio della libertà di religione, che deve essere garantita in uno Stato democratico. Ma in pratica si traduce in una porta aperta e un regalo a chi viene qui non per integrarsi e convivere pacificamente con la nostra cultura, principi e leggi, ma per conservare e diffondere i suoi, che mettono in primo luogo la “sottomissione” al Corano e ad una religione che non è come le altre, perchè non si concilia con la democrazia e dovunque regna vieta la libertà di pensiero e religione e calpesta i diritti civili, in primo luogo quelli delle donne. Non so come, ma credo che i paesi democratici debbano trovare il modo di mettere dei paletti difensivi che impediscano l’uso politico della religione musulmana (non solo a fini terroristici) a chi chiede e ottiene la cittadinanza: in primo luogo il rispetto e la “sottomissione” alle nostre leggi democratiche, prima che a quelle dettate dalla loro religione che, se applicata alla lettera delle sue “sure” è totalizzante e totalitaria, e divide gli uomini in “fedeli” e “infedeli” da combattere con tutti i mezzi, leciti e illeciti. Cito a mo’ di esempio il fatto che la nostra Costituzione, pur garantendo la libertà di pensiero e associazione, vieta la ricostituzione del partito fascista, perchè antidemocratico e responsabile di efferatezze passate. Sono in grado, e vogliono, i musulmani cosiddetti “moderati” e pacifici, garantirci che accetteranno di non fare della loro religione un’arma politica per la conquista di un potere con regole che ci riporterebbero al Medioevo?
Valutazioni, le mie, opinabili, come tutte, ma non -mi pare- scandalose o  basate su falsità, che volevano semplicemente evidenziare un problema, e ponevano degli interrogativi su cui riflettere; valutazioni che un giornale, che aveva fatto della difesa della libertà di pensiero e di stampa a fianco di Charlie Hebdo una bandiera distintiva, avrebbe  dovuto o potuto pubblicare, per semplice  riconoscimento del diritto di un lettore di esprimere  un suo parere, giusto o sbagliato che fosse, senza che questo comportasse una condivisione o la linea del giornale sull’argomento.
Ma non è stato pubblicato, nonostante  abbia ritentato più volte e con una formulazione diversa. D’accordo che ognuno in casa sua può far entrare, o non entrare, chi gli pare; ma stupisce questa discrezionalità e contradditorietà, a mio parere non giustificata dall’applicazione  esatta dei criteri di moderazione. Evidentemente sto antipatica ai moderatori, forse  perchè mi firmo Cassandra, e le Cassandre, per  millenaria e mitologica tradizione, nessuno le vuole ascoltare, nè chi sta al governo nè chi  sta all’opposizione, anche se  le loro funeste previsioni sui “cavalli di Troia” di ogni tempo spesso si avverano.
O forse mi hanno censurata perchè anche il Fatto Quotidiano, come tanti altri giornali ed esponenti politici in fondo hanno paura  delle reazioni che possono venire dal mondo musulmano, che non accetta critiche e al minimo appiglio grida  all’offesa  per il Profeta  e si atteggia a vittima dell’antislamismo (come ad ogni minima critica per il governo di Israele gli ebrei si  atteggiano a vittime dell’antisemitismo.…e questo succede sempre quando una religione si identifica col potere temporale, e viceversa).
Quando non si arriva a sparare o a sgozzare “l’infedele” o “l’eretico”.

Ebbene, mi censurino pure,  e chi legge mi giudichi pure “politicamente scorretta“, o non in linea con le opinioni correnti a sinistra, ma quasi coincidenti con quelle di certa destra, dalla Santanchè a Salvini; ma io lo dico e lo ripeto, senza essere leghista o di destra: molti aspetti dell’islamismo non li condivido e mi fanno paura, per me e per il futuro  del mio paese e pure per  il resto del mondo, in Occidente  dove si sta espandendo, e in Oriente dove governa molti Stati; per non parlare del caos e delle tragedie  e stragi provocate da gruppi di fanatici islamici in Africa.
E voglio poterlo dire e scrivere; come critico, in altre circostanze,  i comportamenti e le ideee  di politici italiani o esteri non musulmani e i ministri, vescovi e papi, e i seguaci del cristianesimo o di altre religioni.
Si può, e si deve, discutere di tutto in un paese democratico; e si possono criticare politici,  filosofi, scienziati e confutare qualsiasi teoria, senza temere  ritorsioni o condanne, se non legittime repliche e controdeduzioni.
Perchè non si deve poter criticare  e confutare i contenuti di una religione, e in particolare l’Islam, che non è solo una religione, ma un sistema di potere che, dove regna, è incompatibile con la democrazia e non lascia spazio alla libertà di pensiero e di religioni o credenze diverse, e calpesta a tuttoggi i diritti civili di uomini e donne (soprattutto), imponendo regole che risalgono a 1.400 anni fa??Perchè ci dobbiamo autocensurare e tacere sui pericoli che la crescente diffusione dell’islamismo, compresa la sua  eversiva componente fondamentalista e terroristica, comporta per la nostra civiltà?
Perchè  bisogna rispettare tutte le religioni – dicono certi benpensanti poco accorti. Ma  la critica e la  corretta  segnalazione di comportamenti e situazioni reali non è mancanza di rispetto; inoltre è legittima difesa nei confronti di chi  può rappresentare una minaccia o un pericolo; e l’Islam, dove ne ha il potere, non rispetta nessuno  se non si sottomette integralmente  alle “sure” che l’arcangelo Gabriele, fattosi  messaggero di Allah, avrebbe “rivelato” in sogno al Profeta Maometto 14 secoli fa, con la pretesa che gli si creda e lo si ritenga infallibile e indiscutibile.
Perchè dobbiamo lasciare  a Salvini e alla Santanchè e alle loro discutibili, strumentali e  controproducenti estremistiche espressioni e manifestazioni di piazza a soli fini elettoralistici di parte, la difesa di valori di libertà e democrazia che invece sono patrimonio di tutti?
Sarebbe più utile rileggersi e riflettere su quanto ha scritto in proposito dell’Islam, Oriana Fallaci nel libro “La rabbia e l’orgoglio”, a suo tempo incompresa e osteggiata da sinistra e strumentalizzata da destra.Certo bisogna fare i conti col fatto che una bella fetta di mondo è in mano a sovrani teocratici  islamici, e in Paesi con i quali  coltiviamo una serie di affari di natura economica; ed è probabilmente anche per questo che i nostri politici sono così timidi, ossequienti, confusionari e pasticcioni nei  loro confronti, per paura di perdere commesse per le nostre aziende.
Si deve dunque chiudere gli occhi davanti a violazioni di diritti civili  per mero interesse? Si deve accettare  e accogliere senza alcun filtro la  sempre crescente e sospetta invasione di immigrati, clandestini e richiedenti asilo,  provenienti non solo da paesi in guerra, ma da paesi islamici o comunque  oppressivi in cui la povertà è diffusa, e cercano – guarda caso- qui da noi  cattivi infedeli occidentali condizioni di vita migliori? Paesi che scaricano su di noi l’onere del loro mantenimento e della difesa dei loro diritti umani, mentre nelle patrie d’origine non si fa nulla per trattenerli migliorando le loro regole e condizioni di vita sul piano economico e dei diritti, ma perpetuando ingiustizie e oppressioni in Oriente, Asia e Africa, e indebolendo e mettendo in difficoltà Italia, Europa e l’Occidente tutto, confuso e incerto tra  respingimenti indiscriminati e disumani e accoglienze indiscriminate, improvvide e prive dei necessari mezzi di  supporto e mantenimento.
Molti tra noi, forse un po’ ingenuamente, sembrano oggi pronti ad arrendersi e autoflaggellarsi facendo mea culpa per gli errori compiuti dalle potenze occidentali nei decenni scorsi con le loro politiche di “esportazione della democrazia” a suon di bombe. Ma si dimentica che comunque, anche prima degli errori di Bush e altri,  quei paesi d’Oriente e d’Africa non erano certo pacifici, giusti e floridi e i loro popoli non stavano, e non stanno, certo bene; e non per colpa nostra.
Se quella è stata una strategia di intervento sbagliata, se ne trovi un’altra, con interventi di natura diplomatica, economica e di intelligence attenta, con accordi e anche forme di do ut des  fissate da organismi internazionali autorevoli, decisi ed efficaci, in grado di proporre e imporre soluzioni condivise ai problemi, nell’interesse di tutti e di una pacifica convivenza.
Purtroppo  finora  questi organismi internazionali hanno fallito e non abbiamo leader politici di  alta statura, saggezza e lungimiranza.
E’ dunque più che giustificata la mia paura.
donne mussulmane con veloL’ho già scritto e lo ripeto: se gli immigrati islamici di prima o ultima generazione avessero veramente e sinceramente solo l’intenzione di inserirsi pacificamente e integrarsi con la nostra comunità per migliorare le loro condizioni di vita, e non per trasferire qui e portarsi dietro tutti gli usi e i costumi , e gli influenti imam, che hanno reso la vita difficile nei paesi d’origine, potrebbero  fare autonomamente un bel gesto che non costa nulla, consentendo alle loro donne di  togliersi quel goffo fazzolettone in testa che le mortifica e le distingue per appartenza religiosa ostentata; tantopiù che non è nemmeno letteralmente voluta dal Corano, ma è una arcaica tradizione imposta nei secoli da società maschiliste che consideravano la donna proprietà del maschio.
Invece i fazzolettoni si stanno moltiplicando dovunque e ogni piccolo mercato di paese italiano sta somigliando sempre più  a un suk mediorientale (con conseguenti  diffidenze e manifestazioni ostili o di intolleranza  di stampo razzista da parte dei “nostri” concittadini…). Le donne islamiche evidentemente non hanno la forza e la volontà  per fare autonomamente questo passo, che significherebbe tanto per cominciare  a far valere i propri diritti di uguaglianza e libertà, liberandosi di quegli aspetti della cultura d’origine che sono ingiustificati e superati nel mondo moderno. E gli uomini non vi vogliono rinunciare perchè vogliono ricreare qui  gli stessi schemi e condizionamenti famigliari e sociali che hanno mortificato e impedito il progresso e l’emancipazione della donna (e pure degli uomini)  nei loro paesi d’origine.
Eppure sono tanto pronti nell’accettare o pretendere l’uso di telefonini, antenne satellitari, aerei, auto, armi modernissime e perfino centrali atomiche, non certo previsti dal Corano.